Stelle

Notte di San Lorenzo, notte di desideri. Quanti ne abbiamo quest’anno? Tanti, tantissimi. Primo fra tutti che sto Coronavirus sia sazio di vittime e ci permetta di ricominciare ad abbracciarci e a baciarci, perchè senza contatto fisico ci sentiamo esseri viventi a metà. E poi, e poi….
Che si possa tornare a fare progetti per il futuro, un futuro semplice, mica da Paperon de’ Paperoni, ma per lo meno dignitoso, in cui la notte si possa amare e sognare, non stare svegli per l’ansia e le preoccupazioni.
Che si impari una volta per tutti a gioire per i successi altrui come per i propri, a condividere la bellezza senza invidia, ad amare senza doppi fini, a relegare l’ipocrisia nel più buio degli angoli.
Che l’amicizia non sia un like sotto una fotografia ma un sentimento che si nutre di attimi irripetibili e inafferrabili con l’obiettivo fotografico.
E poi e poi….
Ognuno ha i propri desideri inconfessati, chiusi in un cassetto della memoria, alcuni banali, altri cosi azzardati da vergognarsene. Vi auguro che tutti si possano avverare in questa notte magica, in cui rincorreremo con lo sguardo un cielo stellato e ci renderemo conto di quanto siamo piccoli in confronto ad un universo che non si cura di noi, ma si lascia ammirare.
Siate sereni, almeno per questa notte. Non leggete le notizie, non ascoltate il telegiornale, abbracciate chi amate e brindate al presente.
Una stella è lì, per ognuno di noi. Cercate la vostra e brillate insieme a lei.

Amicizia

L’amicizia è causa di felicità. Non è un cartiglio dei Baci Perugina, ma la prima frase che ho tradotto dal greco al liceo e che avevo scritto con l’Uniposca sul mio Invicta. Amicizia e felicità. Due punti fermi nella mia ricerca esistenziale. Fin da ragazzina ho dato un’importanza quasi sacra alle mie amiche, sia perché sono figlia unica e avevo bisogno di qualcuno con cui confidarmi, sia perché, insicura e mai soddisfatta, cercavo negli amici il conforto alle mie azioni. Le ricordo tutte le mie amiche speciali, specialmente quelle della prima adolescenza, dodici, tredici, quattordici anni, quante chiacchiere, quante confidenze! E poi quelle del mare, che vedevo tre mesi all’anno, ma erano tre mesi così intensi da cementare legami unici. Poi la vita separa, le scelte, il destino, gli amori. Ogni tanto sui social mi appare la foto delle mie amiche di un tempo. Continuano a vedersi, a frequentarsi, sempre loro, sempre belle. Io mi ritrovo come una bambina davanti a un negozio di bambole: guardo e vorrei essere lì con loro, vorrei anche io avere le amiche di una vita, con cui fare un ape al venerdì o con cui parlare dei miei figli. Ma, a ben guardare, non sono mai stata una di loro. Mi sono sempre sentita diversa, e non chiedetemi perché. No, non migliore. Almeno! Me la sarei tirata e bon. Sempre un passo indietro, mai alla loro altezza. Che sciocca vero? Ma quando sei giovane non agisci in modo razionale, valuti in base a tuoi parametri e alla fine ti autoescludi. La vita va avanti, dicevamo, e mi ha regalato amicizie nuove, fantastiche, e alcuni ritorni dal passato. Così, ad una di queste, ho chiesto come fossi ai tempi del liceo. Lei mi ha risposto “diversa”. Diversa da ora, intendeva. Ma ha ragione, ero diversa e troppo brava a scuola, troppo perfetta per essere un’amica, più chiusa, più insicura. Oggi che sono una quarantenne un po’ fuori di melone certo è tutto più facile, ora che ho imparato a fregarmene dei giudizi, a guardarmi allo specchio e a piacermi, ad essere come sono e va bene così. Ora è tutto più facile, si. Ma resta quel “l’amicizia è causa di felicità”, come un mantra senza tempo. E la scoperta che forse non sono così male, se un’amica di quelle del mare, che conosco da 40 anni, qualche giorno fa mi ha detto che sono una delle poche persone di cui si fida totalmente, a cui metterebbe in mano la sua vita. Una persona che oggi vedo una settimana all’anno, se va bene, e che però è riuscita a farmi piangere con la sua confidenza. A me? Davvero ce l’ha con me? Davvero sono così amica per lei? Non avete idea la gioia. Stringete forte gli amici, coccolateli, vezzeggiateli, date date date senza stancarvi mai. Sono un patrimonio unico e non importa se ogni tanto arriva qualche fregatura. Siate voi stessi senza remore, perché un amico vi amerà per come siete, non per come volete apparire. Non chiudete porte, perché potrebbero tornare dal passato e darvi felicità inaspettata. Amate e non chiedete nulla in cambio. Questa, ve lo garantisco, è felicità.

η φιλία ευδαιμονίας αιτία έστι
(Ecco la famosa frase in greco 😉 )

Presente

Sono una signora di mezza età, che mi piaccia o no. Ho 45 anni, due figli adolescenti e preferisco una serata sul divano con il mio amore di sempre ad una in discoteca. Me lo avessero detto un paio di anni fa, non ci avrei creduto. E invece è così. Sto benissimo in questa pelle, più rilassata e serena per una che, da sempre, litiga con sè stessa. Me ne sono accorta questa estate, nel posto dove sono cresciuta emotivamente e dove da sempre vivevo di nostalgia. Quest’anno no. Ho guardato i miei figli uscire con gli amici, su e giù per la passeggiata dietro delle gonnelline, la pizza in spiaggia, la prima birra. Ed è stato bellissimo aspettarli a casa, come da sempre faceva la mia mamma. Vivete ogni età nella sua giusta dimensione. Godete di ogni sfumatura. Non correte avanti, e non ricercate sempre di far rivivere il passato. Il presente, amici miei, questo solo conta. E ogni età ha il suo presente. Vivetelo ❤️

Rughe

Le mie rughe. Più sorrido e più si vedono. Solcano il viso, i lati degli occhi, il centro della fronte. 45 anni di emozioni e passioni mai trattenute, di pianti sotto la doccia e magoni trattenuti, di risate improvvise, continue, vere. Tutte qui, sulla mia pelle, nonostante i mille trattamenti di bellezza, maschere, sieri, creme. Pelle morbida la mia, idratata, pulita. Ma loro fanno capolino lo stesso e mi definiscono per ciò che sono. Una donna come tante che vive intensamente ogni giorno, senza maschere e senza pose. Semplicemente, io.
Ps: questo non vuol dire che non vorrei una pelle levigata come un bambino, ma che tutto sommato anche così non sono malaccio 😜

Ipocondriaci estivi

È un dato di fatto, più invecchi più parli di malanni. Una volta, tra amiche, ci si consigliava sul gloss da mettere, sulla marca dei jeans, sulle ultime tendenze. Ora siamo tutte un po’ come Carlo Verdone e i suoi personaggi ipocondriaci. Sedute sulla sdraio, mentre la risacca culla le nostre anime e i figli ormai grandi non rompono più con i loro castelli e le formine, invece di parlare di aperitivi o degli esemplari maschili in spiaggia (perché i discorsi seri vanno anche loro in vacanza, almeno per me), ci siamo ritrovate a confrontarci su buscopan, spasmomen e moment. E poi sul mal di schiena, le prime caldane e la cistite. Si, noi. Le stesse che poi postiamo foto infighettate in palestra come se fossimo vent’enni. Noi, che dietro liceo, davanti museo. Noi, che dopo la chiacchierata su malanni vari, stiamo peggio perché scopriamo organi che neanche pensavamo di avere e che alla sera trituriamo gli ammennicoli al nostro povero partner che deve sempre sorbirsi le nostre paure. In silenzio. Che se azzarda un “ma, tesoro, ma no, stai bene, dai” scatta la frase di rito “ecco, sminuisci sempre, a te interessa solo che non ti dia problemi”. Che poi un po’ è vero perché l’amore, ricordate, è prima di tutto non rompere i coglioni. Rilassiamoci, amiche mie, mettiamo da parte il prontuario farmaceutico e, almeno in estate, godiamocela. Invece dell’oki, facciamoci uno spritz: il mal di testa resterà, ma saremo almeno un po’ più leggere. Ve lo garantisco.

Di cosa parla “Compleanno inglese”?

Una delle domande più ricorrenti quando dico di aver appena pubblicato un libro è “di cosa parla”? Che, a dirla tutta, è una domanda difficilissima. Sì perchè per rispondere devi frenare la voglia di raccontare tutta la storia (voglia che è innata in me, perchè se l’ho scritta è perchè vorrei che tutti la sapessero, ma se la racconto a tutti poi nessuno compera il libro e l’editore Le Mille e Una pagina mi dice un parere…) e nello stesso tempo, però, se non racconti la storia, la banalizzi. Sì perchè “Compleanno inglese” ha come protagonista Laura, una 51enne apparentemente appagata, due figli, un marito già in pensione, un lavoro da insegnante e tanti sogni in un cassetto ben chiuso a chiave da tempo. Una signora per bene, con le prime caldane pre menopausa, sportiva, fortemente autoironica, pronta a vivere la sua non più giovinezza passeggiando mano nella mano con quella botta di culo che è il marito, bello, bravo e pure paziente. Capite che, se io vi dico così, voi il libro non lo comperate? Perchè, detta così, Laura sembra la mamma del Mulino Bianco o, peggio, una di quelle infulencer attempate che vanno oggi, a cui sembra andare tutto bene, così perfette da essere stucchevoli. Ma Laura, cari miei, visto che esce dalla mia penna, non può essere perfetta. E’ un vulcano che ribolle, è sempre in viaggio con la fantasia, rivive il passato con più rimorsi che rimpianti e non c’è nulla di peggio. In questa situazione accade un evento che ribalta tutto. Uno tsunami che toglie ogni certezza per il futuro. E la storia che volevo raccontarvi è questa. Di come si reagisce di fronte al mondo che crolla, di come lo fanno uomini e donne, perchè questo è un romanzo scritto da una donna, ma non per un pubblico femminile. E’ scritto per voi. E quanto mi piacerebbe che lo leggeste tutti. E non per vendere i libri, quello importa sì, ma il nocciolo è un altro. Perchè vorrei discutere insieme a voi di cosa sceglie di fare Laura, di come reagisce e di cosa invece avreste fatto voi. Perchè Laura è uscita dalle pagine ed è diventata una mia amica e adesso mi chiede se ha fatto bene a fare ciò che ha fatto, oppure no…cosa le dico?!?

Autostrade

Adoro la Liguria, in particolare il levante, che è stato la cornice delle mie estati da quando ero una bambina. Una territorio impervio, con le alture a ridosso del mare, i paesini abbarbicati sulle pendici e il mare lì, con gli scogli e le spiaggette nascoste dove non te le aspetti. Comoda la Liguria per noi lombardi, un’oretta e mezza e respiri la salsedine, il profumo della macchia mediterranea, la focaccia e il pesto. Lasci alle spalle lo smog delle nostre città, la nebbia d’inverno, le zanzare e la canicola estiva e in un attimo sei in una poesia di Montale. Andate a leggervi “Meriggiare pallido e assorto”, la Liguria è tutta lì, con le sue contraddizioni e la sua aspra bellezza. Eppure quest’anno è stato tutto più difficile. No, non per il Covid, le mascherine, gli ingressi contingentati in spiaggia. No, quelli sono compromessi per la nostra salute a cui ci si abitua in fretta. E’ stata dura a causa di un’autostrada resa peggio di una statale dell’hinterland. Sembra la vigevanese in un normale giorno lavorativo. Una corsia di marcia da Sestri Levante ad Arquata Scrivia, continui cambi di carreggiata, uscite chiuse e preghi di non rimanere bloccato da qualche ingorgo o incidente, altrimenti altrochè rilassante fine settimana, un incubo. E questo non per qualche giorno, ma da inizio estate. Da far passare la voglia di andare al mare. E, se passa a me, che sono follemente innamorata della Liguria, figuriamoci a chi non ha questo legame viscerale. Le abbiamo provate tutte, anche le strade di montagna, piacevoli per carità, nonostante la nausea incipiente, ma il doppio del tempo per arrivare è un po’ troppo anche per noi. Torneremo, ovvio. Anche se è un po’ da Tafazzi e il nervoso sale ogni volta. Torneremo perchè siamo innamorati. Ma che fatica….

Amo te

Perché io amo Sestri. Un amore che ha radici lontane. Sestri mi ha accolto da bambina e mi ha insegnato a nuotare, a tuffarmi nelle onde, una, dieci, cento volte. Sestri mi ha fatto conoscere sapori unici, come la focaccia, bella unta e croccante, il pesto sui testaieü, il bagnun di acciughe e le frittate di bianchetti. Sestri mi ha fatto innamorare, per la prima volta, un amore da favola, fatto di sabbia, salsedine e baci rubati dietro alle barche sulla battigia. Sestri è stata la cornice di tante estati con il mio uomo, con i miei figli, amici dei figli dei miei amici, in un ciclo vitale che rasserena in un mondo con poche certezze. Sestri ti amo. Te lo dico ogni volta. E te lo ripeto questa sera, in questo presepe che è la mia baia del silenzio, le luci che si accendono, i riflessi tremolanti sull’acqua, i gabbiani nel cielo. Grazie Sestri, per questi quarant’anni d’amore ❤️

Viaggi

5 anni fa, Little Italy, NYC.
Mi mancano i viaggi.
Le strade affollate.
Le fotografie rubate in luoghi mai visti.
I negozietti di souvenir stipati di turisti.
L’odore, non sempre gradevole, del cibo nelle strade.
La Babele di lingue in cento metri.
La sorpresa ad ogni angolo.
Il check in in aeroporto.
Il cibo di plastica di molto volo intercontinentali.
Mi mancano i nostri viaggi alla scoperta del mondo.
Mi dicono che li farò di nuovo. Che tutto tornerà come prima.
Mah. So solo che questa estate mascherata sa poco d’estate, è una calda stagione sospesa in attesa della liberazione. Aspettiamo allora. Progettiamo e sogniamo. I viaggi, per ora, sono quelli della mente ❤️

Sabato sera

Mi sono affacciata e ho visto la natura. Ho sentito i grilli e l’acqua di una fontana scorrere poco distante. Ho riempito i miei occhi di questa pace e per un po’ ho scordato i mali del mondo. Ho svuotato la mente e colmato lo spirito. Dentro di me, una sola parola. Grazie. Per tutto questo e per la vita, imprevedibile, inafferrabile, misteriosa. Semplicemente affascinante.
Eccola qui.
La mia febbre del sabato sera.