Catalessi

Che stai invecchiando lo capisci anche dal fatto che non riesci più a vedere finire un film perché crolli addormentata a tre quarti. Niente da fare. Ieri sera, solito copione. Cena, sparecchio, rassetto, e poi, finalmente, divano. Ore 21, niente male. Netflix o Amazon Prime. Film carino, su una libreria nell’Inghilterra degli anni 50. Improvvisamente, inizio a perdere una scena. Mi metto seduta meglio, sgranocchio qualche cosa per riprendermi. Niente. Il carboidrato fa effetto opposto e io crollo. Come la sera prima e quella prima ancora. Salvo svegliarmi ai titoli di coda. E trascinarmi nel letto alla tarda ora delle 22.45. Colli, la donna che eri….che nervoso! Già da anni ho rinunciato a leggere dopo cena, perché tre pagine e crollo. Siano pure le nove, io crollo. Durante il giorno leggo ore e niente, dopocena libro invece vuol dire per me nanna. Ora anche la tv. Alla frutta, ahimè, sono proprio alla frutta. Sto pensando di vederli al mattino sti film, quando alle sei sono un grillo parlante pronta a conquistare il mondo. Ma, che amarezza, amici miei…qualcuno come me? Rimedi?

Buongiorno amore

Buongiorno amore mio. Dormito bene? Io ho fatto un po’ fatica a prendere sonno. Mi sono persa a guardare fuori dalla finestra. Sdraiata nel letto, la porta finestra spalancata, l’aria che annunciava il temporale, le zanzariere, immancabili nella nostra terra. Fuori, la notte. Il condominio di fronte con una, due, tre finestre ancora accese. Di solito sono tutte, ma in estate qualcuno è andato via e il condominio si illumina così a macchie. Sai, amore, io mi perdo a ricercare le vite di chi abita dietro quelle finestre. Qualcuno guardava la tv, qualcuno faceva l’amore, qualcuno leggeva, qualcuno ancora magari se ne stava lì, come me, a guardare nel buio. E poi, nella piazza, il mormorio della signora a spasso con il cane e gli schiamazzi di qualche ragazzino in bicicletta. Ho fatto tardi guardando fuori dalla finestra. E poi ho sognato paesaggi lontani, quelli senza fine, che ci piacciono tanto. Vado a preparare la colazione. Adoro fare colazione con te, anche se non parli e hai le reazioni di un bradipo, mentre io ti inondo con le mie chiacchiere. Buona giornata amore. Ci vediamo questa sera. Che la quotidianità di molto di noi è fatta di colazioni e cene e del racconto della vita che sta in mezzo. Vivete e amate. Il resto, a ben guardare, è un dettaglio ❤️

Balliamo sul mondo

Fa caldo oggi, un caldo afoso che ti appiccica sulla pelle, le goccioline di sudore che colano sotto la maglietta e i capelli che si fanno pesanti sulle spalle. Fa caldo con sta mascherina sul viso, a ricordarmi che è un’estate strana, come se ce ne fosse bisogno, dato il martellamento mediatico sul Covid, che sminuisce qualunque altra notizia. E tutto resta sospeso in attesa dell’autunno. Che succederà? Mah, vedremo. Nel frattempo fai progetti dominati da un “se” che toglie un po’ la voglia di osare. Ti svegli una mattina e decidi che ti sei stancata di questa apatia latente: ti metti al lavoro con entusiasmo, pronta a spaccare il mondo e a fare fruttare queste ore, nel miglior stile imbruttito. Il giorno dopo, invece, tutto il contrario: ma che mi sbatto a fare che poi magari ribloccano tutto e lavoro per niente? E così da mesi. Che per una abituata a progettare con anticipo, per cui il vivi alla giornata è un mantra irraggiungibile, ecco per una come me è davvero dura. Avanti con il paraocchi, anzi con la mascherina, e appello a tutto l’ottimismo di cui sono dotata. Volume della radio a palla, musica a coprire i pensieri, che di silenzio ce n’è stato troppo nei mesi passati. E balliamo sul mondo perchè “Non ti offro grandi cose però quelle lì le avrai
niente case né futuro, né certezze, forse guai
ma se dall’Atlantide all’Everest non c’è posto per noi
guido io in questo tango, ci facciamo posto, dai”
❤️

Stelle

Notte di San Lorenzo, notte di desideri. Quanti ne abbiamo quest’anno? Tanti, tantissimi. Primo fra tutti che sto Coronavirus sia sazio di vittime e ci permetta di ricominciare ad abbracciarci e a baciarci, perchè senza contatto fisico ci sentiamo esseri viventi a metà. E poi, e poi….
Che si possa tornare a fare progetti per il futuro, un futuro semplice, mica da Paperon de’ Paperoni, ma per lo meno dignitoso, in cui la notte si possa amare e sognare, non stare svegli per l’ansia e le preoccupazioni.
Che si impari una volta per tutti a gioire per i successi altrui come per i propri, a condividere la bellezza senza invidia, ad amare senza doppi fini, a relegare l’ipocrisia nel più buio degli angoli.
Che l’amicizia non sia un like sotto una fotografia ma un sentimento che si nutre di attimi irripetibili e inafferrabili con l’obiettivo fotografico.
E poi e poi….
Ognuno ha i propri desideri inconfessati, chiusi in un cassetto della memoria, alcuni banali, altri cosi azzardati da vergognarsene. Vi auguro che tutti si possano avverare in questa notte magica, in cui rincorreremo con lo sguardo un cielo stellato e ci renderemo conto di quanto siamo piccoli in confronto ad un universo che non si cura di noi, ma si lascia ammirare.
Siate sereni, almeno per questa notte. Non leggete le notizie, non ascoltate il telegiornale, abbracciate chi amate e brindate al presente.
Una stella è lì, per ognuno di noi. Cercate la vostra e brillate insieme a lei.

Amicizia

L’amicizia è causa di felicità. Non è un cartiglio dei Baci Perugina, ma la prima frase che ho tradotto dal greco al liceo e che avevo scritto con l’Uniposca sul mio Invicta. Amicizia e felicità. Due punti fermi nella mia ricerca esistenziale. Fin da ragazzina ho dato un’importanza quasi sacra alle mie amiche, sia perché sono figlia unica e avevo bisogno di qualcuno con cui confidarmi, sia perché, insicura e mai soddisfatta, cercavo negli amici il conforto alle mie azioni. Le ricordo tutte le mie amiche speciali, specialmente quelle della prima adolescenza, dodici, tredici, quattordici anni, quante chiacchiere, quante confidenze! E poi quelle del mare, che vedevo tre mesi all’anno, ma erano tre mesi così intensi da cementare legami unici. Poi la vita separa, le scelte, il destino, gli amori. Ogni tanto sui social mi appare la foto delle mie amiche di un tempo. Continuano a vedersi, a frequentarsi, sempre loro, sempre belle. Io mi ritrovo come una bambina davanti a un negozio di bambole: guardo e vorrei essere lì con loro, vorrei anche io avere le amiche di una vita, con cui fare un ape al venerdì o con cui parlare dei miei figli. Ma, a ben guardare, non sono mai stata una di loro. Mi sono sempre sentita diversa, e non chiedetemi perché. No, non migliore. Almeno! Me la sarei tirata e bon. Sempre un passo indietro, mai alla loro altezza. Che sciocca vero? Ma quando sei giovane non agisci in modo razionale, valuti in base a tuoi parametri e alla fine ti autoescludi. La vita va avanti, dicevamo, e mi ha regalato amicizie nuove, fantastiche, e alcuni ritorni dal passato. Così, ad una di queste, ho chiesto come fossi ai tempi del liceo. Lei mi ha risposto “diversa”. Diversa da ora, intendeva. Ma ha ragione, ero diversa e troppo brava a scuola, troppo perfetta per essere un’amica, più chiusa, più insicura. Oggi che sono una quarantenne un po’ fuori di melone certo è tutto più facile, ora che ho imparato a fregarmene dei giudizi, a guardarmi allo specchio e a piacermi, ad essere come sono e va bene così. Ora è tutto più facile, si. Ma resta quel “l’amicizia è causa di felicità”, come un mantra senza tempo. E la scoperta che forse non sono così male, se un’amica di quelle del mare, che conosco da 40 anni, qualche giorno fa mi ha detto che sono una delle poche persone di cui si fida totalmente, a cui metterebbe in mano la sua vita. Una persona che oggi vedo una settimana all’anno, se va bene, e che però è riuscita a farmi piangere con la sua confidenza. A me? Davvero ce l’ha con me? Davvero sono così amica per lei? Non avete idea la gioia. Stringete forte gli amici, coccolateli, vezzeggiateli, date date date senza stancarvi mai. Sono un patrimonio unico e non importa se ogni tanto arriva qualche fregatura. Siate voi stessi senza remore, perché un amico vi amerà per come siete, non per come volete apparire. Non chiudete porte, perché potrebbero tornare dal passato e darvi felicità inaspettata. Amate e non chiedete nulla in cambio. Questa, ve lo garantisco, è felicità.

η φιλία ευδαιμονίας αιτία έστι
(Ecco la famosa frase in greco 😉 )

Presente

Sono una signora di mezza età, che mi piaccia o no. Ho 45 anni, due figli adolescenti e preferisco una serata sul divano con il mio amore di sempre ad una in discoteca. Me lo avessero detto un paio di anni fa, non ci avrei creduto. E invece è così. Sto benissimo in questa pelle, più rilassata e serena per una che, da sempre, litiga con sè stessa. Me ne sono accorta questa estate, nel posto dove sono cresciuta emotivamente e dove da sempre vivevo di nostalgia. Quest’anno no. Ho guardato i miei figli uscire con gli amici, su e giù per la passeggiata dietro delle gonnelline, la pizza in spiaggia, la prima birra. Ed è stato bellissimo aspettarli a casa, come da sempre faceva la mia mamma. Vivete ogni età nella sua giusta dimensione. Godete di ogni sfumatura. Non correte avanti, e non ricercate sempre di far rivivere il passato. Il presente, amici miei, questo solo conta. E ogni età ha il suo presente. Vivetelo ❤️

Rughe

Le mie rughe. Più sorrido e più si vedono. Solcano il viso, i lati degli occhi, il centro della fronte. 45 anni di emozioni e passioni mai trattenute, di pianti sotto la doccia e magoni trattenuti, di risate improvvise, continue, vere. Tutte qui, sulla mia pelle, nonostante i mille trattamenti di bellezza, maschere, sieri, creme. Pelle morbida la mia, idratata, pulita. Ma loro fanno capolino lo stesso e mi definiscono per ciò che sono. Una donna come tante che vive intensamente ogni giorno, senza maschere e senza pose. Semplicemente, io.
Ps: questo non vuol dire che non vorrei una pelle levigata come un bambino, ma che tutto sommato anche così non sono malaccio 😜

Ipocondriaci estivi

È un dato di fatto, più invecchi più parli di malanni. Una volta, tra amiche, ci si consigliava sul gloss da mettere, sulla marca dei jeans, sulle ultime tendenze. Ora siamo tutte un po’ come Carlo Verdone e i suoi personaggi ipocondriaci. Sedute sulla sdraio, mentre la risacca culla le nostre anime e i figli ormai grandi non rompono più con i loro castelli e le formine, invece di parlare di aperitivi o degli esemplari maschili in spiaggia (perché i discorsi seri vanno anche loro in vacanza, almeno per me), ci siamo ritrovate a confrontarci su buscopan, spasmomen e moment. E poi sul mal di schiena, le prime caldane e la cistite. Si, noi. Le stesse che poi postiamo foto infighettate in palestra come se fossimo vent’enni. Noi, che dietro liceo, davanti museo. Noi, che dopo la chiacchierata su malanni vari, stiamo peggio perché scopriamo organi che neanche pensavamo di avere e che alla sera trituriamo gli ammennicoli al nostro povero partner che deve sempre sorbirsi le nostre paure. In silenzio. Che se azzarda un “ma, tesoro, ma no, stai bene, dai” scatta la frase di rito “ecco, sminuisci sempre, a te interessa solo che non ti dia problemi”. Che poi un po’ è vero perché l’amore, ricordate, è prima di tutto non rompere i coglioni. Rilassiamoci, amiche mie, mettiamo da parte il prontuario farmaceutico e, almeno in estate, godiamocela. Invece dell’oki, facciamoci uno spritz: il mal di testa resterà, ma saremo almeno un po’ più leggere. Ve lo garantisco.

Di cosa parla “Compleanno inglese”?

Una delle domande più ricorrenti quando dico di aver appena pubblicato un libro è “di cosa parla”? Che, a dirla tutta, è una domanda difficilissima. Sì perchè per rispondere devi frenare la voglia di raccontare tutta la storia (voglia che è innata in me, perchè se l’ho scritta è perchè vorrei che tutti la sapessero, ma se la racconto a tutti poi nessuno compera il libro e l’editore Le Mille e Una pagina mi dice un parere…) e nello stesso tempo, però, se non racconti la storia, la banalizzi. Sì perchè “Compleanno inglese” ha come protagonista Laura, una 51enne apparentemente appagata, due figli, un marito già in pensione, un lavoro da insegnante e tanti sogni in un cassetto ben chiuso a chiave da tempo. Una signora per bene, con le prime caldane pre menopausa, sportiva, fortemente autoironica, pronta a vivere la sua non più giovinezza passeggiando mano nella mano con quella botta di culo che è il marito, bello, bravo e pure paziente. Capite che, se io vi dico così, voi il libro non lo comperate? Perchè, detta così, Laura sembra la mamma del Mulino Bianco o, peggio, una di quelle infulencer attempate che vanno oggi, a cui sembra andare tutto bene, così perfette da essere stucchevoli. Ma Laura, cari miei, visto che esce dalla mia penna, non può essere perfetta. E’ un vulcano che ribolle, è sempre in viaggio con la fantasia, rivive il passato con più rimorsi che rimpianti e non c’è nulla di peggio. In questa situazione accade un evento che ribalta tutto. Uno tsunami che toglie ogni certezza per il futuro. E la storia che volevo raccontarvi è questa. Di come si reagisce di fronte al mondo che crolla, di come lo fanno uomini e donne, perchè questo è un romanzo scritto da una donna, ma non per un pubblico femminile. E’ scritto per voi. E quanto mi piacerebbe che lo leggeste tutti. E non per vendere i libri, quello importa sì, ma il nocciolo è un altro. Perchè vorrei discutere insieme a voi di cosa sceglie di fare Laura, di come reagisce e di cosa invece avreste fatto voi. Perchè Laura è uscita dalle pagine ed è diventata una mia amica e adesso mi chiede se ha fatto bene a fare ciò che ha fatto, oppure no…cosa le dico?!?

Autostrade

Adoro la Liguria, in particolare il levante, che è stato la cornice delle mie estati da quando ero una bambina. Una territorio impervio, con le alture a ridosso del mare, i paesini abbarbicati sulle pendici e il mare lì, con gli scogli e le spiaggette nascoste dove non te le aspetti. Comoda la Liguria per noi lombardi, un’oretta e mezza e respiri la salsedine, il profumo della macchia mediterranea, la focaccia e il pesto. Lasci alle spalle lo smog delle nostre città, la nebbia d’inverno, le zanzare e la canicola estiva e in un attimo sei in una poesia di Montale. Andate a leggervi “Meriggiare pallido e assorto”, la Liguria è tutta lì, con le sue contraddizioni e la sua aspra bellezza. Eppure quest’anno è stato tutto più difficile. No, non per il Covid, le mascherine, gli ingressi contingentati in spiaggia. No, quelli sono compromessi per la nostra salute a cui ci si abitua in fretta. E’ stata dura a causa di un’autostrada resa peggio di una statale dell’hinterland. Sembra la vigevanese in un normale giorno lavorativo. Una corsia di marcia da Sestri Levante ad Arquata Scrivia, continui cambi di carreggiata, uscite chiuse e preghi di non rimanere bloccato da qualche ingorgo o incidente, altrimenti altrochè rilassante fine settimana, un incubo. E questo non per qualche giorno, ma da inizio estate. Da far passare la voglia di andare al mare. E, se passa a me, che sono follemente innamorata della Liguria, figuriamoci a chi non ha questo legame viscerale. Le abbiamo provate tutte, anche le strade di montagna, piacevoli per carità, nonostante la nausea incipiente, ma il doppio del tempo per arrivare è un po’ troppo anche per noi. Torneremo, ovvio. Anche se è un po’ da Tafazzi e il nervoso sale ogni volta. Torneremo perchè siamo innamorati. Ma che fatica….