Non è tempo per noi (Ligabue)

Questa canzone. Di tanti anni fa, di tanti concerti fa, con gli accendini in mano e senza le foto con i cellulari. È risuonata nella mia mente più volte questa settimana. Ascoltando, anzi leggendo, un amico, che mio malgrado la chat ha spesso sostituito un caffè insieme. La difficoltà del quotidiano, i tanti troppi problemi per restare a galla, i sogni che si scontrano con il conto in banca, con le scelte sbagliate del passato, con la ricerca mai soddisfatta di un’anima affine cui stare abbracciato la notte. E tu che gli dici ma non fare così, devi lottare, fare, reagire, vivere. Io ci sono. Tante belle parole. Perché a volte è così dura che le parole suonano vuote e ti senti stupida. E non è tempo per noi e forse non lo sarà mai. Quelle strade troppo strette, diritte per chi vuol cambiar rotta e le confidenze di un’amica imprigionata in un reale che non la soddisfa, in una relazione deludente, che una volta dava adrenalina e ora genera solo discussioni. Ma cambiare quanto è difficile! Vuol dire prendere e ribaltare la propria esistenza, mettere in dubbio passato e presente, rifare tutto senza la certezza che poi vada bene. E allora meglio il limbo della routine, senza sorprese. Che andare va bene, pero’ a volte serve un motivo. Ecco un motivo. Perché non può essere tutto qui. Non può essere solo questo. Non è tempo per noi le ha detto lui. Sì così. Ha gettato la spugna e ha smesso di lottare. Di inventare appuntamenti, scuse, impegni per poterla vedere. Non è tempo per noi e forse non lo sarà mai. E l’ha lasciata lì. Sola.

Eppure questa canzone del Liga mi ha sempre spronato. Non è tempo ora ma lo sarà. Presto. Per noi. Per me. Per i miei sogni. Per la tua rivoluzione. Pazienza. Perseveranza. Fiducia. Coraggio. Mai mollare ragazzi. Mai

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Se non dai il massimo non iniziare

A Natale mi è stata regalata un’agenda, una di quelle con gli stickers da attaccare, le pagine colorate, gli adesivi a forma di cuore. Insomma un diario da adolescente perfetto per me che adolescente non sono più da trent’anni ma che sono mentalmente in una fase di prepubertà incosciente. Uno dei pregi di questo quadernetto sono le frasi in calce ad ogni pagina, le tipiche banalità di cui ci dimentichiamo e che invece potrebbero davvero ispirare una giornata intera. Oggi leggo “Se non dai il massimo non iniziare”. Come non essere d’accordo? Non ho mai avuto un grande spirito agonistico, non mi interessa battere gli altri no, mi interessa superare me stessa. Alzare di continuo l’asticella. Mettermi alla prova. Non sono neanche a metà di un progetto che ne ho già in mente un altro. Non che sia una dote inteso. Che il più delle volte non so godere del presente tanto sono proiettata nel futuro. Ma così è. Una spinta continua. Un rassegnarsi mai. Un cercare di fare meglio, e poi ancora meglio. Perfezionista. Sì. Nel lavoro, che un testo non esce se non l’ho letto e riletto, tolto le ripetizioni, analizzato gli effetti. In palestra, che gli esercizi o li svolgi bene o vai a casa e se hai voglia di chiacchierare e basta vai al bar. In casa, perchè amo l’ordine e la pulizia, odio la sciatteria, la trascuratezza, il pressapochismo. Ecco. Perfezionista in tutto, totalmente incasinata nei sentimenti. Spontanea, eccessiva, pasticciona. Incapace di giocare d’astuzia, di stare zitta, di frenare le emozioni. Anche qui però sempre a dare il massimo. Se no tanto vale iniziare. Perchè una vita con il freno a mano tirato è una vita a metà.

ps. nella foto la prima pagina del diario con i miei buoni propositi per il 2018 scritti il giorno di Natale….

Vademecum ad uso e consumo di chi si vuole bene

Non mendicate l’amore e neanche l’amicizia. Sono sentimenti che chiedono reciprocità, non carità.

Non accettate compromessi se ledono la vostra dignità. Siate accondiscendenti, flessibili, disponibili ma mai dei tappeti da calpestare.

Non perdete di vista i vostri obiettivi, lottate per raggiungerli, dimenticate orologi e stagioni. Nulla si ottiene senza fare fatica, nulla che sia vero e autentico.

Non rassegnatevi alla quotidianità, siate curiosi, abbiate il coraggio di cambiare. Solo il cambiamento infatti ci fa crescere.

Non seguite la massa, motivate le vostre idee, leggete, informatevi, contestate. Altrimenti non lamentatevi se sarete oggetto di soprusi, la conoscenza ci rende forti e liberi.

Non prendetevi troppo sul serio. Mai. L’autoironia può salvarvi da molte situazioni scomode e di sicuro renderà più facile il cammino in questa vita.

Siate felici. Perché lo meritate.

Amate. Perché lo desiderate.

Sorridete. Perché sarete più belli.

Ogni minuto. Ogni ora. Ogni giorno

La sorpresa di ogni giorno

Buongiorno. In questa estate che inizia, i primi caldi, la fine delle scuole, la voglia di vacanze, di vestitini leggeri, di mare. Buongiorno a te che ti sei svegliato più stanco di ieri, mille pensieri e nessuna soluzione, perché si dice che la notte porti consiglio e invece spesso ci ritroviamo al mattino con più dubbi della sera prima. Buongiorno a te che oggi hai quell’incontro importante, preparato da mesi, e sei lì, davanti al caffè, e pensi che tra qualche ora tutto potrebbe cambiare o tutto rimanere uguale. Tutto in una manciata di ore. Buongiorno a te che non hai voglia di lasciare il letto, le lenzuola che sanno di lui, del vostro amore, dei vostri sogni, di una notte che riempirà i pensieri del tuo giorno. Buongiorno a te che culli il tuo bambino, finalmente addormentato, che non ti ha fatto chiudere occhio, lui, desiderato, cercato, e ora lì, tra le tue braccia, il tuo miracolo, la tua salvezza contro i mali del mondo. Buongiorno a te che non ti aspetti nulla e stancamente fai la tua colazione. Non lo sai che oggi incontrerai chi hai sempre cercato, ritroverai chi credevi di avere perso, capirai il senso del tuo cammino, raggiungerai un traguardo insperato. Non lo sai e lì, seduto, sei pronto alla monotonia di gesti noti e ripetuti. Alzati e mettiti il vestito più bello. Accendi la radio e alza il volume. Manda un messaggio a chi non senti da tempo, sì sì proprio a quella persona che sogni la notte ma che non hai il coraggio di chiamare. Esci, sorridi e vivi. Lascia che le opportunità ti colgano. Non chiuderti al cambiamento. Accetta un invito e rischia in un’impresa che sembra fallimentare ma che ti attrae da tempo. Bacia i tuoi bambini, una, cento, mille volte anche se sono ragazzi e ti diranno di smetterla. Ogni giorno ha un senso, soprattutto quelli che sembrano non averne. Quelli in cui lo devi trovare questo senso. Senza arrenderti. Buongiorno a te. In questa calda mattina d’estate, il caffè, l’aria sul viso, la voglia di vivere.

Surreale ma bello

Surreale ma bello. Quell’incontro che non ti aspetti. Quel sentimento che nasce nel deserto di una quotidianità banale. Quell’amore che ti coglie quando ti eri rassegnata. Surreale perché lui appartiene a un mondo che non è il tuo e che pure avevi sempre sognato, osservato da lontano, come seduta a una finestra, con le imposte socchiuse, lì, a spiare un’esistenza che non poteva essere la tua. Surreale perché è successo tutto per caso, uno sguardo che non ti aspetti, un abbraccio più stretto del solito, una parola sfuggita e che ha aperto un universo di emozioni. Surreale perché in fondo lo conosci da sempre, sai come cammina, come parla, come muove le mani, cosa mangia, cosa beve, cosa ama perfino. Ma lo sai perché a legarvi è sempre stato altro, che ora non sai più definire perché quel bacio ha cambiato tutto e il solo pensarlo ti da i brividi. Surreale sì. Ma bello. Bellissimo. Perché l’amore improvviso ha riempito tutti i vuoti della tua vita. Bello perchè ti svegli al mattino e sorridi alla pioggia, canti sotto la doccia, vivi con una forza e una intensità tutta nuova. Bello perchè ogni sua parola ti fa sorridere e con lui dimentichi tutte le tue cicatrici. Bello perchè è un sogno, un’illusione, un’avventura che durerà meno di un battito di ciglia e poi lui tornerà al suo mondo, lontano, altro, irraggiungibile. Ma non importa. Perché sei felice, semplicemente felice. Di viverlo. Lui. Surreale ma bello

Cosa sono i tatuaggi?

Ho fatto il primo tatuaggio cinque anni fa. Era un po’ che ci pensavo ma, come sempre accade nelle decisioni importanti, avevo dubbi e paure. Non del dolore, ma del fatto che fosse definitivo e che andasse a raccontare qualche cosa di me. Alla fine é arrivata lei, la mia manta, su una cicatrice che non era solo segno della pelle ma memoria dell’anima. E con lei, dopo un po’, anche gli altri due, un geco e una libellula. Tutti meditati, elaborati, quasi partoriti. Con un significato ben preciso. Perché amo i tatuaggi, anche vederli sugli altri, alcuni sono opere d’arte e hanno colori stupendi. Però credo che questi segni sulla pelle non debbano essere una esibizione ma qualche cosa che facciamo per noi, prima di tutto per noi. Qualcosa di intimo. E infatti i miei si vedono solo se sono in costume. Concordo in questo con Nicolai Lilin, scrittore e tatuatore, di cui vi consiglio i libri, quando scrive “Nella mia visione del tatuaggio c’è una categoria terrificante: quelli che io chiamo ‘gli spensierati’. Si disegnano addosso di tutto, senza curarsi del significato. Immagini tribali, elementi botanici, corpi celesti, fate, lucertole, scrivono il proprio nome forse per non dimenticare come si chiamano, infilano date di nascita, stelle di ogni forma e grandezza. Non gli importa: vogliono solo farsi vedere e somigliare a modelli visti alla tv. Essere uguali, non peggio e non meglio degli altri, sapere bene integrarsi nella massa, non uscire fuori dal gregge per nessun motivo, essere come tutti. Così finiscono insieme, sulla stessa spiaggia, con gli stessi loghi addosso”.

Domani

Ogni sera mi dico che domani sarà il giorno giusto. Che inizierò a mettermi al centro. Che avrò il coraggio di buttare sul tavolo quel progetto che cresce dentro di me da sempre. Che verrò prima io e poi tutti gli altri. Sdraiata nel letto, al buio, sono così convinta che vorrei fosse già mattina. Perché se non comincio ora non lo farò mai. Non sono più una bambina e davvero basta rinunciare, avere paura, temere che gli altri possano essere delusi da me, che alla fine mi ritroverò con nulla in mano e un casino alle spalle. Sì basta. Mi giro e mi rigiro prima di addormentarmi ma sono convinta. Assolutamente. Poi mi sveglio al mattino e ricomincio come sempre. Colazione, letti, bagni da pulire, auto, ufficio, lavoro che non mi piace ma si deve, spesa, telefonate, una due cento, tutte inutili in fondo, messaggi, figli, marito, genitori, che chiedono e non sai dire di no. E arriva l’ora di cena e non hai fatto nulla per te. Sotto la doccia, le lacrime nervose nascoste dall’acqua, ti dici che non ci riesci. Non riesci a cambiare ma neanche ad accettare il presente. Un limbo che ti rende irrequieta, nervosa, scontenta. Vuoi ma non vuoi. Che rabbia. E la sera sul divano decidi che domani sarà il giorno giusto. E tutto riparte. Sogni, progetti, aspirazioni. Arriverà il momento. Lo so. Lo sento. Lo devo a ciò che sono, alla mia immagine riflessa nello specchio, agli anni di battaglie che vedo se mi volto indietro. Domani. Dopo. Ma questi talenti che ho in tasca li metterò a frutto tutti. E allora sotto la doccia canterò, anche se sono stonata. Perché la vita è una partita che voglio giocare fino in fondo.

Porte chiuse

Ogni tanto bisogna imparare a chiudere la porta. Bene. A doppia mandata. E restare sordi se il citofono suona. Perché per giorni, mesi, anni non abbiamo fatto altro che aspettare e perdonare e dare una dieci cento possibilità. Promesse non mantenute, silenzi inspiegabili, notti insonni. E noi lì, a dire un basta che poi basta non era. Ci fregano i sentimenti, ci frega il cuore, ci frega questa forza chiamata amore. A un certo punto però continuare significa mendicare. Perdere fiducia in noi stessi. Battere la faccia contro un muro che diviene sempre più alto. A un certo punto però bisogna dire basta. Davvero. Buttare via la chiave. Urlare se necessario. Sfanculare pure. Torneranno, forse, ma noi non ci saremo più. Avremo deciso che le briciole non fanno per noi. Avremo guardato lo specchio e vi avremo visto donne forti, che non possono perdere tempo ad aspettare un treno sempre in ritardo. Perché è proprio vero che quello che non è stato è perché non doveva essere.

La spesa, una perdita di tempo

Mercoledì e già il frigo piange. Devo capire perché il sabato sembra scoppiare e nel giro di tre giorni ha più eco che nelle valli del Trentino. Così stasera mi toccherà pure l’ennesima spesa. Ma quanto tempo perdiamo tra scaffali, banchi frigo ibernanti, code alle casse con l’immancabile signore che “ho solo la carta igienica posso passare?”, indeciso davanti a noi che decide all’ultimo che le brioche le vuole al cioccolato e ferma il traffico più che nel l’esodo estivo? E quelli che leggono tutte le etichette e si fermano in mezzo ai corridoi? Soluzione possibile, la spesa online. Ma comperare senza toccare non mi riesce ancora. Vecchia scuola la mia. Carrello, soldino, sacchetto, bagagliaio, spalle, bicipiti, e tricipiti allenati anche questa sera, che la lista ha due cose e torno con venti. E se va bene sabato siamo da capo. Se va bene 😉

Cosa mi metto oggi?

La mattina davanti all’armadio e la scelta di che maschera indossare. Perché gli abiti sono anche questo. L’immagine che vogliamo offrire di noi stessi, il travestimento quotidiano, il gioco delle parti che ci coinvolge tutti. Perfino quando infiliamo la prima cosa che capita. E ci diciamo chissenefrega, oggi ho fretta, non ho voglia, lasciatemi nel mio guscio e va bene così. Al mattino esco molto presto e spesso preparo i vestiti alla sera. Senza guardare il meteo. Il risultato è che più della metà delle volte sono fuori luogo. Gonnellina leggera sotto l’uragano Katrina e pantaloni pesanti nella giornata più calda dell’anno. Ma poco importa. Avevo voglia di indossare quello e l’ho fatto. Mi faceva sentire a mio agio. Mi piaceva. Perché è vero che l’abito non fa il monaco ma è vero anche che il vestito giusto può darci quella spinta in più. Come il tacco 12, ovviamente 😜