Scatole

Quando ero una ragazzina, andava di moda la Smemoranda, diario che esiste ancora adesso, ma non so, se come ai miei tempi, sia ancora in auge quadruplicarne le dimensioni, infarcendolo di biglietti, manufatti, ricordi, pensieri. Le mie trasudavano di oggetti tra i più svariati, dalla cannuccia con cui il fidanzatino del tempo aveva bevuto la granita alle foto di classe a tanti tantissimi articoli, tanto che era necessario chiuderle con un elastico e spesso non era nemmeno abbastanza. Col tempo mi sono ridimensionata ma a quarant’anni suonati nella mia agenda figurano oggi una rosellina essiccata, svariati scontrini ricordo di cene caffè aperitivi, la carta tolta alla bottiglia di una nota marca di birra, e tutti i bigliettini dei miei bimbi. Come a dire, che non ho più la smemo ma un sano feticismo dell’oggetto memoria di momenti importanti fa parte del mio dna. E una volta finito l’anno, tutti i diari vanno in un cassettone in soffitta, come da migliore tradizione di romanzo d’appendice. Ma ho trovato chi fa meglio di me. Un’amica mi raccontava come da anni inscatoli i morosi. Ovvero, terminata una storia, e lei a differenza di me, che sono nata monogama, ha avuto invece una regolare vita sentimentale, dicevamo passato il momento dei baci e della passione, ripone ogni memoria in una scatola che chiama con il nome dell’ormai ex. Ci sarà quindi la scatola del fumatore, con cicche, cartine e accendini, che la apri e ti vedi ancora lì, in una serata da Certe notti di Ligabue, con le nuvole di fumo e il sapore un po’ acre dei baci tra cosce e zanzare; la scatola in cui trovi anche la maglietta di una sera speciale, il biglietto di un treno, il tovagliolo di una pizzeria, che ti legano a quell’amore di cui ricordi tutto ma lo concretizzi solo quando apri il coperchio. Sentendola raccontare, in un primo momento mi ha fatto ridere, un po’ come se le facce di ognuno di loro facessero capolino da queste polverose scatole in soffitta, poi però ho pensato che fossero come tanti vasi di Pandora, con il loro nome scritto in lettere maiuscole e un universo di sentimenti da raccontare. E il fatto che lei conservasse tutto fosse un bellissimo modo per continuare a far vivere emozioni, che magari poi gli eventi avevano appannato o sminuito, e che invece, comunque sia finita, in questo modo riusciranno sempre a far sgorgare quella lacrima che nasce da un cuore troppo sensibile. Dovremmo averle tutti le scatole dei ricordi, ordinate e precise, e non distruggerle mai, nemmeno per ira o risentimento, perché se siamo come siamo è grazie anche alle persone che anche solo per una stagione ci sono state accanto con le loro cartine, i loro  baci o semplicemente il calore del loro abbraccio.

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