La cultura è l’unica droga che crea indipendenza

Ieri ho sistemato dei faldoni in un armadio e, aprendo cartellette e raccoglitori, ho rivisto vecchie pagelle, attestati, carte, che mi hanno trascinato in un vortice di ricordi. Ho sempre amato studiare e la mia adolescenza è stata animata davvero da “uno studio matto e disperatissimo”. Cercavo risposte nei libri, trovavo domande su cui riflettere per ore, storie di grandi condottieri, rime perfette di poeti immortali, pagine che si sono tatuate nella mia mente. Ho amato i greci e i latini con una passione totale, e loro mi hanno ricambiato come il più dolce degli amanti, regalandomi la letteratura, la filosofia, la tragedia, che per me, per dirla con Tucidide, sono diventate “un possesso per sempre”. Tradurre un brano era la sfida quotidiana per comprendere il senso profondo di quel testo, arrivare alla parola giusta, renderlo mio, riscriverlo nella mia lingua e non dimenticare mai cosa portava con sè. Perché la cultura non è un elenco di nozioni, ma un approccio all’esistenza che significa curiosità, meraviglia, attenzione, voglia di nutrire il proprio spirito. La cultura è la più potente delle armi contro le violenze e i soprusi, ci rende forti e consapevoli, colora il nostro mondo di sfumature tutte nuove perchè porta con sè il pensiero dei secoli. Leggete, studiate, osservate. Non permettete di farvi confondere con i paroloni vuoti, non accettate senza conoscere a fondo, non fermatevi all’apparenza. Perché, come ho letto da qualche parte, la cultura è l’unica droga che crea indipendenza.

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A furia di tirar la corda, si rompe

Sono una di quelle che dá sempre un’altra possibilità. Ad amori, amicizie, rapporti di lavoro. Perdono tutto e di più. Mi metto in discussione e mi interrogo su quali siano le mie responsabilità se qualche cosa non sembra più funzionare. Trovo mille giustificazioni per l’altrui comportamento e nessuna per il mio. Fino a fare decisamente la figura della sprovveduta e dell’ingenua. Che, per inciso, non sono. È che ci credo nei rapporti, soprattutto quelli in cui ho investito, e non mi sembra possibile che altri invece li calpestino senza riguardo, approfittando della mia disponibilità. Poi, improvvisamente, dall’oggi al domani, chiudo la saracinesca. Cancello la persona in questione. Non mi arrabbio più. La corda, a furia di tirarla, si rompe, mi diceva sempre mio papà. Ecco, quando il livello è colmo, dopo mille rinvii, io chiudo. Senza appello. La mia mente, il mio corpo, il mio cuore diventano impermeabili e rifiutano quello che prima cercavano. Perché sono buona ma non ciula. E, come tutte le persone buone, quando mi stanco, è davvero per sempre. Con dolore. Ma per sempre.

Terza media

Seduta in una panchina sotto al viale, aspetto che mio figlio termini l’esame orale di terza media. Non ha voluto che entrassi ad assistere, già tanto che mi abbia permesso di accompagnarlo, ma io ho sempre fatto lo stesso. Non ho mai voluto nessuno ad assistere alle mie prove, nessuno dei miei affetti intendo, me la sono sempre voluta vedere da sola, ho sempre avuto il timore che mi sarei emozionata troppo. Qui fuori, un vagone di pensieri. Lui piccolo, appena nato, e la fatica di farlo uscire, che non mi capacito mai di come uno scricciolo come me abbia potuto contenerlo. Poi lui, con i libri in mano, sempre, libri nascosti sotto al letto, libri a tavola, libri in auto, libri, giornali, giornalini. DNA. Il mio. Passione totale. E poi io. Alle medie. Il ricordo delle emozioni da adolescente. In questo stesso viale, dove sono seduta ora. Non mi commuovo. Non so come è, ma io non ho mai pianto per i traguardi dei miei figli. Sorrido. Felice. Fiera di loro e di ciò che sono. Nella speranza che imparino ad essere liberi, ma rispettosi degli altri. Ambiziosi, ma mai cinici. Forti, ma non prepotenti. Unici e consapevoli di esserlo. Belli, come solo una mamma può vederli.

Sfortuna e caffè

Ci sono giorni in cui spegnere la sveglia e restare a letto sarebbe la scelta vincente. Quelli in cui lo capisci fin dal buongiorno che saranno in salita. Come oggi. Entro in cucina all’alba e punto dritta verso i fornelli. Caffettiera preparata la sera prima. Accendo il gas e intanto prendo albume, farina d’avena, cannella per farmi il pancake. Intanto che nel padellino cuoce il pancake, scaldo il latte e aspetto che salga il caffè. Ci mette un po’ oggi. Strano. A un certo punto, puzza di bruciato. Guardo la caffettiera e vedo che il manico si è fuso. E pure l’anellino per alzare il coperchio. Diossina nei polmoni di prima mattina e astinenza di caffeina. Spengo tutto e, ustionandomi tre dita, metto la caffettiera nel lavello. Troppo leggera. Perfetto. Con la testa con le nuvole come al solito, mi sono dimenticata di mettere l’acqua…iniziamo bene. Penso. Va bè il caffè lo prendo al bar. Mi lavo. Mi vesto. Ho un appuntamento presto oggi. Sto per uscire, non ci sono le chiavi di casa. Cerco ovunque. Nella borsa. In bagno. In sala. Niente. Chiamo mio marito che, serafico, risponde “Amore, ho io due mazzi. Scusa. Ti amo” Sì, ok, mi ami, ma io sono bloccata in casa e devo uscire. Chiamo mia suocera, che fa buon viso a cattivo gioco e mi porta il suo mazzo. Sono già in ritardo di una vita. Esco di casa, vado in cantina, gomma della bici bucata. Sono le 8.30 e mi girano già a mille. Nel frattempo, si somma l’ennesima delusione da parte di una persona che ho aiutato e che risponde con uno sgambetto. Voilà. Sto seriamente pensando di tornare a letto. Che se questo è l’inizio, non oso pensare a come andrà avanti la giornata. Ma sono una temeraria e non mi fermo. Che se la sfortuna mi ha preso di mira, l’unico modo è combattere. E farsi una bella risata 😜

Non se ne può più

Stanca e incazzata. Una trottola sempre in pista, un criceto nella ruota che corre corre e non arriva mai. Quante volte ci siamo sentite così? Incapaci di dire di no. Incapaci di metterci al primo posto. Incapaci di fermarci un attimo solo per vedere che effetto fa osservare gli altri che corrono. E quando ci abbiamo provato, a dire di no, ci siamo sentite dare delle egoiste, abbiamo notato sguardi di rimprovero, come se ci fosse una frecciona sulla nostra testa. Lei, sì lei, non ci ha aiutato. E basta, caspita. E uso caspita e non cazzo perchè mi dicono che non si dice. Sì perché in questa corsa per arrivare a esserci per tutti, per i figli, per il marito, per i genitori, per i suoceri e i parenti tutti, per il lavoro, per gli amici, ecco in questo delirio devi anche essere educata, carina, fine e sorridente. Una signora. Quando invece hai un fanculo in canna e già ti vedi con il vestito bianco come la Bertè a cantare “non sono una signora”, non rompete e datemi tregua. Ecco. Che poi fai le sfuriate a figli e marito e ti guardano con i loro occhioni innocenti, mentre servi la cena sbattendo i piatti e urlando come una pazza, e ti dicono che devi farti curare, da uno bravo. Dura Il tempo di una sera. La mattina sei già come l’orsetto della duracell in pista per tutti. E se vai in palestra ti rinfacciano che, se hai il tempo di fare quello, vuol dire che poi non sei così presa. Mica capiscono che ci vai per sfogare un’energia nervosa che potrebbe illuminare una città. La colpa é nostra in fondo, e questo ci fa arrabbiare ancora di più. Eppure dobbiamo imparare. A dirli sti no. Per noi. Per non fondere. Per respirare. Che sempre in apnea si finisce per affogare….

Siete unici, ricordatelo

Cerchiamo per tutta la vita il consenso degli altri e finiamo così per allontanarci da noi stessi. Perché è evidente che, in una società civile, il successo è spesso determinato dalla valutazione altrui. Ma questo non deve mai farci perdere di vista chi siamo. La nostra unicità. E invece tendiamo sempre ad essere la copia sbiadita di altri, di quelli che ci sembrano essere i vincenti, mentre noi ci sentiamo sempre in dubbio, in forse, insoddisfatti. In questo modo il fallimento è però sicuro. Le copie non hanno nulla di originale, anche se perfette. È nella imperfezione del nostro essere che c’è la chiave del successo. In amore, nel lavoro, nel quotidiano. Impariamo ad accettarci e a far conto sull’immagine riflessa nello specchio, noi, il nostro miglior alleato. Saremo criticati, invidiati, ignorati, magari anche insultati. Ma lo saremo per come siamo, non per l’illusione che vogliamo essere. Siete unici, ricordatelo. Siete imperfetti, accettatelo. Siete speciali, convincetevi. E come voi tutti gli altri. Per cui rispettate sempre chi si siede accanto a voi senza perdere la vostra dignità. Non importa cosa diventerete nella vita, ma chi sarete. E questo, nel bene o nel male, sarà tutto solo vostro.

Oggi non ho tempo

Un giorno senza pensieri. Non è semplice ma si può. Allontanarli e cercare di pensare solo a sè stessi. Lo dice anche Vasco, oggi non ho tempo, oggi voglio stare spento. Io invece voglio solo spegnere ciò che da ansia. Il lavoro. Le scadenze. Le incomprensioni. Il senso di inadeguatezza. Il vorrei ma non posso. Per oggi no. Oggi ci sono solo io. E il bisogno, la necessità urgente di volermi bene. Di allontanare problemi e delusioni. E lasciare scorrere la vita. Leggere un libro. Prepararmi qualcosa di buono. Aprire una bottiglia per festeggiare me stessa e questa bella giornata di sole. Alzare il volume della radio. Spegnere il telefono. Sfogliare un album di vecchie fotografie. I problemi non li cancelli, ma affrontarli domani in fondo non cambia nulla. Oggi voglio guardarmi allo specchio e sorridere alle mie rughe. Fiera del poco che sono ma che è qualche cosa. Sono io. Padrona della mia vita. Oggi. Domani ci penseremo.

Creme e cremine

Ogni volta che devo partire litigo con il beauty. Perché mi sforzo di essere essenziale ma lui è sempre troppo piccolo. E non sempre ho in casa i campioncini delle duemila creme che uso. Che non potrò mica andare via senza idratante per il viso? Senza contorno occhi? E il siero? Metti che poi a cena faccio l’incontro del secolo ho bisogno di quella crema che tira la pelle come un lifting e ti fa sentire ingessata ma levigata. Per non parlare del corpo. L’anticellulite lo lascio a casa sto giro. Sì. Pesa troppo. Poi però penso che tanto il beauty pesa già più di un bagaglio a mano in aereo per cui è meglio portare anche l’unguento miracoloso che dovrebbe allontanare lo spettro della buccia d’arancia. E poi idratante, solare se vado al mare, burrocacao per la montagna, maschera veloce nel caso di botta di sole, perfino la crema mani che non uso mai ma chissà che nel week end decida di idratare anche le zampe di gallina. E poi il profumo, il deodorante, il balsamo, due smalti anzi tre, le lenti a contatto, gli elastici, forbici pinzetta tronchesino. Spesso travaso in contenitori piccoli per ottimizzare spazio, poi sbaglio la mira e la crema, che costa quanto un rata dell’auto, cade nel lavandino. Panico. Cerco di tirarla su con il dito e recuperare tutto il possibile. Il resto lo spalmo e rispalmo sul viso, che non si spreca nulla. A volte però i contenitori sono tutti uguali e mi metto il balsamo dei capelli in faccia e il latte detergente in testa. Ma vabè. In fondo non va di moda l’olistica? In fondo non sono sempre io? Alla fine farà tutto effetto in un modo o nell’altro. Forse. Comunque mi illuderò che sia così. E nella vita l’importante è crederci. Sempre. Anche mentre tuo marito ti dice un parere perché il borsone per un week end pesa quanto la lavatrice. Amore è per essere bella per te, gli dici. I commenti in risposta ve li lascio immaginare….

Non è tempo per noi (Ligabue)

Questa canzone. Di tanti anni fa, di tanti concerti fa, con gli accendini in mano e senza le foto con i cellulari. È risuonata nella mia mente più volte questa settimana. Ascoltando, anzi leggendo, un amico, che mio malgrado la chat ha spesso sostituito un caffè insieme. La difficoltà del quotidiano, i tanti troppi problemi per restare a galla, i sogni che si scontrano con il conto in banca, con le scelte sbagliate del passato, con la ricerca mai soddisfatta di un’anima affine cui stare abbracciato la notte. E tu che gli dici ma non fare così, devi lottare, fare, reagire, vivere. Io ci sono. Tante belle parole. Perché a volte è così dura che le parole suonano vuote e ti senti stupida. E non è tempo per noi e forse non lo sarà mai. Quelle strade troppo strette, diritte per chi vuol cambiar rotta e le confidenze di un’amica imprigionata in un reale che non la soddisfa, in una relazione deludente, che una volta dava adrenalina e ora genera solo discussioni. Ma cambiare quanto è difficile! Vuol dire prendere e ribaltare la propria esistenza, mettere in dubbio passato e presente, rifare tutto senza la certezza che poi vada bene. E allora meglio il limbo della routine, senza sorprese. Che andare va bene, pero’ a volte serve un motivo. Ecco un motivo. Perché non può essere tutto qui. Non può essere solo questo. Non è tempo per noi le ha detto lui. Sì così. Ha gettato la spugna e ha smesso di lottare. Di inventare appuntamenti, scuse, impegni per poterla vedere. Non è tempo per noi e forse non lo sarà mai. E l’ha lasciata lì. Sola.

Eppure questa canzone del Liga mi ha sempre spronato. Non è tempo ora ma lo sarà. Presto. Per noi. Per me. Per i miei sogni. Per la tua rivoluzione. Pazienza. Perseveranza. Fiducia. Coraggio. Mai mollare ragazzi. Mai

Se non dai il massimo non iniziare

A Natale mi è stata regalata un’agenda, una di quelle con gli stickers da attaccare, le pagine colorate, gli adesivi a forma di cuore. Insomma un diario da adolescente perfetto per me che adolescente non sono più da trent’anni ma che sono mentalmente in una fase di prepubertà incosciente. Uno dei pregi di questo quadernetto sono le frasi in calce ad ogni pagina, le tipiche banalità di cui ci dimentichiamo e che invece potrebbero davvero ispirare una giornata intera. Oggi leggo “Se non dai il massimo non iniziare”. Come non essere d’accordo? Non ho mai avuto un grande spirito agonistico, non mi interessa battere gli altri no, mi interessa superare me stessa. Alzare di continuo l’asticella. Mettermi alla prova. Non sono neanche a metà di un progetto che ne ho già in mente un altro. Non che sia una dote inteso. Che il più delle volte non so godere del presente tanto sono proiettata nel futuro. Ma così è. Una spinta continua. Un rassegnarsi mai. Un cercare di fare meglio, e poi ancora meglio. Perfezionista. Sì. Nel lavoro, che un testo non esce se non l’ho letto e riletto, tolto le ripetizioni, analizzato gli effetti. In palestra, che gli esercizi o li svolgi bene o vai a casa e se hai voglia di chiacchierare e basta vai al bar. In casa, perchè amo l’ordine e la pulizia, odio la sciatteria, la trascuratezza, il pressapochismo. Ecco. Perfezionista in tutto, totalmente incasinata nei sentimenti. Spontanea, eccessiva, pasticciona. Incapace di giocare d’astuzia, di stare zitta, di frenare le emozioni. Anche qui però sempre a dare il massimo. Se no tanto vale iniziare. Perchè una vita con il freno a mano tirato è una vita a metà.

ps. nella foto la prima pagina del diario con i miei buoni propositi per il 2018 scritti il giorno di Natale….