Think

Sondaggio casalingo a tavola. Idea malsana di una nonna a caccia di idee per far divertire i nipoti. Pregi e difetti della mamma, cioè io. Come dire spariamo sulla Croce Rossa e non pensiamoci più. La mamma urla. Ecco sì, in effetti i decibel sono spesso eccessivi. Ma quando vivi con tre uomini coalizzati non hai scelta. Il ricatto vale fino a un certo punto, il ragionamento logico, bè avrebbe senso con esseri che seguono la tua logica, non quella del tantocèlamammachelofaccioafare, le maniere forti anche no, della serie mi faccio più male io. E allora via alle urla, che non ottengo niente lo stesso ma almeno mi sfogo. Poi? Altri difetti? É pazzerella. Canta. Balla. Guida a zig zag. Insomma mi stanno dando della fuori di melone. Che tutti i torti non ce li hanno. Secondo me vogliono vendicarsi per la tavoletta del water. Una storia infame di una donna senza scrupoli. Che in una mattina d’inverno si trova a pulire il bagno. Viakal, Cif e straccio. E, tanto per cambiare, musica a palla nella casa deserta. Think di Aretha Franklin. Che non puoi non ballare, si muovono anche i pali, è energia vibrante e a te piace tanto. Ma tanto. E nell’enfasi del momento ti ritrovi sul water, il viakal in una mano, lo straccio nell’altra a sculettare e a cantare a squarciagola. Spettacolo agghiacciante. Ma tanto sei sola e non è la prima volta. Lo facevi sempre da ragazza nel bagno della taverna, che ha pure di fronte un mega specchio. Si, papà, ero io che spannavo le viti della tavoletta. Outing tardivo di una recidiva. E così succede in casa mia. Fa pure crac. Con aria colpevole scendo dal cubo water e vedo di rimediare. Impossibile. Allora opto per la nonchalance. Magari non se ne accorge. 17.30, famiglia felice a casa. I bimbi in cameretta, io in studio, il padre di famiglia che torna dal lavoro. Ciao cara, ciao caro, bimbi un bacio. Entra in bagno e l’idillio si rompe. Si passa dal tono Oxford snob a porto mercantile in un nano secondo, con bestemmia incorporata. E lì capisci che l’amore di madre non è poi così sconfinato. Fingi di non sapere, lui dà la colpa ai bimbi, un mazzo tanto, e tu minimizzi ma non confessi. La regola base della sopravvivenza di noi donne, negare sempre tutto, anche l’evidenza. Ti senti un po’ infame ma sai che è a fin di bene, il tuo. E che rimedierai con una coccola in più, che loro ti perdoneranno. E invece no. Eccoli qui a spiattellare a tua madre tutte le piccole follie della tua esistenza, le chat, la musica, le parolacce, la guida spericolata. E tu li guardi e in fondo ti viene da ridere, perché hanno ragione e perché sotto sotto speri che anche loro diventeranno così…

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