13 

Erano le sei del mattino 13 anni fa. Proprio come adesso. Mi hai svegliato all’improvviso e mi hai detto “È ora. Su alzati che io voglio uscire”. E lo avresti fatto decine di volte poi, che di dormire tu non hai mai avuto troppa voglia. Quindici lunghissime ore dopo, dolorose, intense, vissute tutte che sia mai che la colli non prova fino in fondo i dolori della vita che nasce, quindici ore dopo ecco, non alla prima, nè alla seconda, mi sa alla ventesima spinta il tuo testone ce l’ha fatta a farsi largo dentro me. E niente è stato più come prima. Sono nata davvero allora. Quando ti hanno posato sulla mia pancia, la prima frase che hai sentito dalla tua mamma è stata “Cazzo che piedi!”. Sì perché sei nato che avevi già due fette così, tu che eri lungo lungo che mi devi aver odiato in quei nove mesi appallottolato dentro il mio corpicino. Piedi lunghi ma mai piantati a terra. Sempre la testa persa nei tuoi pensieri, distratto, intelligente da far paura, immerso nelle tue letture, originale, diverso sì diverso da tutti. Uno spirito libero, che ho visto sbocciare in questi anni, farsi più forte, sicuro di sè e della propria originalità, con quel testone di ricci, gli occhiali, e tante domande, sempre. Sei uno spettacolo Leo. Davvero. Ma l’ho capito subito. Dalla prima notte. Non hai chiuso occhio, gli occhi ancora annebbiati ma spalancati per vedere, indagare, capire. E io lì, incredula ancora oggi, che un essere così speciale abbia scelto me come mamma. ❤

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