Una prigione chiamata cibo

Un pensiero speciale va in questi giorni a tutti coloro che soffrono di disturbi alimentari. In un periodo come questo, in cui la convivialitá è all’ordine del giorno, tra cene aziendali, pranzo di famiglia, aperitivi con gli amici, chi soffre di anoressia, bulimia, binge eating, vive uno stress particolare, fatto di sensi di colpa, di strategie per non trasgredire a quella voce che da dentro ti comanda, di sensazione continua di avere tutti gli occhi su di sè. Una prigione. Questo sono i disturbi alimentari. Sempre. In questi giorni ancor di più. Un marchio a fuoco che ti senti addosso e che vorresti da un lato cancellare, dall’altro palesare a tutti, per urlare “aiuto, non ce la faccio più”. Ecco. Un pensiero per voi. Perché sotto l’albero possiate trovare la forza di chiedere quel benedetto aiuto, di risalire la china, di allungare la mano verso chi potrà liberarvi da questa prigione. Dipende solo da voi. Vivere il Natale con gioia, pensando solo a regali, coccole, momenti con chi amate, senza che il computer calcolacalorie che ha invaso la vostra mente vi tormenti. La risalita è dura. Ma il panorama, una volta in cima, è davvero bellissimo. Buon Natale ❤️

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Auguri Brad

Brad Pitt. Oggi 55 anni. Da 25 il mio sogno. Da quando l’ho visto in Vento di Passioni. Lo so. Sono banale, scontata. Andare in visibilio per un attore è roba da sciacquette, da donne che vivono di gossip, non certo di una tutta d’un pezzo, in carriera, superiore a certi fremiti. E sia. A me Brad fa fremere un sacco. Che quando a 12 anni ho letto per la prima volta l’Iliade e mi sono appassionata per lo scontro fra Ettore e Achille, innamorandomi intellettualmente del kaloskagathos (=figo in greco) Achille, non potevo immaginare che sarebbe poi stato interpretato dal buon Brad. Segni del destino. E ora mi direte che come attore non è il massimo, che con le donne non ci saprà fare visto che le sue storie finiscono male, che non si lava, che che che. Niente da fare. Figo era, figo è. Per Lacolli il top. Sempre e comunque. Fateglielo sapere se ne avete la possibilità. Non si sa mai. 😜

Grazie

Quasi Natale. Mentre cerco di star dietro a tutto il lavoro extra che devo svolgere per poter fare qualche giorno di ferie a capodanno (che, detto tra noi, anche sta cosa che per poter far le ferie devi lavorare a marce forzate prima e dopo, un giorno o l’altro dovrà pur finire), ecco mentre affondo nelle scartoffie, penso di dover ringraziare qualche persona. Sì, perchè “grazie” è una parola desueta, perchè si danno per scontati amici e parenti, si chiede senza un domani e ci si scorda di dare. Allora sarà il caso di mettere un po’ di grazie sotto l’alberello. Grazie a mio marito. Sì, lo so, sembra una captatio benevolentiae per farmi regalare la famosa Kelly di Hermès che non arriva mai (giuro che se vinco alla tombola della Ferragni me la compero), ma non lo è. Grazie per l’ironia, la pazienza, la freddezza di fronte alle mie esternazioni irrazionali, la dolcezza, l’amore, i calci nel sedere metaforici quando mi sono persa in seghe mentali che anche no. Senza il capitano, Lacolli sarebbe un essere vagante senza meta. Grazie ai miei figli. Originali, entusiasti, semplici, affettuosi. Adolescenti rompipalle che riempirei ogni giorno di baci se non mi facessero notare che non è il caso. Grazie ai miei genitori, per i valori che mi hanno trasmesso e perchè mi hanno permesso di diventare la donna che sono. Grazie alle mie amiche e ai miei amici, non faccio nomi, ma loro lo sanno chi sono e sanno quanto valgono per me, che sono più fragile di una libellula. Grazie al giornale su cui scrivo e alla televisione in cui lavoro, per la splendida occasione che ogni settimana mi danno di esprimere ciò che sono. Grazie a tutte le persone che ho conosciuto nei gruppi Facebook da palestrate e che sono diventate presenze costanti qui nella rete, grazie per il vostro affetto, per il vostro incoraggiamento, siete delle fighe bestiali e io vi devo tantissimo: Lacolli non molla niente e il 2019 ne combineremo delle belle. Grazie infine a questa vita, che mi ha dato, ormai quasi trent’anni fa, un secondo tempo, e che io ho intenzione di ripagare dando il massimo ogni giorno, sorridendo il più possibile, respirandola, assaporandola, benedicendola. Grazie.

Giovani europei

Da madre spero che i miei figli abbiano la voglia e il coraggio di inseguire i loro sogni. Che sappiano tirarsi su le maniche e studiare, lavorare, credere in un progetto di vita, imparare a rialzarsi dopo una, due, dieci cadute, non arrendersi mai. Spero che i miei figli siano cittadini del mondo e sappiano apprezzare le differenze fra Stati, società, religioni, tradizioni. Che la loro mente sia aperta e curiosa, basata sui valori che fin da piccoli sto cercando di trasmettergli, valori semplici, il rispetto dell’altro, il senso civico, la disponibilità verso chi ha bisogno. Ecco perché la morte di Antonio Megalizzi mi ha colpito nel profondo. Non lo conoscevo, non l’ho mai ascoltato come giornalista, non avrei neanche il diritto di parlarne. Ho letto però la sua biografia, come tanti in questi giorni, e ho visto in lui quello che vorrei per i miei figli. L’ho visto nel suo sorriso. Quello di un uomo di 29 anni che con entusiasmo sta raccontando quell’Europa che tutti invece denigrano. E che non potrà più farlo. Per un proiettile che ha colpito lui come avrebbe potuto colpire qualunque altro dei passanti. Un colpo a caso. Una morte inspiegabile. Spero che i miei figli sorridano un giorno come lui, entusiasti come lui, intraprendenti come lui. In un mondo diverso però. Perché in questo, davvero, sognare sta diventando sempre più difficile.

Letterina 2018

Caro Babbo Natale,

questa sera voglio parlarti di lui. Sì, lo so, è strano che non inizi la mia lettera con un “vorrei” seguito da una serie di richieste più o meno importanti per questo Natale. Ma quando mi sono seduta di fronte al foglio, con la penna in mano, il primo pensiero è stato lui. Perchè non c’è nulla al mondo che io desideri di più di chi amo. Voglio parlarti di lui non perchè sia speciale o abbia caratteristiche uniche. Non perchè sia talmente infatuata da non avere altro in testa. No. Voglio parlarti di lui perchè lui è la mia casa, il posto dove posso sempre essere me stessa, senza filtri. Sai quando torni a casa, ti spogli, metti ciabatte e pigiama, via trucco, via orologio, via tutto insomma? E poi ti siedi sul divano con una tisana calda e ti senti in pace con il mondo, nel tuo nido, al sicuro? Ecco. Quando sono con lui io sono così. Anche se non sono con lui, ma so che c’è. So che mi conosce la mattina appena sveglia, tutta accartocciata, il gambale del pigiama tirato su, i capelli arruffati, già chiacchierona, già rompiscatole. E la sera, quando mi addormento sul divano e lui mi chiama una, due, tre volte, vieni a letto, e io mi trascino in quel percorso divano-letto che è una delle prove più difficili della giornata. So che è con me quando sono triste per un’incomprensione, arrabbiata con il mondo per una delle mie battaglie contro i mulini a vento, delusa per un fallimento, felice per una vittoria inaspettata. Lui c’è. E, sai, Babbo Natale, noi discutiamo tanto. Da sempre. Perchè lui non molla e io ho la testa dura. Andiamo in profondità nelle situazioni, ci confrontiamo, urliamo, anzi io urlo più di lui, che a me piace fare tanto casino per nulla. Facciamo fuoco e fiamme e poi andiamo avanti. Nulla di sospeso, nulla di fraintendibile. Lui. Lui che mi ha tenuto la mano mentre mettevo al mondo i nostri figli, lui che mi ha abbracciato quando piangevo disperata, incapace di trovare un senso, lui che mi fa ridere tanto, tantissimo, con il suo umorismo sottile e intelligente. Ecco, Babbo Natale, stasera davanti all’albero ti ho raccontato il mio regalo, il più bello, insieme ai miei ragazzi, che la vita mi abbia mai fatto. E tu mi chiederai “Cosa ti posso portare allora per Natale?” Portami il suo sorriso e la sua gioia di stare con me. Tutto il resto, davvero, può attendere.

Corinaldo

Sono mamma di due adolescenti. Due di quelli che ascoltano tanta musica, usano il cellulare per comunicare coi loro amici, parlano in uno slang che risulta non sempre comprensibile, iniziano a chiedere di uscire la sera. Insomma due come tanti, come ero io alla loro età, compresi brufoli, cotte, voglia di autoaffermazione. Per questo la tragedia di Corinaldo mi spaventa. Tanto. Perché hai voglia a dirgli di non bere e di stare lontani dalle droghe. Hai voglia a limitare le uscite il più possibile, discutere per gli orari, controllare le chat, cambiare organizzazione del lavoro per poterli seguire, osservare, cercare di carpire ogni segnale che possa essere problematico. Hai voglia impegnarti a dare loro il meglio, a fargli capire i valori, parlare, parlare e ancora parlare. Poi, in una notte d’inverno, dopo che ti hanno chiesto per mesi di andare a un concerto, hanno preso ottimi voti a scuola per meritarselo, hanno persino accettato che tu andassi con loro pur di ascoltare il loro rapper, e tu alla fine hai accettato, anche se il concerto è davvero tardi, anche se quel cantante non ti piace, anche se anche se. In fondo anche i tuoi genitori hanno fatto lo stesso con te. Ecco, in una notte così, succede un disastro. Per colpa di uno spray urticante sí. Ma soprattutto perché le regole in questo paese non sono rispettate. Perché siamo lo Stato dei furbi. Perché stipare ragazzi per guadagnare è una consuetudine. Perché la sicurezza viene vista come un obbligo da aggirare. Credo che tutti noi dobbiamo imparare a rispettare leggi e regole. Anche se non ci piace. Perché uno Stato si fonda su questo ed è imprescindibile per poter vivere bene. Non critichiamo solo, che in quello siamo bravissimi. Su le maniche e mettiamoci al lavoro per cambiare. Perchè si può e, soprattutto, si deve.

Libellula

Irrisolta. Irrequieta. Irriverente. Se dovessi scegliere un prefisso che mi definisce sarebbe ir-. Irriducibile anche. Sí, perché prima di mollare soccombo, e non è una qualità. Sempre alla ricerca di qualche cosa, mai paga, pronta a mettere tutto in discussione, soprattutto se stessa. Ironica, che ir qui non è un prefisso, ma l’autoironia mi salva tutte le volte che vorrei spaccare lo specchio, il computer, la testa di qualcuno. Razionale e irrazionale, incazzosa ma pronta a perdonare sempre e comunque, estroversa e incapace di mostrare il proprio cuore, muscolosa ma fragilissima, senza pelle. Una libellula con le ali forate, che sogna il cielo e si ritrova a zampettare nella palude.

Perdere l’amore

Non sottovalutate mai l’amore. È facile perderlo per errore di valutazione. E noi siamo bravissimi a comprendere il valore di chi amiamo solo quando non è più accanto a noi. Diamo per scontato i sentimenti, lasciamo che la routine ci trascini, allontaniamo chi ci vuole bene perché attratti da altro, distratti da una vita che sembra promettere come il paese dei balocchi e ci lascia poi con un pugno di mosche in mano. Tenetevi stretto chi avete imparato a conoscere come amore. La passione sfuma, l’amore no.

Non mollare mai

Nessuno vi regala niente. Ricordatevelo. Senza farne tragedie, ma ricordatevelo.

Per ottenere un risultato, si deve sudare.

Per arrivare alla meta, bisogna rinunciare a qualche cosa.

Per avere successo, si deve essere costanti e non mollare mai.

Per poter dire ce l’ho fatta, dovrete prima cadere, rialzarvi, cadere e ancora rialzarvi. Infinite volte.

Mette a fuoco il vostro obiettivo e datevi da fare. Ogni giorno. Senza aspettarvi nulla dagli altri. Mettendo in conto il fallimento. Ma credendo, fino in fondo, che arriverete dove volete.

Non mollate mai. Se non ce la farete, potrete dire di averci provato. E questo è già un grandissimo successo.

Fine di un amore

L’amore finisce. É un dato di fatto. Succede ed è inutile opporsi. Scivola dentro di te, dentro di voi. Si intrufola tra i vostri baci e i vostri abbracci. Una sensazione strana, anzi, una non sensazione. Dove prima erano brividi, batticuore, impazienza di toccare, sfiorare, respirare, ora è fastidio, noia, insofferenza. Accade il più delle volte senza un perché. Lo amavi alla follia. Hai fatto di tutto per lui. Hai messo tutto da parte e dedicato tutta te stessa a voi due. E ora non ne hai più voglia. Non sento più quella necessità che ti faceva trovare tempo anche quando non ne avevi, che ti faceva sorridere per un nonnulla, che era il senso ultimo di ogni cosa. Ti da fastidio come ti parla. Come ti bacia. Come ti sta accanto. Per un po’ provi a combattere contro questa sensazione, poi lasci che sia. E a questo punto devi dirglielo. Parlare per capire se si può ripartire, trovare un modo o lasciare che sia. L’amore finisce. Ebbene sí. E se capita a te, fattene una ragione. Non fartene una colpa. Cerca di farti meno male possibile e di non farne a lui. Di preservare i figli, se ce ne sono. Ma non nasconderti. Un giorno ti innamorerai di nuovo, forse ancora proprio di lui. Perché l’amore va e viene, il rispetto resta e la vita è una continua sorpresa, tutta da scoprire. Ora sei nel buio ma domani splenderà il sole. Ricordalo sempre.