Uomo che piange

Ti ha lasciato. Così. Dopo una vacanza al mare con tutta la famiglia, le grigliate in spiaggia la sera, le gite in gommone, i baci che sapevano di sale. Una vacanza come tante, serena, speciale, come quelle degli ultimi vent’anni. Poi il rientro e via tutti gli impegni, la scuola dei ragazzi, la ripresa del lavoro, le bollette, la lavatrice da cambiare perché non funziona più, le pizze del sabato sera. E, una mattina, a colazione, mentre ancora la casa taceva, lei ti ha detto “è finita”. Mi guardi e ti si riempiono gli occhi di lacrime. Non riesci ad andare avanti. Seduti su di una panchina, il via vai delle persone sul viale, due ragazzi che passano abbracciati con le cuffie in testa. Io, impotente. Sconcertata. Incapace di pensare e dire la parola giusta. Perché il dolore di un uomo che soffre per amore è straziante, quel dolore che sa di abbandono e che mette di fronte a tutte le nostre debolezze. E io non so cosa fare, perché ad una donna direi di andare avanti, di bucargli le gomme della macchina, che è uno stronzo, che avrà un’altra, che che che. A una donna saprei cosa dire, perché sento come lei, sono come lei. Ma ad un uomo. Un uomo con le tempie brizzolate, che ho conosciuto tanti anni fa, sempre sorridente, scanzonato, chiacchierone. Che adesso se ne sta lì, zitto, con i suoi occhi verdi pieni di lacrime e aspetta che io gli dica perché l’ha fatto. Perché ha distrutto i loro sogni di una vita insieme, l’idea delle serate sul divano a guardare la tv, i tanti viaggi pianificati per quando i ragazzi sarebbero cresciuti, le passeggiate sui monti e i tramonti al mare. Perché lo ha fatto? Non lo so. Noi donne siamo così. Tradiamo forse meno degli uomini ma quando prendiamo una sbandata buttiamo tutto all’aria, marito, famiglia, casa. Resettiamo il passato e ci tuffiamo nel nuovo reale. E a te brucia da matti tutto questo. Molto più del tradimento fisico, quello si può perdonare. Ma lei se ne è andata. Ha tradito l’idea di voi. E ti ha lasciato solo. Amico mio, non ho soluzioni, nè frasi magiche che ti facciano sorridere. Attraversa il dolore fino in fondo e non perdere la fiducia in ciò che sei, culla nel tuo cuore il ricordo ma preparati a vivere il domani. Perché l’amore è bellissimo. Ma nulla fa più male dell’amore.

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Ecco chi è la nostra #positivewoman del mese☀ CRISTINA COLLI 🎥 The interview!

Grazie a Terry e alla sua splendida intervista

TheLovelySideofTheMoon

Per vedere la videointervista integrale⬇⬇⬇

Oggi vi presentiamo una Donna con la D maiuscola. Ascoltando le sue parole vi accorgerete che #LaColli trasforma, ogni giorno, tutte le sue passioni, in messaggi positivi e ce li fa arrivare con grande ritmo ed energia!

Ma fate bene attenzione, perché come lei stessa ama sottolineare, una #positivewoman non è quella che non è mai caduta, che non ha mai sofferto…

.. Al contrario, è una Donna che cade e si rialza più forte di prima, che trasforma ogni cicatrice dell’anima in esperienza capace di donarle una maggior consapevolezza e dignità. Una #positivewoman è quella che piange, che ride e che ogni giorno impara a volersi bene, un po’ di più. Orgogliosa di essere donna. @Cristina Colli è mamma, moglie, lavoratrice, scrittrice, e a breve conduttrice tv. La nostra migliore amica, pronta a darci buoni consigli ma, solo dopo averli sperimentati sulla sua pelle…

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Essere diversa

Sai ho provato ad essere diversa. Sí, a fare la dura e a lasciarmi scivolare tutto addosso. A fregarmene di ciò che mi circonda e ad andare dritta verso la meta. In fondo, vedo tanti che ci riescono, che ti usano e poi si scordano, che mettono al centro se stessi e gli altri a corollario dei loro bisogni. E l’impressione è che abbiano pure successo, che scavalchino le difficoltà con nonchalance, mentre io affanno come in una maratona. Sai, ho passato ore davanti allo specchio a darmi coraggio. Ore prima di dormire a dirmi lascia stare, passa, vai oltre. Ore a convincermi che ci sono momenti che per me sono fondamentali e per chi li ha vissuti con me semplice routine. Questione di prospettiva. Ci ho provato, ma non riesco a trovare l’interruttore che mette fine ai pensieri, il reset che cancella le sensazioni, la passione, il brivido, l’adrenalina. Sai, in me le emozioni sono a lento rilascio, tanto più se sono state dirompenti. Non riesco a lasciarle scemare e se chiudo gli occhi le vivo tutte, di nuovo, sperando che siano ancora lí, ad aspettarmi. Ma non ci sono. E il loro sapore da dolce diventa amaro. Eppure quanto è bello coccolare i ricordi, inseguire i profumi, riverberare i sapori. Come in una continua Madeleine. Sai ci provo ad essere diversa. Ma alla fine mi sa che vado bene così.

Selfie fatali

Morire per un selfie. Per uno, dieci, cento like. Per fotografare un’impresa, una bravata, una trasgressione. Succede troppo spesso e fa paura. Da adolescenti tutti abbiamo rischiato, osato per farci vedere dagli altri. Chi lo faceva più degli altri era ritenuto un leader, il capobanda, insomma il Figo del gruppo. Ora che i social hanno reso globale anche un’unghia incarnita, tutto questo è diventato ancora più diffuso. E soprattutto pericoloso. Perché se cammino sull’orlo di un precipizio e poi lo racconto al bar, rischio la vita; se cammino sull’orlo di un precipizio e intanto mi filmo o mi fotografo la rischio due volte e al bar forse poi neanche ci arrivo. Fa paura. Sì perché siamo tutti immersi in questa realtà virtuale, in questo The Truman show che ci pervade e i ragazzi ci imitano, non c’è niente da fare. Navighiamo, usiamo social, facciamo selfie anche mentre siamo sul water. Inutile dire ai nostri ragazzi di non usare il cellulare. Non regge. Insegnargli come però sì. Insegnargli soprattutto che la vita è reale e non un videogame. Che se sbagli paghi. Che fotografarsi mentre trasgredisci è stupido, oltre che pericoloso. Che le amicizie non sono quelle virtuali ma quelle con cui vai in giro in bici, con cui vai a scuola, che vedi, tocchi, con cui parli e ti confronti. Che la vita è già pericolosa senza cercarlo il pericolo, che ti fotte anche se non vuoi, per cui sprecarla per un selfie non ha senso. Nessuno. Fa paura. Perché abbiamo a che fare con adolescenti. Che non ci ascoltano, che si oppongono, che ci sfidano. Come abbiamo fatto noi con i nostri genitori, e i nostri genitori con i nostri nonni. E le disgrazie sono sempre accadute, purtroppo. Ma a quel punto è troppo tardi. Fatevi un selfie ragazzi. Anche più di uno. Mentre sorridete accanto alla vostra ragazza. Mentre siete con gli amici. Mentre vivete. Non quando state sfidando la morte. Quella purtroppo vince troppo spesso ed è meglio non fotografarla.

Vi diranno

Vi diranno chi troppo vuole nulla stringe. Ma io vi dico desiderate a più non posso e lottate per ciò a cui aspirate.

Vi diranno che a una certa età i giochi sono fatti e che a 50 anni si è troppo vecchi per iniziare qualcosa di nuovo. Ma io vi dico che non esiste un’età per cominciare nè una per finire. Esiste solo la vostra volontà, la tenacia, la perseveranza.

Vi diranno lascia stare, quello non è alla tua portata. Ma io vi dico non c’è nulla di predefinito e che voi non possiate raggiungere. Dimostrate che, non solo è alla vostra portata, ma che potete anche di più.

Vi diranno cosa dovrete fare, come dovrete vestirvi, cosa dovrete pensare. Lo faranno senza che ve ne accorgiate, con la tv, internet, la pubblicità. Ma io vi dico pensate con la vostra testa e rifiutate le omologazioni. Siate la pecora nera, amate le imperfezioni, ricordate che è ciò che ci differenzia che ci rende unici.

Vi diranno di stare zitti. Ma io vi dico che può zittirvi solo la vostra coscienza.

Amate

Osate

Sorridete

Ogni giorno ❤️

Scuole superiori

Sei diventato grande ma sei sempre lo stesso. Distratto, complicato, curioso. Il mio bambino. Ti ho desiderato più di ogni altra cosa e sono rinata con te. Con i tuoi piedoni lunghi, i tuoi riccioli, il tuo fisico così simile a quello dell’uomo che amo da sempre. Eri un bambino speciale, sei un ragazzo unico. Particolare. Un angelo rock, che vuol fare il duro ma che ha gli occhioni grandi e sinceri, che fin da piccoli erano incapaci di mentirmi. E oggi inizi un nuovo percorso. Difficile. Ma io so che ti piacerà. Perché per te il sapere è vitale, perché devi sempre scoprire cose nuove, perché il passato è davvero luce per il presente. Non mi sono mai commossa. Non all’asilo, non alle elementari, neanche alle medie. Ma stamattina ho il magone delle grandi occasioni. Perché salirai su quel treno e rivedrò me stessa. Perché siamo così simili tu ed io e non è un complimento. Perché ti siederai sulle sedie su cui mi sono seduta io, inseguendo le gesta degli eroi antichi, studiando una cultura, quella classica, su cui ho fondato la mia vita. E noi, che già ci capiamo con uno sguardo, ci capiremo ancora di più. Io sarò sempre qui. A guardarti, da lontano, senza perderti di vista ma senza farmi vedere, come vuoi tu. Vai piccolo gigante del mio cuore, vivi, impara, sorridi.

September 11th

11 settembre. Sono passati 17 anni ma ognuno di noi si ricorda perfettamente dov’era e cosa stava facendo in quel momento. Io ero in giro per una commissione e, rientrata in ufficio, avevo trovato la mia collega attonita davanti allo schermo. Sembrava uno scherzo. Anzi, in un primo momento, ho pensato fosse il trailer di un filmone americano alla Indipendence Day. E invece no. Le ore successive sono state un susseguirsi di immagini, resoconti, articoli di giornale, testimonianze. Ci siamo ritrovati tutti ai piedi del World Trade Center, pieni di polvere, detriti. Increduli. A chiederci perché. Come fosse possibile. Poi la vita è ripresa e purtroppo ci sono stati altri attentati in questi anni, così tanti che l’ennesima notizia ci turba meno di quello che dovrebbe. L’11 settembre ho deciso che non avrei mai rinviato a domani quello che potevo fare oggi. Che avrei viaggiato il più possibile per conoscere il mondo. Che avrei messo al mondo figli a cui spiegare che l’amore non conosce la violenza, a partire dal quotidiano. Che non mi sarei fatta fermare da chi voleva limitare la mia libertà, anche se avevo paura, anche se ne ho ancora, quando sento di furgoni che travolgono la folla. Che avrei cantato, riso, vissuto ogni attimo con tutta l’intensità di cui ero capace. Che avrei detto ti amo, ti voglio bene, grazie, vaffanculo, scusa senza lasciare situazioni sospese, perché la vita è ora, non domani. Non dimentichiamo mai l’11 settembre. Sarebbe come scordare da dove ha origine il nostro mondo. E questo, davvero, non possiamo permettercelo.

Sciatterie

No ragazze, così non va bene. Inutile che ci lamentiamo che il nostro uomo ci trascura o, peggio, ci tradisce. Inutile, se poi cadiamo in sciatterie da brividi. Sí sì, lo so, l’amore è cieco e se lui vi ama accetta tutto. E ok, concordo, che in fondo basta dargliela per farli felici. Ma a tutto c’è un limite. Se non lo fate per lui, fatelo per voi, e per il vostro specchio, che merita rispetto. Allora. Partiamo dai capelli. La crescita. Se non siete più una ragazzina e avete i capelli bianchi, rassegnatevi a tingervi spesso o ai colpi di sole. Oppure optate per il grigio o il bianco, che ora va di moda. Ma la crescita no. Dà subito l’idea di incuria e trascuratezza. Anche se avete la piega perfetta. Idem il capello sporco. Avete presente quello unticcio? Ecco. Se non fate in tempo a lavarvi o se avete i capelli grassi, legateli. Perché a sembrare la strega Amelia di Paperino è un attimo. Le unghie. Se mettete lo smalto, per favore che sia perfetto. Quello sbeccato, sbiadito, rovinato fa il pari con la crescita. Meglio un unghia senza nulla, pratica, sportiva, pulita. I piercing. Bucatevi quanto volete, anche se a me la ferramenta in varie parti del corpo non piace e avrei il terrore di suonare sotto il metal detector all’aeroporto. Bucatevi, ma poi non tormentate quei poveri orecchini. Soprattutto quelli sulla lingua. Che voi non vi renderete conto delle facce che fate, in quel continuo stuzzicare il pallino con i denti. Sembrate uno scimpanzè che mastica e spesso parlate come Lino Toffolo. Please, no. Il rossetto sui denti. Mamma mia che fastidio! Quella roba rossa o rosa sul vostro splendido sorriso è un pugno in un occhio. Quasi come la foglia di insalata, che puntualmente si infila dove non deve se esco a pranzo in centro. I leggings bianchi. Neanche se avete un sedere da mille squat al giorno. Non stanno bene a nessuna. Evitate anche i leggings inguinali, quelli che delineano perfettamente il profilo delle vostre parti intime. Volgare, brutto da vedere, inutile all’acchiappo. Meglio un bel paio di jeans bianchi e il successo è assicurato. Le calze color carne. Quelle da effetto gamba di Barbie, e voi non siete la Barbie, e meno male perché il Ken non è dotato di attributi. Quindi. O senza calze o altra tinta grazie. Il gambaletto. Devo spiegare perché no? A parte che ammazza la circolazione e crea un solco permanente tipo laccio emostatico, è davvero inguardabile. Noi invece amiamo essere guardate e apprezzate. Che chi dice il contrario, mente. O lo fa per una sorta di vezzo snob a cui non crede nessuno. Curatevi ragazze. Siate sempre pronte ad incontrare il principe azzurro. Anche se, sappiamo benissimo, che ci imbatteremo nel figo paura, che puntiamo da mesi, la sera, in ciabatte e pigiama, il mollettone in testa, mentre andiamo a buttare la spazzatura. Ma quella è un’altra storia.

Rispetto

Se tutti imparassimo a rispettarci l’un l’altro questo mondo sarebbe diverso. Ci avete mai pensato? A partire dalle relazioni più semplici, amicizia, amore. Spesso invece è proprio questo che manca. Il rispetto. Ci si avvicina ad altri, si prende ciò che serve, in termini materiali e spirituali, e poi ci si allontana, senza curarsi delle conseguenze. La nostra società è piena di persone che calpestano sentimenti e promesse, che credono che si possa dimenticare nel tempo di un battito di ciglia, che chiudono relazioni come armadi pieni di vestiti vecchi. E non si tratta di uomini e donne malvagi, no no, semplicemente di esseri che pongono al centro sè stessi e tutto il resto è solo una conseguenza. È terribile tutto questo. Intollerabile a tratti. Siamo libere creature, abbiamo un mondo in cui correre, ma non dobbiamo mai scordare che gli altri meritano quello che meritiamo noi. Che le persone non sono cose. Che i sentimenti vanno riconosciuti e rispettati. Che le menzogne sono boomerang che ricadranno su di noi. Impariamo ad essere sinceri e attenti a chi ci sta accanto. A pesare le parole e i gesti. Ad amare davvero senza doppi fini. Siamo esseri unici e meravigliosi. Se rispetteremo gli altri e il mondo, lo saremo ancora di più.