Una nuova me

Ho imparato ad accettare i miei difetti senza rassegnarmi a cercare di migliorare ogni giorno.
Ho imparato che ogni età ha la sua bellezza e che le rughe sono lo specchio delle nostre emozioni.
Ho imparato a rialzarmi ogni volta che cado e a chiedere aiuto prima di tutto a me stessa.
Ho imparato ad amare la natura e la bellezza del creato, meravigliandomi di fronte ad essa come un bambino che ha appena iniziato a camminare.
Ho imparato che non si finisce mai di imparare e che la cultura è una ricchezza che vale più di qualsiasi conto in banca.
Ho imparato a salire sui treni che mi passano davanti, senza farmi troppe domande, perchè nella vita…only the brave…
Ho imparato che mens sana in corpore sano è il mio vademecum esistenziale e che l’allenamento di corpo e anima vanno di pari passo.
Ho imparato tante cose ma non so nulla in fondo. So di non sapere e questo mi spinge a voler conoscere, conoscere e ancora conoscere.
A 44 anni forse sono meno tacco 12 e più riflessiva.Una nuova Colli. CC. La Colli Cultura.
Ma poi mi scappa da ridere…perchè l’autoironia è un’altra componente fondamentale di ciò che sono.
Se vi va seguitemi. Non prometto niente, solo tanta sincerità 😉

 

Altrove

La sensazione di essere altrove. Lì, mentre qualcuno ti parla di qualche cosa e tu rispondi con parole che sembrano uscire dalla bocca di qualcun altro. Sorridi pure, sei carina e affabile, ma sì certo, sicuramente, hai ragione, ciao. Intanto il pensiero segue vie diverse e tu lo segui, lo rincorri quasi. Maledici ogni incontro che fai perché sei costretta a dirgli “aspetta un attimo, mi libero di questo e arrivo”. Quell’idea con cui ti sei svegliata la mattina e ti ha fatto sorridere, lì, ancora stesa nel letto, i capelli sudati, la luce tra le persiane, i passi pesanti di chi abita sopra di te. Che ti ha fatto compagnia durante la colazione, miele, frutta, uova e caffè, il momento più bello della giornata, quello in cui stare soli con sé stessi non pesa, anzi, i progetti si affastellano e culli ancora l’illusione che quello sarà un giorno importante, speciale, per cosa non lo sai, ma speciale. Che ti sei portata dietro in ascensore, in auto, in ufficio, in pescheria, dal ciabattino. Un’idea per cui vale la pena vivere. Un pensiero che ti rende distratta agli occhi degli altri, ma tu distratta non sei. L’opposto. Sei concentrata. A costruire immagini che gli altri non possono vedere e che sono sale, peperoncino, curcuma e cannella di ogni minuto di questa giornata. Sorridi, anzi ridi. Da sola. In coda allo sportello delle poste, sotto gli occhi attoniti di un emigrato con il suo fardello di burocrazia sotto braccio, che alla fine ti sorride di rimando, con i suoi denti irregolari. Così. In certi giorni sei altrove. Che il dono dell’ubiquità esiste. Non è fisico ma mentale. E io sono ovunque sei tu. Anche se non so dove sei. Non so cosa fai. Non so con chi sei. Non so nulla. Come sei vestito, cosa mangi, cosa pensi. Vorrei chiedertelo ma immaginarlo mi inebria, E’ costruire il racconto di una vita che senti tua, anche se tua non è. E’ scrivere dentro di sé un romanzo con l’inchiostro dell’amore e cancellarlo ogni sera, per poi reinventarlo la mattina. E’ un vizio, una droga, una passione. Tu. Il mio altrove.