Murphy

E per non so quale legge di Murphy l’unica volta in cui nell’ordine sei struccata, le occhiaie da Cattivissimo me, le mani da Cenerentola, la camicia con il segno della terra sul colletto, i jeans che stanno in piedi da soli e con il bottone slacciato perché dopocena lo slim fit diventa fat fit, senza tacchi anzi decisamente sottoterra, ecco così, in questa anormalità, ti chiamano sul palco. Di fronte a gente elegante come la prima della Scala, ingioiellati come Sant’Agata nella processione a Catania, piega contropiega cera e manicure. E ti chiedono di raccontare fatti storici e artistici. Di fare la maestrina insomma. E in quell’istante ti viene in mente la vecchia prof senza la tinta e i collant spessi bianchi, le ballerine a piano terra con il polpaccio importante. Donna intelligentissima e preparatissima, che non si perdeva nella futilità dell’immagine. E in un certo senso ti consoli. Sei più rispettabile così. Forse. Ti fai schifo ma sei rispettabile. Ti senti come la più derisa delle prof del liceo ma sei rispettabile. Ok, va bene. Da domani tacco 12 anche nelle ciabatte con tanto di peluches e al diavolo la rispettabilità….

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