Silenzio

Mattina lenta. Domenica. Prima di un lunedì che è ancora domenica. Il gusto della colazione con calma. Gli orologi che lavorano inutilmente a segnare ore che non hanno importanza oggi. Silenzio. Mancanza. Sì mancanza. Perché in una giornata così perfettamente oziosa manchi tu. E non è un dettaglio. Tu che mi avresti baciato sulla fronte appena sveglia. Tu che ti saresti accoccolato accanto a me che fin dall’alba leggevo un libro, l’ennesimo. Tu. Che mi hai insegnato il valore della lentezza. Delle piccole cose. Dei momenti pieni solo di parole, senza azioni, senza programmi, solo noi e le nostre anime. A me che sono sempre in movimento, che riempio il giorno fino alla saturazione, per non pensare, per non fermarmi, per non dubitare. Tu mi prendi e mi fai sedere. Parlare. Sfogare. Ridere. Sognare. Con calma. Navigare insieme dalla letteratura all’arte, passando per il programma di un nuovo viaggio e per l’ennesima sconfitta dell’Inter. Mancanza. Qui, seduta. Il piatto vuoto della mia colazione lenta. La tua voce lontana nel telefono. L’urgenza di riempire quel vuoto che con te è possibilità, senza di te è vuoto e basta. Oggi il silenzio rimbomba. E allora vada per i Rolling Stones, doccia, auto in moto e via a circondarsi di rumore. Domani sarà migliore. Domani, finalmente, ci sarai di nuovo tu ❤️

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Stop

Smettetela di correre dietro alle cose. Al successo. Alla fama. Ai soldi. All’immagine da postare sui social. Fermatevi e riorganizzate le idee. Non sono gli oggetti che riempiono l’anima ma i sentimenti. Date spazio alle persone. Ascoltatele. Fatevi una passeggiata e trovate il tempo di guardare il mondo che cambia intorno. Le foglie verdi sugli alberi. Il glicine in fiore. I bambini che giocano al parco. I due ragazzi laggiù che sono meno stupidi di noi, perché si baciano e sono convinti che quella sia la cosa più importante al mondo. Lo è. Ma con il tempo lo dimentichiamo. C’è altro da fare. Sempre. C’è da correre. Ma dove vai se non hai il tempo di pensare? Di amare? Di sorridere? Di oziare? Recuperate la capacità di soffermarsi sulle cose piccole, come fa un bambino che segue con attenzione una colonna di formiche che si infilano in una fessura in cortile. Respirate ogni tanto. Davvero. Ritrovate il senso della lentezza. Esercitatevi a riservarvi ogni giorno dieci minuti per osservare il mondo. Lo troverete bello, ogni giorno di più. E allora sarete più ricchi, davvero.

Aiuto

Quando stai male non chiedi aiuto. Il male lo tieni per te. Quello psicologico soprattutto. Ti arrovelli su una relazione finita, su un problema di lavoro, sulla paura per una malattia. Ma poi dici che va tutto bene. Sorridi e passi oltre. Quando stai male non alzi la cornetta per raccontare il tuo dolore ma piangi la notte quando nessuno può vederti. Quando stai male lo nascondi, perché non vuoi pesare, perché la gente merita i tuoi sorrisi, perché ti vergogni. E il tempo passa e fai il vuoto intorno. Perché a un certo punto l’hai in gola quel dolore e vorresti gridarlo, ma non riesci, e allora ti nascondi che nessuno se ne accorga. Un amico che percepisce il tuo disagio non deve chiederti come stai. Diresti bene, benissimo. No no. Deve prepararti una torta, regalarti un fiore, piombare in casa, farti vestire e portarti a fare shopping. Farti ridere. Perché nel riso troviamo a volte la forza di aprirci. Di chiedere aiuto. E a quel punto è fatta. Ma è dura arrivarci. Guardate negli occhi le persone. Potranno essere truccate, pettinate, fighe da paura, ma gli occhi non mentono. Mai. Guardatele. E se intravedete il dolore, non abbassate lo sguardo. Non lasciateli soli. Perché far sorridere due occhi tristi è un regalo che fate a voi stessi e che rende il mondo migliore.

Libri

Giornata mondiale del libro…cosa sono per me i libri? I libri sono un mondo di emozioni. I libri sono le storie del nostro immaginario. I libri sono le pagine della mia formazione. I libri sono espressione di quello che non so esprimere. I libri sono insieme di parole suoni colori. I libri sono la mia anima. I libri sono fatti di pagine e il loro profumo è la più deliziosa delle fragranze. I libri sono amore. I libri. Quelli che ho letto. Quelli che vorrei leggere. Quelli che ho odiato. Quelli che ho amato alla follia. Quelli che ho scritto. Quelli che vorrei scrivere. Quelli che non scriverò mai ma che si racconteranno dentro di me. I libri. I miei libri.

Scrivo

Scrivo perché non posso fare un lavoro normale, come gli altri. Scrivo perché voglio leggere libri come quelli che scrivo. Scrivo perché ce l´ho con voi, con tutti. Scrivo perché mi piace stare seduto in una stanza a scrivere tutto il giorno. Scrivo perché posso prender parte alla vita reale solo trasformandola. Scrivo perché voglio che gli altri, tutti noi, il mondo intero, sappia che tipo di vita viviamo e continuiamo a vivere a Istanbul, in Turchia. Scrivo perché amo l’odore della carta, della penna e dell’inchiostro. Scrivo perché credo nella letteratura, nell´arte del romanzo, più di quanto io creda in qualunque altra cosa. Scrivo per abitudine, per passione. Scrivo perché ho paura di essere dimenticato. Scrivo perché apprezzo la fama e l´interesse che ne derivano. Scrivo per star solo. Forse scrivo perché spero di capire il motivo per cui ce l´ho così con voi, con tutti. Scrivo perché mi piace essere letto. Scrivo perché una volta che ho iniziato un romanzo, un saggio, una pagina, voglio finirli. Scrivo perché tutti se lo aspettano da me. Scrivo perché come un bambino credo nell’immortalità delle biblioteche e nella posizione che i miei libri occupano sugli scaffali. Scrivo perché è esaltante trasformare in parole tutte le bellezze e le ricchezze della vita. Scrivo non per raccontare una storia ma per costruirla. Scrivo per sfuggire al presagio che esiste un posto cui sono destinato ma che, proprio come in un sogno, non riesco a raggiungere. Scrivo perché non sono mai riuscito ad essere felice. Scrivo per essere felice.

(Orhan Pamuk)

Ho incontrato il dolore

Ho incontrato il dolore. Non me lo aspettavo. Era una giornata di sole, in giro tanta gente per il mercato settimanale, il fine settimana alle porte. Avevo il cuore leggero e tentavo di vivere lasciandomi scivolare addosso il senso di inadeguatezza che spesso mi tormenta. Ero disarmata insomma, impreparata. E due occhi profondi mi hanno raccontato un dolore che toglie la pelle. Senza lacrime, senza inutili tragedie, senza perdersi in frasi fatte o in perifrasi di circostanza. Mi hanno portato nel loro dolore improvviso, quello di certe malattie che non lasciano scampo, che non chiedono permesso, che si intrufolano di soppiatto nella tua esistenza e quando ti accorgi di loro hanno già fatto man bassa di energie, di cellule, di pelle, di sangue, di tutto insomma. E di fronte a un dolore così composto mi sono sentita disarmata. Non avevo parole, io che abuso di parole. Nessuna poteva rendere lo stato di empatia che ho provato in quel momento, nessuna sfuggiva alla banalità dei convenevoli. Ho sentito la gola stringersi e gli occhi bagnarsi, come se tutto questo appartenesse anche a me, e non fosse il brano di vita di una persona che conosco, neanche tanto bene, che stimo ma che insomma non è l’amica delle confidenze. E ho capito quanto potente sia l’animo umano. Quanto straordinario sia il cuore che portiamo dentro, in grado di farci percepire, annusare, sentire, vivere i brividi di un altro e di renderli nostri. Ho amato il mio essere senza pelle, perché se è vero che sono senza difese contro l’invidia e la cattiveria di tanti momenti, è vero anche che solo lasciando entrare le sensazioni ci sentiamo vivi. O morti. Come mi sono sentita io in quel momento. Di fronte al dolore di una amica. Disarmata. Con il sole alto nel cielo azzurro, il rumore della gente, il via vai noncurante. Ho incontrato il dolore.

Fame

Affamati di vita. Mai sazi di esperienze. Sempre alla ricerca di nuove emozioni, di colori mai visti, di profumi diversi, di sapori insoliti. Mai fermi. Siamo fatti così. Noi che ci nutriamo di adrenalina e quando viene a mancare ci sentiamo persi, annoiati, svuotati. Ogni giorno è la ricerca di qualche cosa di mai esplorato e soprattutto al limite. Al limite del possibile, al limite del lecito, al limite delle nostre capacità. In amore diamo tutto e di più, non siamo quelli delle relazioni tiepide e controllate, ma lasciamo che la passione ci scorra nelle vene, facciamo follie consapevoli e poco importa se ci troveremo poi delusi in un angolo. Perché si sa, se giochi con il fuoco, va a finire che ti scotti, e quanto più sarai volato in alto quanto più la discesa a terra sarà difficile, spesso un tonfo doloroso. Ma non sappiamo essere altrimenti. Noi, con il cuore pieno di cicatrici e l’anima che stenta a contenere le tracce delle delusioni passate. Noi, che dopo essere caduti, dopo aver attraversato il dolore, dopo essere scesi così in basso da non vedere la luce, noi ci rialziamo. Noi ripartiamo. Con l’adrenalina che fa da carburante a tutti i progetti che già si affollano dentro di noi. Idee, mille idee, sogni, progetti, pensieri. Mai fermi noi. Contagiosi. Perché abbiamo voglia di vivere per noi e anche per gli altri. Anche se starci dietro non è facile, ci vuole il cuore da maratoneta e da sprinter allo stesso tempo, ci vuole resistenza, incoscienza, follia, sì follia. Noi siamo le montagne russe, di cui un po’ tutti hanno timore ma ne sono inesorabilmente attratti. Noi siamo così. Bulimici di vita. Forse sarebbe più semplice rallentare, anzi, senza il forse, di sicuro. Ma non saremmo noi stessi. E, lo ripeto, essere sè stessi è oggi la più alta forma di libertà che conosco. Liberi di vivere. Sì.

Lista

Quando la vita non gira come vorresti, siediti e prendi fiato. Chiudi gli occhi e cerca di liberare la mente da tutta la negatività che non permette di avere una visione chiara. Poi prendi un foglio e scrivi tutto quello che di positivo hai. E che spesso dai per scontato. Tutto tutto. Anche l’ultimo rossetto che hai comperato e che ti piace un sacco. Il libro che stai leggendo e che ti porta lontano. Il contorno delle montagne là in fondo, così maestose, eleganti, che ti ricordano quanto sei piccolo e quanto piccoli sono allora anche i tuoi problemi. L’azzurro del mare. Il caldo della sabbia. Il risotto allo zafferano con l’osso buco. Cose futili sì. Ma quando tocchi il fondo hai bisogno di un appiglio. Una base da cui risalire. Un particolare per cui sorridere e capovolgere il punto di vista. Hai scritto? Ecco, come vedi non è tutto un disastro. Lascia lì la lista. Domani cerca di aggiungere altro e poi altro ancora. Adesso vestiti, metti la camicia più bella, le scarpe che ami di più e indossa il sorriso delle grandi occasioni. Credici. Esci. Inventati la tua giornata. Regalati una coccola. Cucinati qualche cosa di buono. Vai a prenderti la tua felicità, perché te la meriti. Perché da sola non arriva. Perché la vita vale la pena. Sempre.

Corda

Non sono una che porta rancore. Anzi, che non so neanche cosa sia. Mi arrabbio, e anche tanto, ma tendo a trovare una riconciliazione e a passare oltre. E se ci tengo a una persona perdono, giustifico, minimizzo. Una due tre cinque dieci volte. Fino a sembrare ciula in effetti e a dare l’idea che mi si possa trattare come una pezza da piedi tanto sorrido sempre. Vado avanti così un sacco di tempo. Trovo una motivazione agli sgarbi, alle mancanze, alla superficialità, alla noncuranza nei confronti dei miei sentimenti anche per giustificare a me stessa il tempo che ho investito in quella relazione, amicizia, amore o lavoro che sia. Finché mi stanco. E a quel punto smetto di arrabbiarmi e la persona cessa di esistere nel mio mondo. La corda si rompe e la butto pure via. E incredibilmente mi sento libera e leggera, perché le giustificazioni nei sentimenti sono un fardello pesante, una zavorra al cuore. Non sento più nulla e tutto diventa parte di un passato che non può tornare. Le persone devi amarle quando le hai accanto, non quando le hai esasperate e se ne sono andate. Nulla di più vero. Non tirate la corda. Rispettate gli altri. Siate leali, onesti, sinceri. Parlate chiaramente e non prendetevi gioco degli altri. Perché pentirsene dopo ha davvero un sapore amaro.

Libertà di essere sè stessi

Ho passato una vita a sentirmi inadeguata. Le mie amiche avevano sempre qualche cosa in più di me. Più altezza, più fidanzati, più simpatia, più tette, più fascino, più più. E io annaspavo. Non le invidiavo, quello no, perché l’invidia non me l’hanno data in dotazione di serie, ma le ammiravo. Cercavo di imitarle. Mi interrogavo tutte le sere che cosa ci fosse in me che non andava. Perché non ero mai la migliore amica di nessuno. Perché venivo costantemente mollata dopo poco dal moroso di turno che avevo convinto a fatica ad uscire con me. E visto che sono una da mille seghe mentali cercavo di capire quale fosse il modo per essere come loro. Eppure mi vestivo alla moda. Ero studiosa ma perché mi piaceva e passavo i compiti a tutti. Ero piccolina ma mica male, nonostante quei ricci che odiavo in un momento in cui andavano i capelli lisci lisci. Ero complicata, sì, tanto ma con me stessa, non con gli altri. Mi sentivo lo stesso a disagio. In difetto. Anche se viaggiavo un sacco. Anche se grazie ai miei genitori mi confrontavo con persone da ogni parte del mondo. Anche se ero felice. È andata avanti tanti anni questa cosa del disagio. E infatti sono davvero poche le persone con cui ho un legame forte. Poi l’età mi ha insegnato a fregarmene. Ho imparato a stare da sola. Ho incominciato ad accettarmi per come sono. Anche se convivere con me stessa vi assicuro che non è facile. Ci litigo almeno una volta al giorno come con il più esigente degli amanti. Perché sono impulsiva, intransigente, perfezionista, insicura, ed è spesso un gran casino. Oggi però mi guardo e penso che mi vado bene così. Che ho fatto davvero tanta strada e che mi sono rialzata tante volte, sempre più forte. Che non sarò mai come le mie amiche da ragazza ma sarò io, Lacolli. E almeno non dovrò fare fatica ad esserlo. Che la vita è già così dura e non vale la pena di fingere di essere altro. Sono convinta che essere sè stessi sia la più alta forma di libertà in una società in cui la finzione è diventata abitudine. Per cui vi chiedo scusa per il carattere ma prendere o lasciare, così è se vi pare 😉