Fortuna

Adesso capite quanto siamo fortunati? Quanto vale la libertà personale? Di muoversi, viaggiare, incontrarsi, agire.
Capite perchè festeggiamo ricorrenze come la liberazione o la festa internazionale della donna?
Capite perchè abbiamo studiato a scuola la Rivoluzione Francese e perchè l’Illuminismo è così importante per la creazione della società moderna?
Capite perchè gli stati democratici devono aiutare i paesi meno fortunati, in cui dittature tolgono tutte le libertà personali?
Capite perchè dobbiamo studiare, conoscere le altre culture, allargare i nostri orizzonti?
Perchè solo la conoscenza ci aiuta ad affrontare anche situazioni come queste e a capire che sì, nonostante il coronavirus, siamo fortunati. Siamo liberi, in uno Stato con la migliore sanità statale al mondo, con cellulari, televisori, il cibo nel frigorifero e la possibilità di ricevere la migliore istruzione possibile.
Pensateci, la libertà è un valore che diamo per scontato.
E invece è una conquista.
Una splendida conquista

Uomini e donne

Uomini e donne. Modo diversi per affrontare l’emergenza e la necessità di restare a casa. A parte le telefonate, le mail e il lavoro a pc in Smart working, l’uomo tende a divanizzarsi e vive la situazione con una rilassatezza che normalmente fa arrabbiare la donna. Ci sono tanti libri, tanti film, tanti documentari e, tra un pisolo e un altro, ci si può pure allenare da casa. Senza esagerare però, che poi mi si abbassano le difese immunitarie. La donna no. La donna di base è nevrotica come in premenopausa e mal sopporta la situazione. Appena firmato il decreto del presidente del consiglio, lei ne aveva uno pronto con una lista di lavori da fare in casa. Svuotare armadi, pulire i forni, disinfettare ogni angolo, riordinare studio. Senza perdere tempo, che i mestieri sono tanti. All’alba sveglia e come un’ape operosa non si ferma fino alla sera. E non sarebbe un problema se, da indole propria del femminile, non pretendesse lo stesso dall’uomo e dagli altri membri della famiglia, trasformandosi in una spaccaballe da cui si può fuggire solo andando sul balcone o in cantina. Non le sembra vero, infatti, di avere forza lavoro a disposizione e, all’uomo che la guarda allibito grattandosi un ammennicolo mentre lei su di una scala spolvera la sommità degli armadi, dá ordini e indicazioni in ordine sparso. A cui lui risponde con un va bene, e non fa nulla, perché l’importante è dire si, poi si vedrà. Dura la vita ai tempi del #iorestoacasa. Dura davvero. Due cuori, una capanna e, se sopravviviamo a questo periodo, felicità in eterno.

Spunti di resilienza

Non è facile affrontare questa situazione. No, non lo é per nulla. Abituati a muoverci in lungo e in largo, a incontrare persone, a organizzare la nostra vita come vogliamo. Confesso di aver provato un senso di oppressione i primi due giorni. Anche un po’ di scoramento nel cancellare appuntamenti e riorganizzare gran parte del lavoro da casa. Con i figli che vivono con in mano il cellulare: chi capisce adesso se stanno cazzeggiando o se sono davvero connessi con la scuola? Con il marito nella stessa situazione, a litigarci un computer in quattro per poter gestire lo Smart working. Per non parlare del fatto che, ammettiamolo, va bene la famiglia del Mulino Bianco, ma tutti insieme appassionatamente per 24 ore lo sopporti uno o due giorni, poi inevitabilmente ti pesti i piedi e discuti. Non è solo la vita sociale ad essere impattata, ma anche quella familiare, che va rimodulata. Dicevo, é stata dura all’inizio. Poi ho pensato che fosse un’occasione di crescita. Si, proprio così. Perché ogni cambiamento, ogni sfida ci costringe a mettere in atto nuove soluzioni e a far lavorare di più il cervello. E in questo modo ci evolviamo, miglioriamo. Proviamo ad affrontarla così. Magari è più semplice. Magari no. Tanto vale provare. Sempre meglio che passare la giornata a lamentarsi e a pensare a come si stava meglio quando si stava peggio.

Mollare mai

Passerà. Sì questo periodo passerà. E riprenderanno i concerti, le presentazioni dei libri, le conferenze, tutti gli eventi insomma. Non è un momento facile. Ma possiamo approfittarne per fare progetti, cercare collaborazioni, studiare nuove soluzioni. Nel silenzio della platea possiamo trovare l’ispirazione per ripartire con rinnovata energia appena sarà possibile. Dobbiamo farlo. Per noi, per l’arte, per il nostro Paese che è la culla della civiltà. A prestissimo sul palco!!!!

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Cristiana ❤️

Quando il cuore sanguina, le parole vengono meno e le lacrime annebbiano i pensieri. Vorrei ricordarti nel migliore dei modi, con le frasi più belle e gli aggettivi perfetti, con uno di quei post che tanto ti piacevano e che commentavamo insieme divertite. Ma non riesco a mettere la distanza tra anima e foglio, tra dolore, rabbia, nostalgia. Perchè tu sei stata una fortuna immensa per chi, come me, ti ha vissuta. Tu, il sole, il sorriso, la positività, sempre e comunque. La tua malattia tra le righe, mai protagonista di un discorso, mai una volta che ti sia lamentata, anche se eri stanca, anche se non era semplice, anche se. Quante risate insieme! E quante chiacchierate davanti a un caffè, sui figli, sui mariti, su questa vita che ci lasciava troppo poco spazio per dedicarci a noi stesse. Quante volte ci siamo ripromesse di farci una bella sciata a Mera, eh? E non ci siamo mai riuscite, accidenti. Vorrà dire che ogni volta che farò il Boschetto ti penserò, dolce amica mia, tra una curva e l’altra sbirciando la Capanna Margherita lassù. Sono sicura che sentirò la tua risata, sì, sarà così. E come ogni volta mi sentirò invasa di quella forza che solo tu riuscivi a comunicarmi, una forza semplice ma indomita di una donna con la D maiuscola, unica e speciale ❤️

Italian first

E adesso basta con i musi lunghi. Basta con il tam tam di notizie negative, che nulla tolgono o aggiungono alla situazione. Siamo in un momento di crisi. Sanitaria, sociale, economica. È un dato di fatto. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità, attenerci alle disposizioni, senza panico e con grande senso civico. Detto questo, basta diffondere solo negatività. Basta polemizzare con questo e con quello. Basta con l’abitudine italiana di evidenziare solo quello che non va, che non funziona, di pensare al complotto, all’avremmo dovuto, al si stava meglio quando si stava peggio. Andiamo avanti. Fiducia nel Paese, nelle istituzioni, nella sanità. Nel nostro essere italiani. Noi, nello Stato più bello del mondo, con industrie d’eccellenza, la moda, la gastronomia, il turismo, una natura da togliere il fiato. Basta sminuirci. Basta guardare oltralpe. Comperiamo il Made in Italy. Viaggiamo in Italia. Elogiamo gli italiani. Smettiamola con le lotte intestine e pusillanimi. Facciamo vedere che siamo la culla della civiltà. Che il Coronavirus ci insegni ad essere un Popolo una volta per tutte.

Insegnamenti

Giorni strani questi. Giorni stravolti da un’emergenza che non vorremmo e che, anche se non la condividiamo, modifica le nostre vite. Eppure il Coronavirus può insegnare alcune cose importanti.

Siamo vulnerabili, tutti, abbienti, meno abbienti, giovani, anziani, timidi, spavaldi. Il virus annulla le differenze e ci ricorda che prima di tutto siamo esseri umani. Conserviamo la nostra umanità ed evitiamo comportamenti senza senso, che il panico potrebbe generare.

Siamo oggi noi ad essere oggetto di limitazioni, noi, che abbiamo additato gli altri, stranieri, minoranze, ma anche persone semplicemente diverse da noi. Li abbiamo evitati, allontanati, ne abbiamo parlato con sufficienza se non disprezzo. Il “qui non possono entrare” è quanto di più violento possa esistere, perfino per gli animali. Il virus ci mette di fronte alla durezza dell’essere emarginati. Ricordiamocene quando sarà tutto finito e diamo inizio ad una civiltà senza preconcetti.

La libertà di ogni giorno viene meno in seguito ai provvedimenti. Non possiamo andare in palestra, non possiamo trovarci al bar, andare al cinema o a teatro. Tutte azioni scontate nella normalità, ma che per certe popolazioni nel mondo sono chimere irraggiungibili. Il virus ci insegna ad apprezzare la democrazia in cui viviamo, il mondo libero occidentale, la possibilità di essere e fare ciò che vogliamo.

Discutiamo per tutto. Lo fanno i politici, persi in cavilli utili solo ad accrescere il loro potere, lo facciamo noi ogni giorno. Anche qui sui social. Concentrati talmente sul criticare le azioni altrui da perdere di vista le proprie. Il virus ci insegna a dare priorità, perché non tutto è ugualmente importante e soprattutto spesso non vale la pena scontrarsi su inezie, solo per principio.

Riflettiamo sulla situazione, non lasciamo che ci trascini come un fiume in piena ma cerchiamo di nuotare seguendo la corrente. Viviamo il momento e ricordiamocene in futuro. Gli uomini tendono a dimenticare e a ripetere poi gli stessi errori. Non cadiamo in questo tranello: ogni situazione ha molto da insegnarci, rafforzandoci per il futuro. Approfittiamone.

#coronavirus

Coronavirus

Tranquilla, è solo un’influenza. Tanto rumore per nulla. Però non si parla d’altro. In tv, sui social, sui giornali, per strada. E allora ti immagini sti virusini che si aggirano ridendo sarcasticamente pronti ad infettarci, come i demonietti di un cartoon. Sí, ma poi ripeto é un’influenza. La maggior parte guarisce senza complicanze. Vuoi mica che io sia lo sfigato di turno che ha le complicanze? Sarà il caso di prendere vitamine e proibitici? Ma no dai. Però che palle che abbiano chiuso scuole e palestre. Neppure la gioia di un allenamento. Non posso neanche allontanare i timori con una bevuta in compagnia perché alle sei chiudono i bar. Resta Netflix. Vuoi vedere che è una combutta tra Netflix e Amuchina per fare affari a nostre spese? Adesso uscirà anche quello che tira in ballo Nostradamus e uno dei misteri di Fatima, lo sento. Però stasera mi pizzica il naso. Sarà che mi sono lavata le mani solo per 18 secondi e non venti? Che poi c’è gente che non si è mai lavata le mani dopo aver pulito il sedere e oggi compera il gel antisettico a 90 euro il barattolo. Che mondo strano eh? Il clima è impazzito e un virus, dico io un virus, una roba piccolissima, ferma gli Stati. Che casino. Sto clima di terrore non lo sopporto. Ma inevitabile esserne contagiato. Dal clima di terrore intendo. Dal virus chissà. Speriamo di no. Ma meglio a me che a un ottantenne cardiopatico. Sí, adesso faccio pure la buonista. Meglio a te che a me, altroché. Impauriti si, ipocriti no. Ma in fondo è solo un’influenza no?

Breve sintesi del loop dei pensieri di questi giorni.

Chi come me?