Vivere

Era il 4 luglio 2003. San Siro. Il cuore pieno di energia ed eccitazione per quel concerto sognato da tempo. Ma anche di amarezza per quel dolore che non passava. Due mesi prima il bimbo che cresceva dentro di me aveva deciso di andare a volare lassù, angioletto tra gli angioletti. Ed io ero morta un po’. Come sempre nei momenti più duri della mia vita, dopo una settimana di pianti, mi ero fatta la doccia, mi ero truccata, infighettata, indossato il sorriso migliore e ripreso il quotidiano. Con tutta la forza di cui ero capace. Ma lui era lì, e ogni sera mi chiedevo se avrei superato anche quello. Poi quel 4 luglio. Ottantamila persone. San Siro che trema. E lui che intona Vivere. Anche se sei morto dentro. E devi essere sempre contento. Ho pianto tutto il tempo però ho ripreso a vivere. Non so se sia stato Vasco, la canzone o se solo i tempi erano maturi. Quella sera abbiamo concepito Leo, il mio ragazzo speciale, decisamente rock. Da allora ogni volta che qualcosa non va ascolto o canto questa canzone. Per sorridere dei guai, così come non hai fatto mai. E poi pensare che domani sarà sempre meglio!

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Meritarsi

Ricerchiamo la felicità e poi abbiamo paura di essere felici. Quasi fosse una colpa. Quasi dovessimo scusarci perché, in un mondo in cui sembrano far notizia in prevalenza il dolore e le sofferenze, noi siamo felici. Perché lui ci ama. Perché abbiamo raggiunto uno scopo. Perché saremo genitori. Perché siamo guariti e non ci speravamo più. Felici per un milione di perché. Anche solo perché oggi ci siamo alzate così. Felici. Non abbiate paura. La felicità è l’esito dei nostri sforzi più un pizzico di fortuna. Godetevela tutta e gridatela. Scrivetela. Fotografatela. Stringetela. Afferratela. Cantatela. Raccontatela. Vivetela. La felicità non é questione di meritarsela o no. La felicità si ha. Ogni tanto. Ringraziate e portate a casa. Sorridendo 😃

Mendicanti

Mendicare il tempo altrui è una delle sensazioni peggiori. Sopratutto in amore. Cercare di ottenere un’attenzione o qualche minuto per un caffè, con cui riempiremo ore di fantasie e voli lontani. Chiedere sempre, un appuntamento, un bacio, un cenno anche solo sfuggito che ci confermi nei nostri sentimenti. E ottenere qualche briciola in corsa, distratta, fantastica sì fantastica, ma solo e soltanto una briciola. Questo è essere mendicanti d’amore. È essere come quei cagnolini che al bar mangiano le briciole delle brioche sotto al bancone, mentre qualcun altro si gode tutta la sfoglia e pure la marmellata. E non c’è nulla di più sbagliato. Perché noi siamo lì, la nostra mano tesa nell’aria sospesa, la nostra disponibilità totale sempre e comunque, il nostro inventare il tempo quando non ce n’è, riprogrammando agende e impegni, tutto per un amore che vive solo nella nostra mente. Perché la storia del tempo di qualità l’hanno inventata quelli che vogliono farsi i fatti loro e dedicarti quello che resta, un hobby, un diversivo. Palle. In amore il tempo è importantissimo. In amore devi viverti, ogni volta che si può, mattina pomeriggio sera notte, e soprattutto ogni volta che non si può, creando situazioni, momenti, sorprese. Ci vuole qualità e quantità, ci vuole anche stare seduti in un tavolino a guardare il tramonto, un’ora, senza parlare. Ci vuole anche il messaggio, la telefonata, il cioccolatino che non ti aspetti, un fiore, un bacio sull’ascensore. Non mendicate amore. Non fatelo mai. Nè per un uomo, nè per un amico, nè per un parente. L’amore è presenza. Punto. Il resto è necessità di una compagnia che colmi il vuoto delle nostre esistenze e che,alla fine, invece di riempire, ci farà sentire ancora più soli.

Un attimo

Quei momenti in cui ti fermi. Un attimo. Mentre sorseggi il caffè in un bar affollato. Mentre sali sull’ascensore e ti guardi allo specchio. Mentre scorri l’agenda e per un momento voli a quegli appuntamenti che non hai bisogno di scrivere. Perché li hai dentro. Li rimandi e loro aspettano. Sono quei momenti in cui sei altrove, in cui la mente si prende una pausa brevissima da tutto, anche dal corpo, e segue sentieri inaspettati. Avviene quando davvero non hai tempo, quando sei così presa da mille impegni che vorresti un cervello in più, come la memoria esterna di un computer, in cui fare backup di tutto, quando hai bisogno di tutto tranne che di distrarti. E la mente ti frega. Vola lontana. Proprio a quel pensiero che vorresti allontanare. Perché destabilizza. Perché innesca meccanismi da cui poi è difficile uscire. Perché ti attrae come l’anello di Frodo e sai che faresti la fine di Gollum. Un attimo. Caffè finito. Ascensore al piano. Squilla il telefono. Il cervello torna nei ranghi. Come te. Ma un po’ ti dispiace. Che una volta che stai volando, atterrare è sempre difficile.

Precipizi

Sono una donna complicata. Che poi dire donna complicata è una tautologia, una ripetizione. Perché di donne semplici io non ne ho ancora incontrate. Ecco io sono particolarmente complicata. Irrazionale e razionale al tempo stesso. Trasgressiva e rigida. Libera da preconcetti ma attenta, terribilmente attenta, ai giudizi altrui. Capace di buttare tutto all’aria per una virgola e di pentirsene dopo dieci secondi. Mai soddisfatta, sempre alla ricerca di qualche cosa di più, volli volli fortissimamente volli. Con il fanculo in canna e il sorriso sulle labbra. Un casino. Con la rabbia di non riuscire a trovare tempo per me, per i miei sogni, per mettere a frutto i miei talenti e l’incapacità di dire no agli altri, sempre disponibile, sempre pronta, sempre sempre. Riccia ma vorrei essere liscia, poi mi liscio e sento che manca la mia personalità. Deve essere dura vivere con me. Per me lo è, io che sono la campionessa di seghe mentali e dico agli altri di non farsene, che la vita è una sola e va vissuta senza pensarci due volte. Donna complicata. Folle, ecco sì, un po’ folle perché in tutta sta babele di pensieri, azioni, dubbi, l’unica soluzione è spesso chiudere gli occhi e agire. Sopra le righe. Oltre gli schemi. Come mi sento dentro, nel profondo. Vivere sul bordo vertiginoso delle cose, guardare lo strapiombo e fargli una pernacchia, dimenticare l’armatura di convenzioni e buone maniere ed essere. Donna complicata e folle. Ma vera. E tutto sommato ad essere veri non si sbaglia mai. Al massimo si fanno casini. Ma quello è un altro discorso.

Sorrisi

I sorrisi più belli sono quelli degli occhi. Sì perché puoi fingere con le labbra, un sorriso accennato, uno di convenienza, uno più aperto e a mille denti. Ma gli occhi non puoi farli sorridere a comando. Saranno tristi sulla bocca più luminosa se il tuo cuore é cupo, spenti se qualcosa ti tormenta in mezzo alla gioia che devi fingere, arrabbiati se il sorriso è solo di circostanza. Gli occhi sorridenti sono il regalo più bello che potrete mai ricevere perché in un mondo pieno di ipocrisia sono invece semplicemente sinceri. Fidatevi di loro. E ricambiatene la bellezza. Senza paura.

Stanca

Stanca. Come solo le donne possono esserlo. Sì perchè a volte vorrei essere un uomo per capire come è la loro stanchezza, che la nostra è complessa, come ogni cosa che riguarda il femminile. Siamo stanche di quello che abbiamo e di quello che non abbiamo. Stanche di correre sempre dietro a un progetto, un uomo, un ideale e stanche di aspettare. Stanche di dover dimostrare qualche cosa e stanche della routine quotidiana. Stanche di dovere essere sempre presenti, attente, efficaci, richieste, e stanche di non avere abbastanza attenzioni. Stanche del solito aspetto e stanche anche di dover essere diverse ogni giorno per non cadere nella noia. Stanche di essere come criceti nella ruota e stanche di una vita senza emozioni. Stanche. E quando succede così avremmo voglia di gridare e mandare tutti a quel paese, berci un bel bicchiere di vino rosso, prendere la macchina e via come Thelma e Louise e non se ne parla più. Ma non andiamo da nessuna parte. Perchè siamo stanche anche di dover sognare di partire da sole, che quel “ti prendo e ti porto via” di Vasco ci risuona nella testa ed è un’illusione di ogni donna, da Cenerentola a Pretty Woman. Stanche complesse e irrisolte. Semplicemente donne.

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Innamorati

San Valentino. Festa degli innamorati. Di chi siete innamorati voi? Io sono innamorata del mio lui, che mi bacia sulla fronte ogni mattina e che riesce sempre a sorprendermi. Dei miei ragazzi, il senso unico e vero di questo mio passaggio sulla terra. Della mia famiglia, orgogliosamente figlia e nipote di valori che non conoscono il peso del tempo. Dei libri, classici, moderni, lunghi, brevi, nuovi, usati, l’importante è che le parole continuino a regalarmi le emozioni che sono la benzina al mio vivere quotidiano. Dello sport, sci, palestra, tennis, corsa e chi più ne ha più ne metta che non ho ancora trovato nulla che sappia rigenerarmi meglio del movimento. Della mia Italia, i fori di Roma, le guglie di Firenze, la Madonnina di Milano, il Maschio di Napoli, i canali di Venezia, Ortigia di Siracusa, e via via le infinite bellezze di questa terra di cui non puoi non essere pazzamente innamorato. Della vita, sì questa vita piena di curve, salite e discese, ma così sorprendente, inaspettata, capace di riempire il cuore di sensazioni talmente forti che a volte stenti a contenerle. Innamorata. Sempre. E voi?

Mattoncini

Da ragazzi costruiamo castelli in cui far abitare i nostri sogni, e diventando grandi cerchiamo ogni giorno di aggiungere un mattoncino a quei muri. A volte le costruzioni cambiano forma ma l’importante è non fermarsi mai, perché non esistono piani regolatori o commissioni che possano bloccare i lavori, a meno che noi non decidiamo di buttare tutto all’aria o, peggio, di mandare ruspe a spianare tutto. Il castello che stai costruendo è bellissimo e i mattoni sono impastati della fatica di ore, giorni, mesi che non devi mai dimenticare, anzi devi ricordarla a te stesso e a chi ti sta accanto. E quando finalmente ti aggirerari per le stanze luminose di questa costruzione, sii fiero di te stesso. Sorridi. Brinda. Poi siediti e inizia a pensare a come arredarla, a come renderla più bella, senza fermarti mai. Perché devi vivere la vita, non lasciarti vivere. Attivo, non passivo. Senza trarre conclusioni, quello lo faranno altri quando tu volerai in altri cieli. Progetta e vivi!

Vasi rotti e animi tatuati

Sto pensando a quanto bruciano certe delusioni. No, non quelle per un insuccesso nel lavoro o per un progetto che non va a buon fine. Quelle le superi. Anzi, spesso sono il motore per nuove idee, per un impegno ancora più mirato, per una rivalsa che ci fa raggiungere risultati insperati. Penso a quelle che ti danno a volte le persone. Quelle di cui ti fidi, a cui ti sei aperto, per cui hai fatto di tutto e di più. Perché le sentivi amiche. Perché ne eri innamorato. E poi un giorno ti svegli e arriva la doccia fredda. Uno sgarbo. Una disattenzione voluta. Un disinteresse nel momento del bisogno. E tu ti senti sola, delusa, stupida, arrabbiata. Si arrabbiata con te stessa, perché al solito non hai messo filtri e hai lasciato che quella persona entrasse nel tuo animo per poi uscirne quando era stufa, senza riguardo. Ma da un animo non entri ed esci a piacere. Devi chiedere permesso sia nell’uno e nell’altro senso perché le impronte che lasci si tatuano dentro e rischiano di fare molto male. Sono le delusioni senza soluzione, che non insegnano nulla perché potrai dire mille volte mai più, ma ti aprirai ancora e ancora soffrirai. Non resta allora che chiudere e voltare pagina, perché davvero un animo deluso è come un vaso rotto, puoi ripararlo ma resteranno le crepe a ricordarti il male e basterà un soffio di vento a mandarlo in mille frantumi.