Cicatrici

Giorni in cui sanguina il cuore. Un’emorragia lenta, che non riesci a fermare. La combatti con la musica a palla. Con i libri che più ami. Con il sudore della ghisa. Ma continua a bruciare. Pian piano il sangue si fermerà e resterà la cicatrice. Un tatuaggio che non hai cercato nè voluto. Ma che sarà lì a ricordarti che certi dolori ci cambiano per sempre.

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Donne

Le donne. Una vita che parlo di donne e ancora non le ho capite. Forse perchè, prima di tutto, fatico a capirmi e questo rende l’impresa alquanto ardua. D’altra parte, quale donna si capisce fino in fondo? Quale è così sicura di se stessa da non avere dubbi sul suo essere e il suo apparire? Le donne, per come le conosco, sono instabili, volubili, sensibili. Le donne sanno essere di una perfidia inimmaginabile per un uomo, sono figlie di Medea, vendicative e inarrestabili. Le donne sono però anche deboli, indifese, e quando amano…eh, quando amano, non esiste altro. Amano con la testa prima che con il corpo, si danno senza remore, rivoluzionano tempi e situazioni, ridisegnano il futuro. E poi piangono. Ma quanto piangono le donne? Di rabbia, di dolore, di frustrazione, di disperazione. Piangono così tante lacrime, da pensare che il corpo femminile ne abbia in dotazione più di quello maschile. Piangono e poi si rialzano. Una, due, tre, dieci, venti volte. Si vestono, si truccano, indossano un paio di tacchi e ripartono alla conquista del mondo. Le donne sono il miracolo della vita, misteriose e pericolose allo stesso tempo, madri, mogli, compagne, figlie, mille ruoli, un solo cuore. Grande. Noi, le donne.

Invecchiare

Invecchiare è forse anche questo. Scoprirti disillusa, sí proprio tu che fantasticavi più di chiunque altro. Perdere un po’ di fiducia nel prossimo, quando una volta ti aprivi al mondo totalmente, senza remore. Cogliere la realtà delle cose più velocemente, nel suo aspetto più crudo, mentre prima ti crogiolavi nella superficie coccolosa delle situazioni. Invecchiare non è questione di rughe sul volto. No. Quelle raccontano la nostra storia e hanno il loro fascino. Invecchiare è una questione di rughe sul cuore, tagli profondi che rendono il battito meno veloce, più riflessivo, quando invece era così tonificante sentirlo palpitare per ogni emozione, tum tum tum. Invecchiare é diventare saggi, dicono. Bè, ridatemi la mia stolta gioventù.

Dylan

Dylan era come Fonzie, Maverick, Mayo. Uno di quelli che hanno nutrito l’immaginario di noi ragazzine sognatrici. Avevo il poster in camera, lui, bello, il giubbotto di pelle, il ciuffo alla James Dean, lo sguardo serio, velato di tristezza. E Beverly Hills era l’appuntamento fisso per noi ragazzine degli anni 90, che non avevamo Instagram, Facebook, Netflix. Ma c’erano Brenda, Brandon (che fantasia sti nomi per due gemelli…), Donna, Kelly, che ci facevano sognare ed erano amici da imitare. “È morto Dylan” ho detto a mio marito. “Ma chi era Dylan?” Mi ha chiesto mio figlio. “Come chi era Dylan? Era Dylan” gli ho risposto. Quel pezzo di adolescenza tra i primi baci e le Smemo piene di scritti e adesivi, il chiodo e le felpe della Best Company. Bello, dannato, mitico. No, Dylan non è morto. Quelli come lui non muoiono. Vivono per sempre nel cuore delle ragazzine che li hanno amati.

#lukeperry #dylan

Lei

Era una di quelle donne che sembrava non avere bisogno di niente e di nessuno, una di quelle che erano state abituate a non chiedere e a dare senza un perchè.

Era una di quelle pericolose, perchè sapevano farti innamorare senza volerlo e tu ti ritrovavi con il cuore spezzato senza aver neanche guadagnato un bacio.

Era una di quelle con tanti pensieri, troppi, che le invadevano l’anima e la portavano lontano, mentre tu cercavi di afferrarla.

Era una come tante, di una bellezza comune, eppure, suo malgrado, riusciva sempre ad attirare l’attenzione su di sè.

Era lei. Fragile, sensibile, irrisolta.

Lei, una donna.

Attesa

Stiamo dimenticando il valore dell’attesa. Vogliamo tutto subito e non abbiamo più la pazienza di aspettare. Tralasciamo lavori, impegni, perfino persone, perché dobbiamo andare, fare, disfare. Mai fermi. E perdiamo la forza dell’attesa, fatta di sospensione, fantasia, riflessione. C’è, infatti, tra la premessa e la realizzazione uno spazio vuoto in cui possiamo scoprire l’essenza di ciò che sta per succedere. Ma noi non abbiamo tempo. Lo fagocitiamo. E non guardiamo la pianta crescere, vogliamo solo il frutto, ora, subito. Peccato.

Io

Una vita a cercare di essere come gli altri ci chiedono. Educata, composta, tranquilla da piccola.

Studiosa, volenterosa, pudica da ragazza.

Moderata, perbene, sorridente da adulta.

Disponibile, comprensiva, buona ascoltatrice nelle amicizie.

Passionale, fedele, comprensiva nell’amore.

Riconoscente, paziente, affettuosa con i genitori.

Corretta, puntuale, ordinata nel lavoro.

Autorevole, amorevole, amica con i figli.

Ad un certo punto ti rendi conto che tutti questi aggettivi hanno disegnato il profilo di una donna stucchevole e perfetta, quella che certo non vuoi essere.

Prendili e buttali via.

Sacco nero, indifferenziata.

E sii semplicemente te stessa.

Indefinibile, incasinata, inafferrabile.

Untaggable, per dirla all’inglese.

Hashtag sono come sono.

Scoprirai che agli altri andrai bene lo stesso e tu finalmente ti sentirai nella tua pelle.

Viva, vera, forte.

San Valentino (banalmente)

Buon San Valentino. Che non si deve amare un solo giorno, ma è bello che ci sia un giorno dedicato all’amore.

Buon San Valentino a chi è solo, a chi cerca l’amore, a chi porta nel cuore chi non c’è più, a chi aspetta una mano da stringere forte.

Buon San Valentino a chi vive un amore malato, a chi non conosce baci ma solo carezze troppo pesanti, a chi vorrebbe scappare ma non ci riesce, perché sappia trovare la via della felicità.

Buon San Valentino ai ragazzi che si baciano agli angoli delle strade e sulle panchine, l’amore è questo, ricordatelo, fatto di carne e ossa e non di immagini o suoni virtuali.

Buon San Valentino a chi odia, a chi non conosce il senso del perdono, a chi vive egoisticamente, a chi non sa amare. State perdendo il senso della vita. Perché una vita senza amore è come un corpo senza testa: vuota e disanimata.

Buon San Valentino ❤️

Fiore

Oggi ero triste. Anche ieri lo ero. Giornate in salita. Difficoltà a capire e a capirsi. Momenti in cui l’armatura si sgretola e ci ritroviamo dubbiosi su tutto, sulle scelte, sui sorrisi, perfino sul gusto del gelato con cui cerchiamo di consolarci. Poi arriva a casa lui. Con in mano una rosa rossa, come il principe venuto a svegliare la bella addormentata. A dirle che ci sono dei qui ed ora che dimostrano chi sei davvero e che spazzano via ogni tristezza. L’amore nelle piccole grandi cose quotidiane è la nostra ancora nel mare in tempesta di questo mondo difficile.

Io sono Mia

La storia di Mia Martini ha molto da insegnare. A tutti noi. Ci deve insegnare che la cattiveria e l’invidia potranno affossarci ma, se saremo tenaci e onesti, dimostreremo che siamo più forti. Ci insegna a dosare le parole, perché ci sono animi fragili che da un aggettivo o da un’espressione possono essere emotivamente distrutti. Ci insegna a lottare per i nostri sogni, perché, anche se non li realizzeremo, avremo comunque un motivo per vivere. Ci insegna ad andare avanti, anche quando tutto sembra finito. Lei è stata distrutta dal dolore: ecco, non permettiamo che questo succeda a noi e alle persone che ci circondano. Non sparlate, non calunniate, non invidiate. Quello che fate ad altri potrebbe essere fatto a voi. Ricordatelo. E siate sempre corretti. Anche se il mondo, oggi, sembra insegnare altro.

#miamartini #iosonomia