Fastidio

Sabato sera. Cena in un locale alla moda in centro a Milano. Accanto a noi, una coppia di ragazze visibilmente attratte da una passione tangibile. Baci, carezze, limone duro a festeggiare ogni portata. Beate loro, commentiamo, l’amore che nasce ha una focosità che fatica a stare nei vestiti. Dopo cena, si accostano i tavoli al muro e si inizia a ballare. Le due innamorate sono le prime a lanciarsi in pista e si muovono con gesti sensuali. Il vestito già micro di una delle due, tutto di pizzo trasparente, sale sempre più e lascia praticamente scoperto il perizoma, dietro e davanti. Lei non se ne cura, anzi gira per la stanza mettendo in mostra le sue grazie. Bacia la compagna, ma ammicca anche agli uomini in sala. Ovvio che la notiamo, i due uomini al mio tavolo sono molto compiaciuti della cosa, noi due donne un po’ meno. L’idea di un amore focoso scarsamente trattenuto lascia lo spazio al fastidio per un esibizionismo che poco ha a che vedere con il romanticismo. Vanno avanti così per tutta la serata, intorno a loro un capannello di ragazzi interessati al loro perizoma e alla loro voglia di divertirsi.

Non sono una bacchettona, lo sapete. Sono una che non commenta gli altrui atteggiamenti e professo il vivi e lascia vivere. Ma questo atteggiamento mi ha infastidito non poco. Questo svilimento del corpo femminile. Questo sesso sbattuto in faccia (letteralmente). Questa mancanza di stile e eleganza. Queste donne fanno male ai noi donne. Al femminismo. Alle battaglie per un amore libero da pregiudizi. Queste donne fanno male a sè stesse. E non se ne rendono conto.

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Simone Biles

Una famiglia difficile. Simone Biles a tre anni viene affidata ai nonni perché i genitori, con problemi di alcol e droga, non sono in grado di crescerla. Per aiutarla in questa infanzia difficile, la nonna la iscrive a un corso di ginnastica artistica. Rivela subito un talento unico e vince, vince tanto. Si infortuna ma riparte, ogni volta. La accusano di doping, ma dimostra la sua innocenza. Dall’alto del suo metro e 43 brucia ogni record e dà il nome ad alcuni esercizi “the Biles”. Nel fine settimana, ai mondiali di Stoccarda, vince ancora, due ori, e sale a un totale di 25 in carriera finora. Nessuna mai come lei.

Un esempio per tutti noi.

Non importa da dove vieni ma dove vuoi arrivare. Non importa se cadi, ma quante volte ti rialzi. Non importa se ti sotterrano, tu devi risorgere, fino alla fine.

#simonebiles

La protesta a tavola

Tutte le mattine mi alzo all’alba per preparare pranzo e cena prima di andare al lavoro. Cerco di variare tantissimo gli alimenti, di usare prodotti di stagione, niente precotto, di cucinare sfizioso ma sano. Lo faccio per me ma soprattutto per i miei figli adolescenti, perché credo che sia fondamentale alimentarsi correttamente e in modo non monotono.

Ecco. Credete che sia apprezzata per questo? O almeno indifferente? Eh, sarebbe bello.

Mio figlio ieri sera mi guarda con aria schifata e mi chiede di smetterla di preparare roba sana. Che poi in tavola al momento c’era un risotto, una bistecca e carote di contorno. Che lui vuole mangiare come i suoi amici (?). Che lui è sfigato perché ha una mamma salutista e palestrata. Che tutte ste regole dello star bene non le sopporta e vuole una libertà alimentare.

15 anni, signori. 15 anni che mi faccio un mazzo cosí ai fornelli e avrei potuto vivere di toast, piadine, quattro salti in padella. Perché lui, ha aggiunto, ha bisogno di schifezze per fare massa, se no sarebbe pelle e ossa per colpa mia. Ci mancava che invocasse il telefono azzurro e avremmo concluso in bellezza. Sono un’aguzzina, amici miei, perché preparo manicaretti invece di arrivare a casa con il pacchetto del Mc Drive.

Come gli ho risposto? Semplice. Che vive con me. Lo mantengo io. Lo curo io. Lo vesto io. Mangia quello che trova nel piatto o si arrangia. La democrazia, in certi contesti, non va neanche presa in considerazione 😉

Io valgo

Io sono molto di più accidenti (ci stava un’altra esclamazione, ma mi dicono non sia da signora). Sono molto di più di quello che questa società crede. Dei suoi incasellamenti e dei suoi giudizi.

Prima di tutto sono una gran figa. Sì perchè portare avanti una famiglia con tre uomini, gestire colazioni, pranzi e cene in modo sano e senza ricorrere ai Quattro salti in padella, tenere la casa pulita e in ordine, pagare le bollette, le tasse, le scadenze, mantenere sotto controllo le visite di controllo di figli e marito, i loro impegni, sport, musica, varie ed eventuali, non è mica da tutti. Chiunque altro che non fosse una donna farebbe casini e dimenticherebbe dei pezzi. Perchè ci vuole una coordinazione unica per cucinare il risotto e nel frattempo girare le zucchine, apparecchiare la tavola, rispondere ad un messaggio di lavoro, aiutare tuo figlio nei compiti, svuotare la lavatrice. Altrochè ginnastica funzionale, questo è training femminile complesso, che impegna più neuroni di quanto voi possiate pensare. Multitasking.

Sono una gran figa anche perchè a questo sommo il lavoro in ufficio, sempre sorridente, pur con il fanculo nella fondina, le attenzioni per i genitori che va bene che invecchiano, ma a volte davvero mi chiedo come possano avermi cresciuta e ora non essere in grado di programmare i canali del televisore, la disponibilità con questo e quello, perchè sei figa ma anche altruista e dire di no non fa parte del DNA.

Figa, altruista, in forma. Sì perchè dopo due figli, tutti gli acciacchi che solo noi donne possiamo avere, il ciclo ogni mese, il pre ciclo e il post ciclo, il mal di testa, la cervicale, ecco, con tutto questo che noi donne abbiamo quotidianamente, frequentare una palestra è da donna tutta d’un pezzo. Che il divano ci chiama più che le Sirene Ulisse, ma noi siamo quelle che vogliamo il gluteo di marmo e le spalle da scollatura che non deve chiedere mai.

Che donne, cazzo! Ecco qui la parolaccia ci stava e se non sono una signora poco importa. Sono una donna del terzo millennio, una quarantenne tra tacchi e scarpe da ginnastica, che cade e si rialza senza mollare. Ti sembra poco?

Fatta di argilla

Ho scelto di volermi bene nel momento in cui ho capito che fosse il solo modo per sopravvivere in un mondo che non sempre te ne vuole. Quando ho capito che non possiamo continuare a cercare all’esterno la gratificazione di ciò che siamo, ma dobbiamo far leva sulla nostra autostima e imparare a riconoscere i nostri pregi e i nostri difetti. Ho compreso quanto sia importante ascoltare senza giudicare e vorrei tanto che questo fosse fatto anche per le mie azioni. Sto lavorando per riuscire a farmi scivolare addosso cattiverie e maldicenze, ma quando sei fatta di argilla come me, assorbi tutto quanto ti sta intorno e difficilmente lo riesci a far uscire. Vorrei dirvi che me ne sbatto ma non è così. Se te ne sbatti, non sei sensibile. E tra sensibilità e impermeabilità, scelgo la prima. Che mi fa piangere. Che mi fa incazzare. Ma che mi regala emozioni uniche. La vita si assapora emozionandosi.

Violenza

Seduta a tavola. Pranzo della domenica. Telegiornale di sottofondo. Ennesima notizia di un uxoricidio. Di nuovo una donna uccisa da un uomo da cui fuggiva perché non ne sopportava più la violenza. Chissà quanto le sarà costato andarsene di casa, con le loro tre bambine, piccole e incapaci di comprendere. Chiedere ospitalità alla sorella. Provare a mettere distanza per capire cosa stava succedendo al suo matrimonio. E trovare la morte per mano di chi amava, del padre delle sue figlie, di chi aveva abbracciato facendo progetti futuri. Di nuovo. E i soliti commenti. L’avrà tradito, avrà fatto la zoccola, con quella faccia lì. Li sentite anche voi, vero? E cosa c’entra questo? Se anche fosse? Motivo per uccidere? Quanta tristezza, quanta rabbia. La violenza come risposta al rifiuto. Quando cambierà tutto questo? Quando?

Donne con le palle

“Ma tu sei forte!” “Ma tu sei una tosta!” Quante volte ce lo siamo sentite ripetere? Con quel sottinteso che possiamo sopportare tutto e superare tutto. Un po’ è colpa nostra, è vero. Perché noi siamo quelle che non chiediamo aiuto, che ci arrangiamo, che pensiamo che i nostri siano problemi da nulla in confronto a quelli degli altri. Sorridiamo sempre, quando dentro abbiamo l’inferno, andiamo avanti, quando vorremmo chiuderci in camera sotto le coperte, ci rialziamo una, dieci, cento volte, da sole. Siamo le donne forti, quelle cosiddette con le palle, espressione che odio con tutto il cuore perché presume una mascolinità che non ci appartiene affatto. Già, forti. Così forti che piangiamo sotto la doccia per non farci vedere. Così forti che piangiamo in auto, con la musica a palla per non sentire il dolore. Così forti che guardiamo il telefono mille volte in attesa di un messaggio, un semplice come stai di un’amica, invece delle mille telefonate e whatsapp di lavoro e di richiesta di aiuto. Noi siamo così. Nemiche di noi stesse e circondate da una corazza che rende più pesante la solitudine. Non siamo forti, no, siamo solo delle testone complicate, che cercano carezze ma non sanno chiederle.

Il mio posto nel mondo

Che a un certo punto lo devi capire quale è il tuo posto nel mondo. Quali sono i tuoi talenti. Quale il tuo destino. Perchè da piccole vogliamo essere ballerine o astronauti, ma crescendo capiamo spesso che la vita ha in mente qualche cosa di diverso per noi. Io sono una che non si rassegna alla prima sconfitta. E neanche alla seconda, alla terza, alla decima. Cado, mi lecco le ferite e ci riprovo. A volte, però, sarebbe meglio sedersi e fare il punto della situazione. Perchè a volte proprio il pallone non entra in rete, anche se sei la squadra con i giocatori migliori. E allora ascoltare ciò che la vita ci suggerisce può farci riflettere. Capire che siamo forse portati per qualcos’altro e che nella nostra ostinazione non abbiamo valutato segnali importanti. L’intelligenza risiede anche in questo, nell’essere resilienti, nel cogliere le occasioni che la situazione ci propone. Soprattutto nell’essere disposti al cambiamento. Solo chi cambia, cresce. Solo chi cambia, migliora. Solo chi cambia capisce quale è il suo posto nel mondo.

#cambiamento