Destino

Stai lì, attonita. La forchetta in mano con sopra qualche chicco di riso e nell’altra il telecomando con cui hai appena sintonizzato sul tg.

Deve esserci uno sbaglio. Non può essere il notiziario questo. Deve essere un film, uno di quelli con gli effetti speciali, elicotteri che cadono, auto che carambolano sulle strade, ponti che crollano, urla in sottofondo.

E invece no. È tutto vero.

E il pensiero corre veloce a quella stessa sensazione di incredulità che ti aveva colto nel 2001, l’11 settembre.

Non può essere vero, solo al cinema succede, e a volte neanche lí. Come può essere? Che mentre viaggi con la tua auto il ponte ti si sgretoli sotto? O che tu lo veda frantumarsi davanti a te mentre molli la macchina e corri indietro. Così come non pareva vero che aerei potessero schiantarsi contro grattacieli nel centro di una città.

Attentati, incuria, fatalità. Le cause verranno analizzate da chi deve farlo. Ma sempre più spesso la realtà supera la fiction, in tragedie che lasciano così, a bocca aperta. Che ci fanno arrabbiare, inorridire, riflettere, spaventare. Perché tutti noi potevamo essere su quelle auto, in quei grattacieli, in quelle strade. E questi dolori sono anche i nostri, ci devastano dentro, perché noi siamo solo stati più fortunati e le Moire sono sempre al lavoro, nel loro tessere i destini, incrociarli, reciderli al momento stabilito.

Attonita. La forchetta in mano.

Un pensiero.

Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie.

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Un pensiero su “Destino

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