Acqua 

Amo la poesia della pioggia e il suono delle gocce sul tetto, il profumo d’erba e di bagnato che anima l’aria, il cielo dalle mille sfumature mentre l’acqua cade giù. La pioggia nel pineto insomma. Ciò premesso, il monsone di questa sera aveva ben poco di poetico. Seduta a tavola davanti al primo pasto decente della giornata, l’ho accolto con la totale indifferenza. Anzi, con un profetico “ma chi se ne importa se piove forte, noi siamo qui tranquilli nella nostra casetta, beviamoci un buon rosso e peccato per chi è fuori”. Che chi la fa la aspetti. Dopo la cenetta, infili i tuoi guantini gialli per non rovinare le unghiette smaltate, che come ti hanno insegnato le mani sono la carta di identità, e inizi a insaponare i piatti. Dopo un minuto il lavello inizia a gorgogliare. Sarà la pioggia. Il gorgoglio aumenta e la schiuma comincia a uscire dappertutto. Sembra un attacco alieno, in un momento ti vengono in mente i Visitors, i Gremlins, mentre l’acqua nel lavello sale. Sale e diventa nera. Insomma la fogna. I guantini volano via mentre con le pentole svuoti le due vasche e urli aiuto alla tua metà. Questa sera si gioca a passarci i secchi e a buttarli nel vater. Altroché smalto. Alla fine l’eau de perfum è insopportabile, altroché i fanghi, mentre asciughi l’acqua che ha allagato mezza cucina. Per non parlare di quello che ti resta addosso. Bella seratina. La magia del temporale. Che dite, magari un’altra volta eh?

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