Google

Google ieri ha compiuto 22 anni. É nato il 27 settembre 1998, esattamente il giorno prima della mia laurea. La coincidenza mi ha fatto riflettere. Ho scritto tutta la mia tesi, una tesi di ricerca, usando solo libri, manoscritti, fotocopie. Niente pc, se non per scriverla e stamparla, niente internet. Bè, oggi forse non ne sarei più capace, perché Google ha cambiato la nostra esistenza e ci ha dato accesso a un sapere infinito in un clic. Siamo davvero fortunati, aldilà dei commenti nostalgico sulle ore passate in biblioteca a sfogliare volumi. Siamo fortunati sí. Ma questo patrimonio dobbiamo saperlo usare in modo critico, perché, a differenza dei libri, spesso non é attendibile. Rifletteteci ogni volta che fate copia incolla, che fate vostra una citazione, che usate informazioni per le vostre ricerche. Rifletteteci. Che Google è un aiuto, ma senza il cervello umano serve davvero a poco 😉

Grandi

Li guardo e penso che ormai sono grandi.
Eppure mi giro, e li vedo ancora lí, uno con i suoi inseparabili libricini, l’altro con i cubetti del lego e qualche esperimento nel cassetto. Sempre curiosi, mai fermi, spesso estenuanti. Eppure essere la loro mamma ha dato un senso alla mia vita. Lo dà ogni giorno. Si, ok, c’è il lavoro, le soddisfazioni personali, ma nulla è come guardarli e pensare “li ho creati io, sono usciti da me…ma come è possibile?” E non posso mica dirglielo, che sono due ragazzi ormai, su da doss mamma, dai.
Li guardo e penso che tante scelte difficili sono valse la pena. Che il tempo che ho trascorso con loro non potrebbe mai essere ricompensato da titoli o traguardi. So bene che, ancora pochi anni, e mi troverò a girare per casa da sola, che io e il loro papà ci ritroveremo ad avere tutto quel tempo per noi, che tanto ci è mancato quando erano piccoli, e non sapremo cosa farcene.
Eppure. Eppure mi guardo indietro e io, io che non sono mai contenta di me, io che sono la signora del “se avessi fatto…”, io non ho rimpianti nè rimorsi. Ce l’ho messa tutta ad essere la mamma giusta per loro, e quando ho sbagliato, quando sbaglierò, bé non avrò nulla di cui rimproverarmi.
Li guardo e sorrido. Sono una mamma. Basta questo ❤️

Giorni così

Ci sono giorni in cui nulla gira come dovrebbe. Sono quelli in cui senti addosso il peso degli anni, delle scelte sbagliate, delle parole stonate dette da un’amica anni fa. Quelli in cui i capelli fanno schifo, hai le rughe, ogni abito veste male e non sopporti nulla di te. Ok, questo accade anche nei giorni sì, ma nei giorni sì te ne fai una ragione e ci ridi sopra, nei giorni no eviti gli specchi, i contatti umani, le rotture di palle, che pure fanno a gara per inseguirti. Poi accendi la tv, e lasciamo stare, che tra covid, disastri ambientali, uxoricidi e disgrazie varie ti chiedi che cosa hai da ridere in tutte le foto che posti sui social. Sì, che cazzo ridi, che qui c’è da piangere, in sto mondo malato, e non solo di coronavirus. In questi giorni di merda, e scusate il termine, ma qui non si tratta di turpiloquio, bensì di precisione linguistica, che giorni così non li puoi definire diversamente, in questi giorni, dicevo, l’unica soluzione è spegnere tutto. Sedersi in un angolo. Leggere un libro. Guardare un filmone d’amore che hai già visto dieci volte. Spegnere il cervello. Se possibile, sfanculare un po’. Che ne so, con il governo, con i razzisti, con chi inquina l’ambiente. Con entità lontane, insomma. Perchè oggi non devi incontrare nessuno, perchè riusciresti a far perdere la pazienza anche a un monaco buddista e a litigare con il più paziente degli amici. Questi giorni vanno lasciati scivolare via, nella speranza che nessuno cerchi di pacificarvi con il mondo, perchè sono i famosi giorni “su da doss”. Domani andrà meglio. Domani sarai ancora pronta ai selfie con il sorriso. Che si sa, dopo la tempesta, brilla l’arcobaleno.

Liceo

Ma quanto mi piaceva andare al liceo?!?
Sí, ok, ero una secchiona. Ma una secchiona per passione. Mi è sempre piaciuto studiare e ho adorato quella scuola. Sono stati anni difficili ma indimenticabili. E mi emoziono ogni volta che salgo lo scalone d’ingresso per andare a parlare coi prof, ora che i miei figli frequentano la stessa scuola. Non per mia volontà, ma per loro scelta. Perché non imporrei mai scelte scolastiche, così come nessuno le ha imposte a me. E ringrazio i miei genitori, perché essere stata libera di studiare ciò che amavo é stato il primo passo verso la mia libertà di donna. Ho faticato per la raggiungere traguardi, ma le difficoltà facevano parte di ciò che avevo voluto io, e questo mi ha molto responsabilizzato. Lasciate liberi i vostri figli. Indirizzateli ma non imponete il vostro volere. Siate fermi nelle regole (anche quelle anti covid 😉 ) ma non siate ciechi di fronte ai loro desideri.

Primo giorno di scuola

Un pensiero speciale per tutte le mamme. Che questa mattina saranno più in ansia del solito per l’inizio dell’anno scolastico. Perché non bastavano pastelli con il nome, libri che costano quanto uno stipendio, corse da una scuola all’altra la mattina prima di timbrare il cartellino, gli insegnanti cambiati ogni anno. Quest’anno abbiamo anche amuchina, mascherine, termometro. Vi penso tutte. Sarà un anno complesso ma non dimentichiamo che la scuola è uno dei pilastri della società. Che i nostri figli non hanno solo bisogno di apprendere nozioni, ma di imparare, indagare, acquisire strumenti importanti per il loro futuro. E che da soli, in una stanza, questo é frustrante. Che hanno bisogno di stare con gli altri, anche se mascherati. Perché domani ricorderanno le chiacchiere in classe, i primi amori, le battute sui prof, non certo le lezioni a distanza, così fredde, nonostante il notevole impegno dei prof. Vi penso, amiche mie. Salutate i vostri cuori con un bacio e cercate di stare tranquille. Bevetevi un cappuccino e mangiatevi un bel cornetto alla crema. Incrociate le dita e siate fiduciose. O, almeno, provateci, come me. Per il resto…”io speriamo che me la cavo”….

Fede

Sono nata e cresciuta in una famiglia cattolica praticante. Come tanti miei coetanei, ho frequentato l’oratorio, ricevuto i sacramenti, letto il Vangelo. Senza troppi pensieri, era normale così. Poi, al liceo, ho iniziato a farmi domande. Un po’ lo studio della storia e della filosofia, un po’ il confronto con gli altri, un po’ che sono stata educata a pensare con la mia testa. Sono una ribelle controllata, una che non si rassegna al così è, ma vuole capire, indagare. Ho iniziato a non amare le cerimonie pompose, i riti opulenti, le prediche infinite, che purtroppo trovavo in molte delle chiese che frequentavo. Nel frattempo, crescevo, in un’adolescenza non certo facile, psicologicamente complessa diciamo. Ed in questa complessità, in questo casino mentale che cercavo di dominare, mi sono accorta di una cosa. Che non volevo più andare in chiesa eppure continuavo a chiacchierare con Dio. Voglio dire, non so se fosse dio o qualcosa in me, ma mi accorgevo che quando ero davvero in difficoltà, lo tiravo in ballo, ci litigavo, e poi magari mi ritrovavo a dire un ave Maria. Sono andata avanti anni così. Poi ho avuto dei figli e loro hanno iniziato il loro percorso. Mi sono annoiata da morire in alcune celebrazioni, in cui pensavo a tutto tranne che a pregare. E invece ho adorato i momenti di preghiera con gli scout, le messe all’aperto, le piccole cappelle, i brividi di una croce su una cima appena raggiunta. Da grande, ho capito la mia fede. Che rifugge troppa forma ma che ama i silenzi, la natura, il Vangelo letto senza filtri, i canti insieme, la mano nella mano. Voglio capire tutto, ma ho rinunciato a indagare il divino. Credo e basta. Una religione panica direi, francescana, fatta di dialogo, lacrime, sorrisi. Perché ve lo racconto? Perché uno dei miei più cari amici mi ha fatto questa foto a mia insaputa. Una foto che ho subito amato e che dice molto di ciò che sono, senza pose, senza filtri.
Buona domenica

Perfezione

La ricerca della perfezione è un’inutile perdita di tempo. Che poi, cosa è la perfezione? Chi ha deciso cosa è bello e cosa non lo è? Chi ha fissato i target irrinunciabili di una vita? È tutto relativo, cari miei. Tutto liquido e in evoluzione. Guardate un po’ di opere d’arte nel corso dei secoli e vi renderete conto di come la perfezione sia una chimera inventata dagli uomini come stimolo a migliorarsi sempre. Niente di più. Guardatevi bene, dentro e fuori. E scoprirete che siete già perfetti. Avete presente la meraviglia di una madre che guarda per la prima volta il suo bimbo? Ne conta le dita delle manine, osserva incantata i piedini, la delicatezza di quegli arti minuscoli? Ecco, questa è la nostra perfezione. Il nostro corpo. La nostra mente. Un computer unico, duttile, con una ram infinita.
Amatevi, senza paure.
Smettete di ritoccare, stressare, modificare il vostro aspetto per un ideale che vi sfuggirà sempre e che vi renderà sempre più insoddisfatti.
Buon sabato dalla vostra amica imperfettamente felice ❤️

September 11

L’11 settembre è una ferita che brucia dentro ognuno di noi. Impossibile guardare un’immagine della skyline di New York e non ricordare quel giorno. Sono cresciuta con l’immagine delle due torri gemelle che svettavano a Manhattan e non mi abituerò mai alla loro mancanza. Chiudo gli occhi e sono lí, in ufficio davanti al pc. Incredula davanti a quella follia. Al panico della gente. Al fuoco, fumo, morte, distruzione. In una delle città che più amo. L’impotenza che ho provato in quel momento l’ho sentita solo un’altra volta. Pochi mesi fa, davanti ai camion dell’esercito che portavano via le vittime del Covid. Due fatti lontani anni luce, ma che mi hanno entrambi ricordato quanto siamo piccoli. Vulnerabili. Noi, che ci sentiamo onnipotenti e inarrestabili. 19 anni dall’11 settembre e sembra ieri. Il mondo si è fermato ed è cambiato. In peggio, purtroppo. Anche adesso è fermo. Proviamo a cambiarlo anche stavolta. In meglio, però. Utopia? Forse. Ma se non ci proviamo, non riusciremo mai. Anche per le vittime. Che non hanno bisogno di altari ma di azioni che dimostrino che la loro morte ci ha insegnato qualche cosa.

Inizi

Leo è tornato a scuola oggi. Finalmente, mi ha detto lui questa mattina all’alba. E mi è sembrato uno splendido inizio. Perché se lui e suo fratello non si sono mai lamentati per il lockdown e la didattica a distanza, è anche vero che a entrambi è mancata la scuola. I compagni. I professori. I banchi. La bidella. L’aula magna. Lo scalone d’ingresso. Le lezioni in cui alzare la mano e quelle in cui nascondersi dietro al compagno davanti per distrarsi un po’. Il confronto e la quotidianità. Stamattina l’ho visto felice, dietro la sua mascherina, con l’amuchina nello zaino e duemila raccomandazioni che neanche alle elementari gli facevo. Lavati le mani. Tieni le distanze. Non abbassare la mascherina. Sul treno, vai nello scompartimento più vuoto. Non fate gli stupidi, non siete immuni. Da mesi che gli ripeto alla nausea queste frasi. Togliti le scarpe appena entri in casa. Hai lavato le mani? Nei suoi occhi, leggo un “cheppalle” grande come una casa, ma non importa. Nel dubbio, io vado avanti con le regole dello star bene. Che un po’ di pulizia, covid o no, non ha mai fatto male a nessuno. Soprattutto ad adolescenti che hanno da sempre difficili rapporti con il lavarsi. Ma questo è un altro discorso. Al ritorno, dopo sette ore in classe, sorrideva ancora di più. Tanti prof nuovi quest’anno, fa il terzo anno del liceo classico Leo. Il prof di italiano? Fantastico, commenteremo insieme i giornali, mi comperi il Corriere? Domani devo portare greco. Mamma, abbiamo in casa l’Apologia di Socrate? Sai che filo non sembra male? E così via. A riempire occhi e bocca di voglia di imparare. E le misure di sicurezza? I banchi? La mascherina? Tutto ok mamma. Tranquilla. Basta abituarsi.
Non so come andrà quest’anno. Nessuno lo sa. Ma oggi ho respirato normalità. Ed è stato bellissimo ❤️