A casa nostra

Io non capisco tutta questa gente che vuole uscire in questi giorni difficili. Aldilà della salute, ma non vi fa male al cuore passeggiare per la città? Vedere le strade vuote. I posteggi insolitamente liberi. Camminare nel silenzio, interrotto solo dalle ambulanze, lí dove di solito è un via vai rumoroso e affettato. Incontrare persone con guanti e mascherina, conoscenti che attraversano la strada per non starvi troppo vicini, donne e uomini irriconoscibili dietro un velo. A me fa malissimo. Le poche volte che esco per la spesa o per un salto in ufficio a recuperare documenti per poi lavorare da casa, ecco quando succede mi viene il magone. I negozi chiusi. Il mio baretto del caffè di metà mattina serrato. Rientro in casa e ricomincio a respirare. Sí, sto bene in casa, perché quando sono nel mio nido mi illudo che sia tutto come sempre. Mi sento epicurea in questi giorni. Gli epicurei proponevano il “laze biosas”, il vivi nascosto, per evitare i mali del mondo. Ecco, facciamolo anche noi. E se non vogliamo tirare in ballo Epicuro, facciamo come dice Vasco e lasciamo tutto il mondo fuori. Guardiamo pochi notiziari, leggiamo, viaggiamo con un documentario, giochiamo con i nostri figli, lavoriamo da casa in pigiama, curiamoci di noi stessi. Lasciamo il dolore fuori. Non vuol dire fingere che non ci sia. Vuol dire essere consapevoli, coerenti, responsabili. A casa nostra.

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