Vileda

Vi ricordate il coniglietto rosa della Duracell? Quello con la magliettina gialla e i calzoncini che correva, correva, correva anche quando gli altri avevano dato forfait e si bevevano un bel mohito alla sua salute? Perché uno che corre sempre in fondo fa comodo, permette agli altri di riposare. Ecco in alcuni giorni mi sento proprio così. Rosa, con le orecchie e una bella pila sulla schiena. E quando accade vuol dire che davvero sono cotta. Perché mollare, mai. Piuttosto striscio, ma non mi fermo. Chiaro esempio della mia stoltezza, ma follia e stoltezza, genio e sregolatezza sono opposti che segnano il mio vivere quotidiano. Così. Giornata d’autunno con pioggerella che bagna anche attraverso l’ombrello. Fresco, anzi freddino, ma i collant no. Quelli velati sono scomodi e aberranti, una tortura, meglio ritardare finché non è strettamente necessario. Mattina presto e giá in coda sulla vigevanese, poi in tangenziale nella città ducale, dove le freccia è un optional non di serie e il rispetto delle precedenze la domanda sbagliata nel test per la patente. Coda al semaforo, coda al parcheggio, coda al cup dell’ospedale, coda al prelievo, coda di nuovo al cup che il sistema si era impallato, coda alla rotonda sulla via del rientro. Alle nove come idea hai già fatto giornata, ma devi volare al lavoro. In auto, mentre mangio una crostatina, auricolari e telefonata alla mamma, curva un po’ parabolica e il cellulare cade dal sedile passeggero, trascinando anche il tuo orecchio. Cerchi di prenderlo e rischi di uscire per strada, quello dietro strombazza, ecchecavolo già nervosi la mattina presto. Finalmente entri in ufficio, temperatura esterna 15 gradi, interna 10: questa estate fuori ce ne erano 30 e dentro 35. Lo fanno per non avere sbalzi di temperatura, l’avrà consigliato il medico del lavoro. Il prossimo acquisto sono i guanti senza dita stile banco del mercato, che tanto è qui fuori sulla piazza, se hanno bisogno di una mano posso essere multitasking. Alle due finalmente a casa. Coi miei amori. Pausa relax a dirimere una lite su chi debba leggere prima il giornalino, otto telefonate di varie ed eventuali in venti minuti con la classica risposta “no, non mi disturba affatto” alla Verdoniana maniera e nel frattempo lavi i piatti, rassetti, cucini i cavolini di Bruxelles con il peperoncino. All’improvviso ti ricordi che hai promesso ad un amico di aiutarlo a sistemare casa. E le promesse vanno mantenute. Uno sguardo allo specchio e sembri Amelia alle prese con Qui Quo Qua. Per salvare le apparenze almeno le lenti a contatto. Le infili e nel preciso istante in cui il dito tocca lente e occhio ti ricordi del peperoncino, bruciore atroce, fantozzi non è nessuno colli, ma ti è già successo, poi avrò gli occhi più belli pensi. Se, va bè. Esci e poi ti blocchi. Avrà l’occorrente per pulire? Mah. Data la bassa stima dell’uomo alle prese coi mestieri, metti in macchina secchio spazzolone e vileda. Male non fa. Hai un’ora massima per aiutarlo. Si si lo so, avevo detto di più. Ma non ho tempo oggi. Devo correre, correre, correre, coniglietto rosa un po’ affannato. Posteggi sul corso principale e a quel punto, lo dico col senno di poi, lasci il cervello in auto. Scendi, secchiello, scopone e vileda in mano, poi, come se niente fosse, ti fai una mezza vasca e sbirci pure un paio di vetrine. Così. In quel momento suona il telefono. Appoggi il secchiello e cerchi il telefono, che è sempre la caccia al tesoro, lo metti tra collo e spalla e a passo sostenuto raggiungi la casa del tuo amico, mentre parli del più e del meno con tua mamma. Suoni e lui apre, e quando lo guardi ti rendi conto, ma ormai é fatta. C’é poco tempo e si deve pulire no? Che qui altrimenti pensa che sia venuta per un aperitivo e si svicola. Eh no. Solo che poi, mentre sto vileda lo passo e ripasso per terra, pian piano metto fuoco tutto e mi viene da ridere, ma così da dire che improvvisamente mi sento stanchissima. L’adrenalina crolla e il coniglietto si siede per terra con le lacrime agli occhi dal ridere. E se gli altri lo sorpassano poco importa a questo punto. Perché ha raggiunto il suo traguardo. Una sonora risata. E si sa, una risata al giorno….

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