Cambiare

Se vuoi cambiare, fallo. Siamo tutti bravi a trovare scuse per non farlo. A dare la colpa a questo e a quello. Alle circostanze, al tempo, alla famiglia, all’amore. Scuse perché cambiare non é semplice. Vuol dire imboccare una strada nuova senza sapere se ci porterà all’inferno o in paradiso, mentre il quotidiano che non ci soddisfa rimane un limbo conosciuto che tutto sommato non riserva grandi sorprese. Se vuoi cambiare, chiudi gli occhi e buttati. Assumiti la responsabilità dei tuoi atti e metti in conto il fallimento. Per quello che ne so, meglio provare e fallire, che non provare mai.

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A te ❤️

A te che sei stanca e hai esaurito i motivi per andare avanti.

A te che hai accantonato troppi sogni e hai rinunciato a desiderare.

A te che metti davanti le necessità degli altri da così tanto tempo che non ricordi più le tue.

A te che sei un vulcano, silente, eppure in fermento nel profondo.

Ecco a te, dico basta.

Basta rimandare.

Basta accettare.

Basta sentirti frustata.

Riparti. Adesso. Da dove? Da un piccolo desiderio accantonato. Inseguilo e realizzalo.

Gratificati e poi dedicati a un altro sogno.

Non farai mancare nulla agli altri, ma ritroverai te stessa.

É così.

Provaci.

Ti farà sentire viva. Viva e forte, come non mai.

Non hai nulla da perdere, ma solo da guadagnare.

La tua vita.

Prince

Credo che Lady Diana si stia facendo una risata, mentre brinda alla nascita del nipotino, figlio di Megan e Harry. Lo hanno chiamato Archie. Sì, Archie. Non Edward, Richard, Charles. Archie, come il protagonista di un fumetto americano, rosso di capelli come il suo nobile papà, yankee come la sua glamour mamma. E di secondo nome, perché i principi ne hanno sempre almeno due o tre, Harrison. Come Harrison Ford, Indiana Jones, insomma, a presagire un futuro inquieto come quello del papà, che non ha mai negato di preferire i festini alle riunioni a Buckingam Palace. Ma Harrison vuol dire anche Harry-son, figlio di Harry, mica che a qualcuno vengano dubbi di paternità, come quelli su cui i tabloid hanno lucrato, insinuando che il fulvo Harry non sia figlio di Carlo, ma dell’aitante maggiore Hewitt. Immagino solo i commenti di Filippo Mountbatten a sentire il nome “Archie”, non riportabili perché poco noblesse oblige, e della Regina, che neppure uno dei suo adorati cani corgi avrebbe chiamato con un nome tanto popular. E Diana, abbracciata a Wally Simpson, che se la ride, di fronte a una nuora afroamericana, attrice, divorziata, spendacciona, ribelle, attivista, moglie del suo piccolo Harry, che seguiva la bara a testa bassa senza capire cosa fosse successo alla mamma. La Corona, a denti stretti, tutto sommato ringrazia, perché queste due donne borghesi, Kate e Megan, che hanno sposato i principi, sono manna per le casse inglesi e attuano alla perfezione la tendenza moderna del “purché se ne parli”. Benvenuto piccolo Archie Harrison Windsor-Mountbatten. Dio salvi la regina.

Famiglia del Mulino Bianco

Vi ricordate la Famiglia del Mulino Bianco? Quella che sembrava perfetta e sempre sorridente? Così tanto che l’espressione “famiglia del Mulino Bianco” è entrata nel parlare comune ad indicare un ideale che non esiste. Eppure, cosa proponeva di così strano? Persone che andavano d’accordo, in una cucina modesta come tante, che facevano colazione intorno a un tavolo e scambiavano due chiacchiere. In un mondo dove però la famiglia pareva andare a rotoli, quella sembrava davvero un’utopia. Sembrava e sembra. Però. Però oggi nei social imperversa un’altra famiglia. I Ferragnez. Figli di The Truman Show e del mondo digitale. Che a me pare ancora più finta di quella del Mulino Bianco. Per carità, beati loro, ma il mondo dei comuni mortali è lontano migliaia di chilometri. A vedere tutte quelle rose regalate da lui a lei per il compleanno, io, che ne tollero al massimo tre per volta, che poi sfioriscono ed è un peccato, mi sono chiesta dove le metteranno. E perché tante così. Pure sul suo vestito. Per non parlare del fatto che sono già marito e moglie e sono davvero pochi gli uomini che al compleanno, dopo che gliela hai data e gli hai giurato amore eterno, svuotano tutti i negozi di Interflora per riempire la casa dei fiori della passione. L’eccesso fa notizia nel mondo di oggi e loro davvero sono la nuova famiglia del Mulino Bianco. Che la colazione se la fa preparare dalla domestica e poi ne fa una story, taggando i parenti, tracciando il luogo, ricavando percentuale su marca dei biscotti, della tovaglia e pure dell’intimo che si intravede sotto al pigiama.

Naturalmente, grazie

Chi di voi usa photoshop? Siate sinceri, dai. Non ditemi che non vi siete mai allargati, allungati, snelliti, svecchiati. Io non l’ho mai usato perchè non amo ciò che è finto e artificioso. Per cui non mi piacciono i filtri e ritocchi di nessuno tipo, anzi tendo a cercare di rendere sempre più nitide le foto perchè voglio che mi vediate bene. Con le mie rughe, con le rotondità o le mancanze, come sono insomma. Eppure il mondo è pieno di fotoscioppati (italinizziamolo va!), soprattutto modelle, fashion blogger, personaggi famosi vari e il resto del mondo lì, a cercare di essere belli, in forma, senza rughe, senza pancia, senza ciccia, senza senza, ma davvero, non grazie alla gommina magica del programma informatico. Sforzo apprezzabile, se motivato dalla ricerca del benessere, un po’ meno se insegue modelli irraggiungibili, perchè in parte artefatti.

Ve ne rendete conto, vero? Ecco perchè ho salutato con positività la campagna di H&M, una trovata pubblicitaria che almeno riduce l’uso di filtri e ci dà un’immagine più vicina a reale. E magari smetteremo di farci male per un’ideale che non esiste. Questo non ci autorizza a mettere da parte tutti i buoni propositi e a poltrire sul divano, ma restituisce dignità al nostro specchio. Che riflette il più delle volte donne normali, che hanno partorito, che amano la buona tavola, che mangiano come capita perchè devono lavorare, curare i figli, la casa, correre di qui e di là come trottole, e perchè, caspita, cosa c’è di più buono di un bel piatto di pasta e di una pizza, che non hanno i soldi per massaggi, creme, cremine, ritocchi del chirurgo, parrucchiere ogni due giorni, ma ce la mettono tutto per essere presentabili ogni giorno. Ecco. Queste sono le donne che ci piacciono. Vere. Verissime. Bellissime nella loro originalità. Fiere del loro modo di essere e di pensare, perchè questo è ciò che resterà un giorno di loro, la loro essenza profonda. Curate la vostra anima, la vostra mente, e risplenderete di una luce che sarà l’unico filtro di cui avrete davvero bisogno.

Scelte

Credo che la vita sia un continuo susseguirsi di scelte, cambiamenti, adattamenti a volte. Che non vuol dire rinnegare ciò che è stato, ma correggere il tiro in base al momento e cercare di sentirsi bene con se stessi, ogni giorno.

Credo che si debba avere il coraggio di chiudere una porta e di aprirne un’altra, anche se piena di incognite o, forse, proprio per quello. Non è stando fermi che si avanza, ma prendendo il rischio di esplorare vie nuove.

Credo che ci si debba fermare a riflettere su come stiamo impegnando il nostro tempo e trovarci un senso, sempre. Un senso nostro, anche incomprensibile ai più, ma una ragione per cui viviamo così, altrimenti è solo sopravvivenza.

Credo di aver vissuto più adolescenza a quarant’anni che a diciassette, quando l’anoressia si è portata via i sogni e le illusioni di una che non poneva limiti nella fiducia nel mondo. Ho recuperato il tempo perso e rimesso le cose in pari. C’è stato il tacco 12, la voglia di apparire, i social, l’iperconnettivitá. Il topo da biblioteca ha tolto gli occhiali e ha voluto vedere se qualcuno si accorgeva di lei. Rivalsa? Sfida? Non lo so. Mi andava così. Era il mio senso in quel momento.

Ora però sono sicura (non credo solamente) di voler tornare ai miei libri, ai miei studi, in una dimensione meno da velina e più attinente a ciò che mi piace. Scendo dai tacchi, ma continuo a indossarli, inforco gli occhiali e continuo quella strada che, chi mi conosce, sa essere la grande passione della mia vita: studiare, raccontare, scrivere.

Ovviamente Lacolli resta qui. Io sono Lacolli. Lo sono sempre stata. Come ognuno di noi, mostro ogni giorno un pezzo di me, perché l’essere umano cela la sua bellezza nella sua complessità. Resto in tv, perché “Le regole dello star bene” mi danno possibilità di fare cultura e servizio per tante persone, per un ambito fondamentale, il loro benessere.

Perché scrivo questo? Me lo sono chiesta. In effetti a voi che frega cosa mi passa per la testa? Mah. L’ho fatto perché ci sono persone che mi seguono e meritano coerenza, attenzione, verità. E perché così mi sono chiarita anche io.

Un senso. Il vostro senso. Trovatelo e andate avanti. Senza guardare indietro. E tutto sarà più facile.

Che belle le donne!

Le donne. Ma quanto sono belle le donne?

Quelle che si alzano la mattina arruffate, dopo una notte insonne per l’ennesima febbre del piccolo di casa. Che poi si guardano allo specchio e decidono di toglierli tutti, gli specchi intendo, perché meglio non vedere.

Quelle che preparano quattro colazioni diverse, the, caffè, latte, biscotti, pane, marmellata, ognuno ha il suo gusto. Borbottano, oh se borbottano, da domani vi arrangiate, e poi sono lì, tutte le mattine, a svegliarsi per prime e a coccolare i loro amori.

Quelle che vorrebbero essere più magre, ma non troppo, perché poi si vedono le rughe, più muscolose, ma non troppo che poi non è femminile, più eleganti, ma non troppo che poi invecchia, più bionde, più more, più rosse, più più…

Quelle che il tempo passa e chi se ne frega e poi spendono i risparmi del mese per un siero magico che dovrebbe fare effetto da stiro sulla pelle e invece poi sembra che le rughe si vedano di più.

Quelle che vivono in conflitto fra lavoro e famiglia, fra amore e libertà, costrette a scelte che vorrebbero evitare ma che presentano sempre il conto.

Che belle le donne! Ma quando se ne renderanno conto?

Siate

Vi diranno che non ce la farete, e io invece vi dico che dovete provarci.

Vi diranno che dovete essere magri, sempre giovani e perfetti, e io invece vi dico che dovete solo imparare a star bene nella vostra pelle.

Vi diranno che ormai è tardi, e io invece vi dico di crederci fino alla fine.

Vi diranno tante cose, offrendo la soluzione facile e comoda, e io invece vi dico che solo voi siete il metro di voi stessi e che le soluzioni facili non esistono, esiste solo l’olio di gomito.

Vi diranno non si può, e voi chiedete perché, vi diranno non si fa, e voi chiedete perché. Ragionate con la vostra testa e non fatevi abbindolare da quelli bravi a parlare.

Siate liberi.

Siate coraggiosi.

Siate sinceri.

Siate veri.

Sporcizia

Nel nostro Paese, quello che manca è il rispetto per il bene pubblico. Insudiciamo senza problemi le strade, i bagni, i treni, non rispettiamo i divieti, ce ne freghiamo di ciò che c’é fuori dalla porta di casa. Poi passiamo ore con il Vetril in mano per lustrare i vetri, con il detergente del water per avere toilette luccicanti, a riordinare casa, a vestirci bene e a pulirci le mani con l’amuchina. Fate un viaggio in Europa, in Germania, in Inghilterra, in Danimarca, dove volete. E vedrete la pulizia delle strade e il rispetto della cosa pubblica. Ecco. Oggi al supermercato, tra carrelli riposti male e cartacce per terra, ho pensato che quando inizieremo ad amare il nostro Paese e la terra che calpestiamo sarà sempre troppo tardi.

#bellitalia #rispetto