Sorrisi

I sorrisi più belli sono quelli degli occhi. Sì perché puoi fingere con le labbra, un sorriso accennato, uno di convenienza, uno più aperto e a mille denti. Ma gli occhi non puoi farli sorridere a comando. Saranno tristi sulla bocca più luminosa se il tuo cuore é cupo, spenti se qualcosa ti tormenta in mezzo alla gioia che devi fingere, arrabbiati se il sorriso è solo di circostanza. Gli occhi sorridenti sono il regalo più bello che potrete mai ricevere perché in un mondo pieno di ipocrisia sono invece semplicemente sinceri. Fidatevi di loro. E ricambiatene la bellezza. Senza paura.

Annunci

Stanca

Stanca. Come solo le donne possono esserlo. Sì perchè a volte vorrei essere un uomo per capire come è la loro stanchezza, che la nostra è complessa, come ogni cosa che riguarda il femminile. Siamo stanche di quello che abbiamo e di quello che non abbiamo. Stanche di correre sempre dietro a un progetto, un uomo, un ideale e stanche di aspettare. Stanche di dover dimostrare qualche cosa e stanche della routine quotidiana. Stanche di dovere essere sempre presenti, attente, efficaci, richieste, e stanche di non avere abbastanza attenzioni. Stanche del solito aspetto e stanche anche di dover essere diverse ogni giorno per non cadere nella noia. Stanche di essere come criceti nella ruota e stanche di una vita senza emozioni. Stanche. E quando succede così avremmo voglia di gridare e mandare tutti a quel paese, berci un bel bicchiere di vino rosso, prendere la macchina e via come Thelma e Louise e non se ne parla più. Ma non andiamo da nessuna parte. Perchè siamo stanche anche di dover sognare di partire da sole, che quel “ti prendo e ti porto via” di Vasco ci risuona nella testa ed è un’illusione di ogni donna, da Cenerentola a Pretty Woman. Stanche complesse e irrisolte. Semplicemente donne.

donna-rosa-safe_image

Innamorati

San Valentino. Festa degli innamorati. Di chi siete innamorati voi? Io sono innamorata del mio lui, che mi bacia sulla fronte ogni mattina e che riesce sempre a sorprendermi. Dei miei ragazzi, il senso unico e vero di questo mio passaggio sulla terra. Della mia famiglia, orgogliosamente figlia e nipote di valori che non conoscono il peso del tempo. Dei libri, classici, moderni, lunghi, brevi, nuovi, usati, l’importante è che le parole continuino a regalarmi le emozioni che sono la benzina al mio vivere quotidiano. Dello sport, sci, palestra, tennis, corsa e chi più ne ha più ne metta che non ho ancora trovato nulla che sappia rigenerarmi meglio del movimento. Della mia Italia, i fori di Roma, le guglie di Firenze, la Madonnina di Milano, il Maschio di Napoli, i canali di Venezia, Ortigia di Siracusa, e via via le infinite bellezze di questa terra di cui non puoi non essere pazzamente innamorato. Della vita, sì questa vita piena di curve, salite e discese, ma così sorprendente, inaspettata, capace di riempire il cuore di sensazioni talmente forti che a volte stenti a contenerle. Innamorata. Sempre. E voi?

Mattoncini

Da ragazzi costruiamo castelli in cui far abitare i nostri sogni, e diventando grandi cerchiamo ogni giorno di aggiungere un mattoncino a quei muri. A volte le costruzioni cambiano forma ma l’importante è non fermarsi mai, perché non esistono piani regolatori o commissioni che possano bloccare i lavori, a meno che noi non decidiamo di buttare tutto all’aria o, peggio, di mandare ruspe a spianare tutto. Il castello che stai costruendo è bellissimo e i mattoni sono impastati della fatica di ore, giorni, mesi che non devi mai dimenticare, anzi devi ricordarla a te stesso e a chi ti sta accanto. E quando finalmente ti aggirerari per le stanze luminose di questa costruzione, sii fiero di te stesso. Sorridi. Brinda. Poi siediti e inizia a pensare a come arredarla, a come renderla più bella, senza fermarti mai. Perché devi vivere la vita, non lasciarti vivere. Attivo, non passivo. Senza trarre conclusioni, quello lo faranno altri quando tu volerai in altri cieli. Progetta e vivi!

Vasi rotti e animi tatuati

Sto pensando a quanto bruciano certe delusioni. No, non quelle per un insuccesso nel lavoro o per un progetto che non va a buon fine. Quelle le superi. Anzi, spesso sono il motore per nuove idee, per un impegno ancora più mirato, per una rivalsa che ci fa raggiungere risultati insperati. Penso a quelle che ti danno a volte le persone. Quelle di cui ti fidi, a cui ti sei aperto, per cui hai fatto di tutto e di più. Perché le sentivi amiche. Perché ne eri innamorato. E poi un giorno ti svegli e arriva la doccia fredda. Uno sgarbo. Una disattenzione voluta. Un disinteresse nel momento del bisogno. E tu ti senti sola, delusa, stupida, arrabbiata. Si arrabbiata con te stessa, perché al solito non hai messo filtri e hai lasciato che quella persona entrasse nel tuo animo per poi uscirne quando era stufa, senza riguardo. Ma da un animo non entri ed esci a piacere. Devi chiedere permesso sia nell’uno e nell’altro senso perché le impronte che lasci si tatuano dentro e rischiano di fare molto male. Sono le delusioni senza soluzione, che non insegnano nulla perché potrai dire mille volte mai più, ma ti aprirai ancora e ancora soffrirai. Non resta allora che chiudere e voltare pagina, perché davvero un animo deluso è come un vaso rotto, puoi ripararlo ma resteranno le crepe a ricordarti il male e basterà un soffio di vento a mandarlo in mille frantumi.

Giorni

Quei giorni in cui vorresti mandare al diavolo il mondo. In cui ti alzi e non vedi neanche il sole, perchè la nebbia avvolge il tuo cuore e i tuoi occhi. In cui ti guardi allo specchio e non vedi le rughe, vedi le fessurazioni della faglia di Sant’Andrea. In cui ti senti un sacco informe, anche se hai indossato quel tailleur che ti è costato la tredicesima e che ti aveva fatto sentire così figa un tempo. Sono quei giorni in cui, diciamocelo, sarebbe meglio stare sul nostro divano, la copertina di Linus, un libro strappalacrime, la tisana. Anzi no, la cioccolata con otto bustine di zucchero perchè in questi momenti grasso, calorico e bollente sanno di sacco amniotico e noi è lì che vorremmo essere, nella pancia della mamma, lontano da tutto, ignare di tutto. E invece in quei giorni, come negli altri, devi uscire, lavorare, incontrare gente, e pure sorridere. Quando invece hai in canna tanti di quei bei pareri che alleggerirebbero l’animo in un secondo, altrochè analista. E allora ti trucchi al meglio, pure un bel paio di orecchini, i tacchi, sì i tacchi che danno sempre coraggio, un po’ di profumo, un cappuccino e una brioche, che la colazione fit oggi anche no, e via. Anche oggi ci provi. Ad essere positiva. A vedere il bicchiere mezzo pieno. Ad inventare una nuova via. A fare una risata e a dire ma sì! Che dalle giornate no spesso nascono gli incontri più belli, le occasioni mai sperate, i tramonti più luminosi. Basta crederci, sempre. Anzi di più quando proprio non gira nel senso giusto. La vita è come una scatola di cioccolatini, diceva Forrest Gump, non sai mai quello che ti capita. Ma se non apri neanche la scatola, non ti capiterà nulla, dice la Colli. E allora buona giornata a tutti, e ricordatevi che a sorridere non si sbaglia mai! 😘

Inseguimenti

Non inseguite chi non si fa aspettare. Non mendicate una briciola di amore. Non sentitevi sempre in difetto e non rinunciate a tutto per chi non rinuncia a nulla per voi. Sedetevi e chiudete gli occhi. Pensate a ciò che avete sacrificato, accantonato, perso per strada. Fatelo in modo ordinato, senza sconti. E poi chiedetevi se ne è valsa la pena. Se a fronte di mille rinunce avete ricevuto ciò che cercavate. Se il cuore è colmo di amore oppure è solo colmo di paura di stare soli. Perché una boa in mezzo al mare è un appiglio durante la tempesta ma stare attaccati a lungo ci impedisce di esplorare i nostri sogni. Non abbiamo bisogno di ancore ma di vele che ci aiutino ad andare sempre più veloci. Di un amore che è presenza, costante, continua, tangibile. Di gesti che ci mettano sul piedistallo e ci facciamo sentire regine, di abbracci senza fine e di baci quando meno te lo aspetti. Non abbiamo bisogno di rincorrere ma di correre insieme. Ricordatevelo quando passerete ore ad aspettare un messaggio che non arriva. O quando scriverete lunghe lettere d’amore e lui risponderà ok. O quando farete i salti mortali per cinque minuti insieme e lui si dimenticherà dell’appuntamento. Ricordatevelo. E mandatelo al diavolo. Che l’amore è materia per animi coraggiosi non per viziati che vogliono solo la pappa pronta.

Buongiorno

E si riparte. Come ogni mattina. Caffè latte qualcosa di dolce per consolarti dal distacco con il piumone. Un bacio prima di andare al lavoro. E via. Non sai mai che giornata sarà. Spettinata, incasinata, pigra, triste, monotona, eccitante, da dimenticare. Non lo sai. Ti ci butti dentro e vivi. Con tutta l’energia che hai, cercando di tirarne fuori il meglio. Che un giorno non è nulla in fondo ma può essere il tutto. Potesti incontrare l’amore dietro l’angolo, quando meno te lo aspetti, struccata, vestita da far paura, con le occhiaie dei cicli delle grandi occasioni. Potresti avere l’occasione lavorativa che attendi da sempre, arrivata per caso, mente chiacchieri con un collega al bar. Potresti scoprire di essere incinta, o di essere rientrata nei jeans dopo mesi di dieta, o che lui ti tradisce con la tua migliore amica. Potresti comperare in una bancarella un libro usato e capire poi che è il più bello che tu abbia mai letto, o afferrare al volo un treno su cui ritrovi un compagno del liceo che non vedevi da più di venti anni. Potresti. Ma ci vuole energia. Tanta energia. Quella di vivere, di volere, di sorridere, di lottare. Non lasciare che i giorni scivolino via come le goccioline sui vetri quando piove. Ognuno di essi porta in sè un’occasione, coglierla sta solo a te. Vai e afferrala. Che una volta passata, considerazione banale ma ahimè vera, non torna più.

Milano 1930

Il taxi svoltò a sinistra e passò davanti alla Basilica di San Babila, sotto lo sguardo severo di un vigile, in piedi accanto alla Colonna del Leone. Entrando in Corso Venezia, l’autista fu costretto a rallentare nel traffico insolitamente caotico di quel pomeriggio di maggio. “Signora, cercherò di avvicinarmi il più possibile all’ingresso dei giardini, ma non sarà semplice in questa confusione” disse guardando nello specchietto retrovisore “L’inaugurazione del planetario è davvero così importante? E’ vero che ci sarà anche Mussolini?”. Elsa gli rispose con un sì distratto. Il suo sguardo era attratto dagli edifici che costeggiavano l’elegante via milanese, una volta chiamata “via delle carrozze”, su cui si affacciavano palazzi che denotavano il benessere di quel quartiere dell’alta borghesia. L’austerità rinascimentale di Casa Fontana Silvestri, le forme neoclassiche di Palazzo Serbelloni, l’architettura nuova e alla moda di Palazzo Castiglioni. Milano stava cambiando abito, anche se era ancora lontana dalla raffinatezza dei Boulevards di Parigi, la città in cui viveva da qualche anno e che le stava dando la possibilità di esprimere il suo talento, libera dalle imposizioni sociali che avevano tormentato la sua giovinezza. “Ecco. Mi fermerei qui, se per lei va bene”. Elsa pagò l’autista e aprì la portiera. L’aria tiepida le accarezzò il volto, in cui spiccavano i grandi occhi neri, volitivi, irrequieti, pronti a cogliere ogni dettaglio di quanto la circondava. Con passo deciso si avvicinò all’ingresso dei giardini di Porta Venezia, attirando, come sempre accadeva, l’attenzione dei presenti. I suoi abiti, pur denotando una fattura di altissima qualità e un’intensa ricercatezza dei particolari, mostravano elementi eccentrici, di rottura con i canoni della moda degli anni ‘30, caratterizzata da linearità e semplicità. Quel pomeriggio furono la grande spilla arancione a forma di insetto appuntata sulla giacca e il cappello con un vistoso pennacchio a suscitare i commenti delle signore della borghesia milanese. Elsa proseguì senza dare molto peso a tutto ciò e si ritrovò di fronte al colonnato che faceva da ingresso al Planetario, un palazzo neoclassico semplice, che sembrava immerso negli alti alberi del parco. Persa nei suoi pensieri, si accorse solo all’ultimo momento che le era venuto incontro Ulrico Hoepli, il grande editore che le aveva scritto per invitarla all’inaugurazione di quest’opera così innovativa: era stato lui a donarla alla città che lo aveva accolto tanti anni prima e che lo aveva reso uno delle personalità più stimate del suo tempo. Lo aveva conosciuto quando ancora era una ragazzina, visitando l’osservatorio di Brera di cui suo nonno, l’astronomo Giovanni Virgilio Schiaparelli, era direttore. Aveva accettato di lasciare Parigi e il suo atelier per qualche giorno in nome del profondo rispetto che nutriva per quest’uomo, anche se non amava la mondanità delle cerimonie ufficiali. Mussolini stava facendo in quel momento ingresso nel cortile: indossava l’uniforme della milizia ed era accompagnato da un deferente Marcello Visconti di Modrone, il podestà di Milano. Si fermò davanti a Hoepli, salutandolo velocemente, e baciò la mano ad Elsa, soffermandosi per un attimo a osservare il bracciale a forma di aspide che le risaliva il braccio. Poi entrò con passo deciso nell’edificio, seguito dalla folla degli invitati. Elsa diede il braccio all’anziano editore e insieme si prepararono ad assistere alla magia dell’immagine del cielo stellato e a sentirsi piccoli piccoli di fronte alla meraviglia del nostro universo.

Anniversari

2008. 10 anni fa ho imparato la forza del dolore che ti spacca dentro, quello della perdita di una persona speciale. Senza senso. Senza preavviso. Eppure il tuo sorriso buono è sempre qui. E con quello ti ricorderò in questo anno speciale, Lele.

2003. 15 anni fa abbiamo concepito Leo dopo il concerto di Vasco a San Siro. E non chiediamoci oggi perché è così adorabilmente folle. 15 anni fa se ne è andato il mio nonno bauscia, ballerino, barzellettiere, instancabile lavoratore, generoso, decisamente un gran figo il Pomè.

1998. 20 anni fa mi sono laureata in filologia classica. Volevo fare il topo da biblioteca. La vita ha avuto poi altri programmi per me, ma rifarei ogni singolo esame perché quella facoltà é stato in assoluto la più bella esperienza di sempre e ciò che mi ha dato è ktema es aei, possesso per sempre.

1993. 25 anni fa ho preso la patente e da allora adoro guidare, con il mio piede pesante e la passione per le auto cabrio.

1988. 30 anni fa ho visitato per la prima volta gli States. Ci sono tornata poi, tante volte, e ne ho sempre amato il profondo senso di libertà che vi ho respirato. Con tutte le sue contraddizioni, i suoi limiti, la sua ignoranza di tutto ciò che avviene al di fuori dei suoi confini. Ma per me America First e non cambierò mai idea.

1983. 35 anni fa ho iniziato per la prima volta a scrivere un diario. Ero andata a vedere il Circo Orfei con il papà e tornata a casa ho scritto ciò che avevo visto su un quaderno a righe dalla copertina bordeaux. E da lì non ho più smesso.

1978. 40 anni fa è stata fondata da mio papà la società che ora dirigo. La prima sede era in Piazza San Cassiano, dove ora c’è la nostra bellissima chiesa, sede di eventi. A volte il destino ha dei disegni che tocca a noi scoprire. Ecco io ricordo di essere entrata in quell’ufficio per far vedere al papà che avevo comperato le calze per danza classica. Avevo tre anni e iniziavo a fare sport. E da lì non ho più smesso.

I ricordi ci aiutano a trovare o ritrovare un senso al nostro vivere. Non lasciateli ammuffire. Ogni tanto tirateli fuori dal cassetto della memoria e fateli rivivere. È vi sentirete subito più forti, anche se un po’ nostalgici…