Sul balcone

Lunedì. Questa mattina mi sono svegliata molto presto, poco dopo le 5. Ho provato a girarmi dall’altra parte, ma non c’è stato nulla da fare. Allora mi sono alzata. Ho messo su il caffè, ho scaldato il latte e, con la mia tazza fumante in mano, mi sono seduta pavimento del balcone. Accanto a me, il cellulare, che mai come in questo periodo mi ha connesso con il mondo vicino e lontano e ha registrato la miriade di pensieri che mi facevano a tratti scoppiare la testa. Le piastrelle sono fredde e l’aria dell’alba è frizzantina, ma il cielo è così sereno che tutto passa in secondo piano. Silenzio tutt’intorno, ma non immobile. Sento le automobili in lontananza, la saracinesca di un garage che si apre, qualche voce sussurrata laggiù. Gli uccellini sulla magnolia cinguettano come sempre, ormai ho imparato ad ascoltarli, in questi mesi di silenzio irreale, in cui erano la sola voce a salutarmi al mattino. Ora non più. Ora siamo ripartiti. Sento le lacrime salirmi negli occhi, mi capita spesso in questi giorni, in cui la normalità si fa largo tra una restrizione e una mascherina. Lascio che scendano, tanto non mi vede nessuno. Ho scritto tanto di questa pandemia, anche se mi ero ripromessa di tacere il più possibile. Ma quando nasci chiacchierona, ogni promessa al silenzio è decisamente vana. La scrittura mi ha aiutato a
non affondare nella disperazione di certe giornate e mi ha tenuto in contatto con tutti voi. I social sono stati la mia finestra sul mondo e credo che per molti siano stati un’ancora di salvezza contro la solitudine. Adesso però ho bisogno di voltare pagina. Basta parlare del Coronavirus. Ora ho voglia di aria fresca. Come quella di questa mattina di fine maggio. Il virus mi ha insegnato che nulla è certo e che tutto può cambiare dalla sera alla mattina. L’ho scritto tante volte, ma mai come ora so che siamo come le foglie sugli alberi e che
basta davvero poco perché tutti i nostri progetti diventino vani. Il virus mi ha insegnato a dare il giusto peso alle persone e alle situazioni: ci sono valori, pochi, su cui fondare tutto. Il resto sono solo chiacchiere. Il virus mi ha mostrato la grande capacità di adattamento degli uomini e, se possibile, ha fatto sì che amassi ancora di più la natura umana e le sue infinite sfumature. Il virus ci ha messo tutti in ginocchio, ma io vado dicendo da una vita ogni volta che si cade, è necessario rialzarsi più determinati che mai: ecco, adesso è il momento di tirare fuori tutto ciò che abbiamdentro, senza risparmiarsi per il futuro. Il futuro. Il virus mi ha insegnato a pensare meno al futuro e a concentrarmi di più sul presente: la vita, come dice il mio guru, Forrest Gump, è una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita. Il virus mi ha insegnato questo e molto altro. Intanto, nel cortile di fronte, un bambino è uscito e ha iniziato a gire in bicicletta. E’ presto, ma lo fa tutti i giorni. Ho imparato a conoscerlo, anche se non so come si chiama, ma le sue risate e le sue urla sono state la musica di questi tre mesi. Quel cortile è stato per lui un universo in cui creare fantastiche avventure e io sono stata la spettatrice segreta delle sue conquiste. Prima di febbraio, non sapevo neanche che lì vivesse un bambino e ora sorrido ogni volta che lo vedo correre, mentre stendo la biancheria o mi alleno con i pesi sul balcone, sotto gli sguardi di commiserazione dei vicini. Questo balcone è stato il mio “fuori” e vi dirò che mi sembra il luogo più bello del mondo adesso. Anche se il panorama non è certo di quelli da cartolina e presto dovrò lasciarlo perché afa e zanzare lo renderanno invivibile. Eppure, anche lui è stato protagonista della mia quarantena. Ho preso il sole, ho lavorato, ho perfino stirato qui una mattina, tanto per darvi l’idea del grado di follia che io abbia raggiunto. Adesso è ora di rientrare. A breve i ragazzi si alzeranno e si metteranno al lavoro con le video lezioni per questi ultimi giorni di scuola di un anno da ricordare. O da dimenticare. Vedete voi. Io preferisco ricordare, perché ogni vissuto porta insegnamenti e io non voglio scordare le sensazioni di questo periodo, in cui mi sono attaccata alla vita e ad ogni sua piccola sfumatura. Spero che anche voi scegliate di fare lo stesso, perchè solo così saremo un Paese migliore. Non togliete la bandiera dell’Italia dalle finestre se mai, come ho fatto io, l’avete appesa lì ai tempi dei flash mob e degli inni cantati dai balconi. Tenete sempre vivo l’amore per la Patria che tanto avete osannato in questi mesi.
Rispettate sempre gli operatori sanitari che hanno sacrificato giorni e notti per salvare tante vite. Ricordate chi non c’è più e se ne è andato in silenzio. Con un occhio al passato, inserite la marcia e partite.
Lunedì. Cielo sereno. La strada è lunga ma noi abbiamo il pieno di benzina. Buon viaggio

2 pensieri su “Sul balcone

  1. Un ammiratrice mascherata

    Sono una Over70… ma leggere i tuoi pensieri, così simili ai miei … una carezza x ❤️ e speranza per il futuro , grazie

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