Anni

Ci siamo quasi alla fine di questo 2016? Che vi ricordo è bisestile e i detti popolari hanno sempre ragione? Perché aldilà del filmatino preconfezionato di fb in cui siamo tutti belli e sorridenti, è stato davvero un anno in salita. Ho rimpolpato più volte le casse della sanità nazionale a suon di ticket e degenze. Mi manca l’ombelico, che peraltro è in programma il prossimo anno, e poi ho passato in rassegna tutta l’anatomia. Ho dovuto cambiare lavoro. E mio malgrado. Con Xanax annesso e almeno venti rughe in più che mi ricordano ogni mattina la mia stupidità. Non ho trovato la sorpresa nell’uovo di Pasqua e pure il cartiglio dei Baci Perugina mi ha detto “Lascia perdere. Andrà meglio”. Per fortuna ci sono loro tre, i miei uomini. Che glielo ho detto al Picconi, per favore almeno tu abbi pietà di me e non lasciarmi a piedi, anche se ho un brutto carattere. Lui ha risposto con un sardonico “basta che me la dai” e così mi sono sentita decisamente gratificata. Perché non so voi ma io preferisco le persone dirette e sincere, cosa che davvero è latitata in questo anno di prese per i fondelli. Ma visto che non sono una che si piange addosso, e che mancano ancora tre settimane alla fine dell’anno, dirò che tutto sommato non sei stato male 2016. Che al peggio non c’è mai fine. E che chiusa una porta si apre un portone. O meglio un Brunello. E non se ne parla più. 

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