Una prigione chiamata cibo

Un pensiero speciale va in questi giorni a tutti coloro che soffrono di disturbi alimentari. In un periodo come questo, in cui la convivialitá è all’ordine del giorno, tra cene aziendali, pranzo di famiglia, aperitivi con gli amici, chi soffre di anoressia, bulimia, binge eating, vive uno stress particolare, fatto di sensi di colpa, di strategie per non trasgredire a quella voce che da dentro ti comanda, di sensazione continua di avere tutti gli occhi su di sè. Una prigione. Questo sono i disturbi alimentari. Sempre. In questi giorni ancor di più. Un marchio a fuoco che ti senti addosso e che vorresti da un lato cancellare, dall’altro palesare a tutti, per urlare “aiuto, non ce la faccio più”. Ecco. Un pensiero per voi. Perché sotto l’albero possiate trovare la forza di chiedere quel benedetto aiuto, di risalire la china, di allungare la mano verso chi potrà liberarvi da questa prigione. Dipende solo da voi. Vivere il Natale con gioia, pensando solo a regali, coccole, momenti con chi amate, senza che il computer calcolacalorie che ha invaso la vostra mente vi tormenti. La risalita è dura. Ma il panorama, una volta in cima, è davvero bellissimo. Buon Natale ❤️

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5 pensieri su “Una prigione chiamata cibo

  1. Bellissimo post, ho sofferto di disturbi alimentari per più di 15 anni. Da molti anni ne sono fuori sono uscita dal loop. Ma le feste mi ricordano sempre di essere una bulimica anoressica. Il marchio nel cervello non lo leva nessuno. Vivi bene, meglio, sai come combattere, ma sai di esserlo a vita.

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