Coltellate

Una notte come tante. Di lavoro in strada. Magari con il cuore più leggero perché sei appena tornato dal viaggio di nozze e, si sa, i primi mesi dopo il matrimonio o di una convivenza sono quelli dei sogni, della lenta scoperta di un’intimità che rende tutto più sopportabile. Anche la pattuglia nella calda notte estiva romana. Un lavoro rischioso quello del carabiniere, mica è una novità. Nel rischio del mestiere c’è anche la morte, ma quella c’è in tanti lavori e, se hai paura, è la fine. Poi tutto precipita e la vita di un giovane pieno di sogni non c’è più. Non per un colpo partito per caso. No. Questo mi sconvolge più di ogni altro aspetto di questa vicenda. Otto coltellate. Quanta violenza ci vuole per affondare un coltello in un altro corpo, una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto volte? Con la mano che si bagna del sangue dell’altro. Con il ferito che ti guarda e cambia colore. Che rumore fanno queste coltellate? Tremendo. Primordiale. Da lasciare senza parole. Il tutto per uno stipendio non certo d’oro e sfidando ogni giorno la diffidenza della gente. Perché in Italia manca anche questo, il rispetto per le forze armate, per quegli uomini e donne che fanno questo lavoro per difenderci e spesso sono sviliti, insultati. Onore al vice brigadiere Mario Rega Cerciello. Nessuno restituirà la sua presenza alla moglie, nulla giustificherà una morte così inutile, tutti i discorsi in effetti sono superflui, a partire dal mio. Silenzio allora. E rispetto, tanto.

#marioregacerciello #carabinieri

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