Ranin 

Finalmente sono l’incarnazione del personaggio fiabesco che ho sempre adorato. No non è la Bella Addormentata, quella ha un culo così che senza fare nulla arriva il figo a cavallo che la sveglia dall’incantesimo. Troppo gatta morta. No non è Cenerentola, io sono un nano già di mio, due personaggi in una fiaba sono troppi. Non è neanche il gatto con gli stivali, troppo furbo e scaltro, io sono notoriamente ciula. E neanche Pollicino, anche se la sua tendenza a lasciare indietro pezzi a segnare la via ha tanto di simile con il mio tentativo di tenere accesi legami ormai morti. Il personaggio che oggi vedo quando mi guardo allo specchio è la rana dalla bocca larga. Ve la ricordate? Una spacca marroni di prima categoria. Una che i fatti suoi mai. Una che deve capire indagare sapere. E così rischia sempre una brutta fine. Fino a una settimana fa avevo solo la bocca larga. Ora, dopo il mio giretto in sala operatoria, ho pure la panciotta e le gambette sottili sottili. Un ranin. Rompicoglioni. Non ho avuto bisogno della reincarnazione induista. Che culo, vero? Comunque in questa mia nuova veste a metà tra rana della bocca larga e grillo parlante (altro spacca balle bacchettone di prima categoria) volevo ringraziare quelle anime pietose (parenti esclusi, cui ho già garantito un posto in paradiso) che hanno raccolto le mie pare di questa settimana. E che nonostante la litania, hanno continuato a messaggiare, telefonare, coccolare con la voce e la loro presenza. 

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