Una nuova me

Ho imparato ad accettare i miei difetti senza rassegnarmi a cercare di migliorare ogni giorno.
Ho imparato che ogni età ha la sua bellezza e che le rughe sono lo specchio delle nostre emozioni.
Ho imparato a rialzarmi ogni volta che cado e a chiedere aiuto prima di tutto a me stessa.
Ho imparato ad amare la natura e la bellezza del creato, meravigliandomi di fronte ad essa come un bambino che ha appena iniziato a camminare.
Ho imparato che non si finisce mai di imparare e che la cultura è una ricchezza che vale più di qualsiasi conto in banca.
Ho imparato a salire sui treni che mi passano davanti, senza farmi troppe domande, perchè nella vita…only the brave…
Ho imparato che mens sana in corpore sano è il mio vademecum esistenziale e che l’allenamento di corpo e anima vanno di pari passo.
Ho imparato tante cose ma non so nulla in fondo. So di non sapere e questo mi spinge a voler conoscere, conoscere e ancora conoscere.
A 44 anni forse sono meno tacco 12 e più riflessiva.Una nuova Colli. CC. La Colli Cultura.
Ma poi mi scappa da ridere…perchè l’autoironia è un’altra componente fondamentale di ciò che sono.
Se vi va seguitemi. Non prometto niente, solo tanta sincerità 😉

 

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Cicatrici

Giorni in cui sanguina il cuore. Un’emorragia lenta, che non riesci a fermare. La combatti con la musica a palla. Con i libri che più ami. Con il sudore della ghisa. Ma continua a bruciare. Pian piano il sangue si fermerà e resterà la cicatrice. Un tatuaggio che non hai cercato nè voluto. Ma che sarà lì a ricordarti che certi dolori ci cambiano per sempre.

Donne

Le donne. Una vita che parlo di donne e ancora non le ho capite. Forse perchè, prima di tutto, fatico a capirmi e questo rende l’impresa alquanto ardua. D’altra parte, quale donna si capisce fino in fondo? Quale è così sicura di se stessa da non avere dubbi sul suo essere e il suo apparire? Le donne, per come le conosco, sono instabili, volubili, sensibili. Le donne sanno essere di una perfidia inimmaginabile per un uomo, sono figlie di Medea, vendicative e inarrestabili. Le donne sono però anche deboli, indifese, e quando amano…eh, quando amano, non esiste altro. Amano con la testa prima che con il corpo, si danno senza remore, rivoluzionano tempi e situazioni, ridisegnano il futuro. E poi piangono. Ma quanto piangono le donne? Di rabbia, di dolore, di frustrazione, di disperazione. Piangono così tante lacrime, da pensare che il corpo femminile ne abbia in dotazione più di quello maschile. Piangono e poi si rialzano. Una, due, tre, dieci, venti volte. Si vestono, si truccano, indossano un paio di tacchi e ripartono alla conquista del mondo. Le donne sono il miracolo della vita, misteriose e pericolose allo stesso tempo, madri, mogli, compagne, figlie, mille ruoli, un solo cuore. Grande. Noi, le donne.

Invecchiare

Invecchiare è forse anche questo. Scoprirti disillusa, sí proprio tu che fantasticavi più di chiunque altro. Perdere un po’ di fiducia nel prossimo, quando una volta ti aprivi al mondo totalmente, senza remore. Cogliere la realtà delle cose più velocemente, nel suo aspetto più crudo, mentre prima ti crogiolavi nella superficie coccolosa delle situazioni. Invecchiare non è questione di rughe sul volto. No. Quelle raccontano la nostra storia e hanno il loro fascino. Invecchiare è una questione di rughe sul cuore, tagli profondi che rendono il battito meno veloce, più riflessivo, quando invece era così tonificante sentirlo palpitare per ogni emozione, tum tum tum. Invecchiare é diventare saggi, dicono. Bè, ridatemi la mia stolta gioventù.

Dylan

Dylan era come Fonzie, Maverick, Mayo. Uno di quelli che hanno nutrito l’immaginario di noi ragazzine sognatrici. Avevo il poster in camera, lui, bello, il giubbotto di pelle, il ciuffo alla James Dean, lo sguardo serio, velato di tristezza. E Beverly Hills era l’appuntamento fisso per noi ragazzine degli anni 90, che non avevamo Instagram, Facebook, Netflix. Ma c’erano Brenda, Brandon (che fantasia sti nomi per due gemelli…), Donna, Kelly, che ci facevano sognare ed erano amici da imitare. “È morto Dylan” ho detto a mio marito. “Ma chi era Dylan?” Mi ha chiesto mio figlio. “Come chi era Dylan? Era Dylan” gli ho risposto. Quel pezzo di adolescenza tra i primi baci e le Smemo piene di scritti e adesivi, il chiodo e le felpe della Best Company. Bello, dannato, mitico. No, Dylan non è morto. Quelli come lui non muoiono. Vivono per sempre nel cuore delle ragazzine che li hanno amati.

#lukeperry #dylan