Letto vuoto

Mi manchi questa sera. Come tutte le sere in cui il lavoro ti porta lontano da me.

Mi mancano le nostre chiacchiere, sul divano, davanti alla tv.

Mi manca accoccolarmi vicino a te prima di dormire.

Mi manca il tuo profumo, la tua presenza.

Dovrei essere contenta di una serata con un uomo in meno tra i piedi, i figli sdraiati nei loro letti ad ascoltare musica e io libera di gestire il telecomando, senza te che fai zapping ogni secondo.

Eppure non lo sono affatto.

Non guardo la tv quando non ci sei.

Vado a letto presto con un buon libro, sperando che i personaggi mi tengano compagnia e con i loro discorsi riempiano il vuoto di questa stanza.

Mi manchi. Dopo una vita insieme e tante tue trasferte, non mi sono ancora abituata alla tua assenza. Perché viverti é, insieme ai nostri figli, il dono più grande che la vita mi ha fatto. E non voglio perdermi neanche un attimo. Neanche un bacio. Neanche un abbraccio.

Buona notte amore mio ❤️

Inadeguata

Mi sono sempre sentita inadeguata.

Ero brava a scuola, all’università, ma ero lontana dai canoni del ricercatore. Troppo estroversa, troppo chiacchierona, troppo diretta. Avevo la sensazione che non mi si prendesse mai sul serio, nonostante il mio 110 e lode e la mia preparazione. Sembrava che il tacco 12 non andasse d’accordo con il dizionario di greco insomma.

Ero carina e disponibile con le amiche. Ma non mi lasciavo mai andare nelle serate. Non ho mai amato perdere il controllo, trasgredire alle regole non mi è mai piaciuto. Avevo la sensazione di non piacere mai completamente agli altri, che comunque fossi sempre la più brava della classe, da tenere buona per copiare ma non troppo simpatica. Poi ci si è messa pure l’anoressia e ciao autostima.

Quindi, poco preparata per essere culturalmente accettabile a livello accademico e troppo preparata per andare bene alle persone che mi circondavano.

Inadeguata con ogni abito. Sopra le righe o sotto le righe. Mai sulla riga.

Ho trascorso una vita a sentirmi così.

E non crediate che non succeda ancora.

Più spesso di quanto pensate.

Per tutta la vita ho cercato di piacere agli altri e ho portato a casa un sacco di delusioni.

Poi ho capito che se volevo sopravvivere, avrei dovuto mutare prospettiva.

Essere ciò che sono.

Un po’ cultura, un po’ cazzeggio, un po’ tacco 12, un po’ scarpa da ginnastica, rigida ma non troppo, folle con il freno a mano tirato, femmina fuori maschiaccio dentro.

Non posso piacere a tutti.

Però posso piacere a me stessa.

E questo direi che é già un ottimo punto di partenza ❤️

Olio di gomito

Tutti nutrizionisti.

Tutti personal trainer.

Tutti con la formuletta magica segreta che promette di farvi diventare fighe in due mesi.

Tutti che hanno cambiato la loro vita in un attimo solo per aver scoperto la pillola magica (e non parlo di viagra, che magari quello a qualcuno ha davvero migliorato l’esistenza)

Che noia…ma voi ci credete ancora? Pensate davvero che se fosse così facile non saremmo tutte fighe come la Barbie?

Diffidate di chi non è professionista del settore.

Diffidate di chi si improvvisa in quattro e quattr’otto, solo perchè il settore tira e fa guadagnare.

Io non ho formule magiche nè beveroni.

Io so solo che per tenere un minimo di decenza devo farmi un mazzo tanto in palestra e mangiare bene, colazione, pranzo, cena e spuntini.

Che lo faccio da trent’anni e che comunque il fisico della Barbie non l’ho mai avuto.

Che non mi pesa, perchè ormai è il mio stile di vita, ma di sicuro non mi sparo aperitivi un giorno sì e l’altro anche.

Diffidate di chi promette vie semplici o formule innovative eccezionali.

Il fisico è una macchina che ha dei meccanismi perfetti dal tempo dell’homo sapiens. Studiate quelli, mangiate cibo vero, cucinate ciò che mangiate, muovetevi con criterio e fate tanto l’amore.

Il resto, scusate, sono solo palle.

Errare humanum est

Viviamo in una società che non ammette l’errore, il fallimento. Lo sbaglio viene registrato e memorizzato, grazie anche alla cultura dei social, in cui tutto viene sbandierato. E, spesso, non c’è spazio per una seconda possibilità.

Eppure l’errore è lo strumento più forte di crescita. Solo sbagliando, solo cadendo, possiamo superare i nostri limiti e creare qualche cosa di nuovo. L’errore è creatività, l’errore è stimolo, l’errore è banalmente umano.

Mille volte cadrete, mille volte vi rialzerete più forti. Purchè accettiate che siete fallibili e che lo sono anche gli altri, cosa che sembra inaccettabile ai più.

Il successo si ottiene sbagliando, non certo crogiolandosi nella propria presunta perfezione. Buttatevi e osate!

#errarehumanumest

Zavorre

Ti chiedono di aspettarli.

Perchè adesso hanno casini sul lavoro.

Perchè in famiglia è un periodo complesso.

Perchè non riescono a trovare davvero il tempo.

Precisano però che ci tengono a te.

Che, se potessero scegliere, trascorrerebbero con te ogni attimo.

Che è la vita a incasinare tutto.

Sono fidanzati, amanti, amici, collaboratori.

Quelli che ti tengono in un angolo per l’evenienza.

Quelli che non hanno il coraggio di dirti che non gli importa nulla di te.

Quelli che non chiudono mai perchè non si sa mai nella vita.

Ecco.

Questi vanno evitati come la peste.

Perchè le palle che ci raccontano sono zavorre alla nostra esistenza, che davvero non meritiamo di portarci dietro

Cappuccino e biglietto

Giornata uggiosa. Trafelata come sempre, ombrello, borsa che scoppia, entro in un caffè della splendida Piazza Ducale per bere un cappuccino, tra un colloquio e un altro con i professori dei miei figli. Mi siedo, tiro fuori agenda e blocco appunti, perché sono una di quelle che infila il lavoro in ogni quarto d’ora possibile, che solo se gioco d’incastri arrivo a fine giornata avendo concluso qualcosa. Arriva il cameriere, lo guardo, mi ricorda qualcuno, ma non so chi, ordino il mio cappuccino. Due minuti dopo ritorna, io ho già tappezzato il tavolino delle mie carte. Appoggia il piattino, mentre io tiro fuori il portafoglio per pagare. Lui mi ferma. “Lasci stare” mi dice, “offro io”. Al mio sguardo interrogativo, continua. “Lei non si ricorda, ma qualche anno fa mi ha pagato il biglietto del treno, altrimenti il controllore mi avrebbe fatto scendere, perché non avevo soldi con me”. Ecco chi era. Sarà stato tre anni fa. Stavo andando a Milano. E questo ragazzo lo avevo visto più volte in biblioteca. Mi era sembrato in buona fede. E quattro euro non mi cambiano la vita. Però mi hanno cambiato la giornata oggi. Mi sono sentita bene. Il sole dentro anche se fuori piove. Meno stanca. La gioia di aver aiutato qualcuno e che questo gesto sia rimasto come un segno positivo. Gli ho sorriso. “Adesso però lo fai sempre il biglietto, vero?” Che la bacchettona che è in me non poteva tacere. “Certo” mi ha risposto. Gli credo. Dare è sempre una gioia, soprattutto per chi dona. ❤️

Firemen

Negli Stati Uniti sono eroi nazionali. I firemen, i vigli del fuoco che abbiamo visto in azione sotto le torri gemelle e che sono protagonisti anche di pellicole cinematografiche. La gente li saluta per strada, qualcuno li avvicina e gli stringe la mano. Ma sono gli Stati Uniti. Lì i militari, i poliziotti, le forze dell’ordine sono oggetto di un rispetto che noi ci sogniamo. Ho visto con i miei occhi le persone avvicinarli e ringraziarli, in un giorno come tanti, solo per la divisa che portavano “thanks to serve”, grazie di prestare servizio, per noi, per la nostra sicurezza. Qui si lavora e talvolta si muore per uno stipendio da due lire. I vigli del fuoco professionisti sono pochi e i rischi tantissimi. Ci sono i volontari, sì, e meno male, che l’Italia è uno dei paesi in cui il volontariato ha un peso sociale maggiore, ma raramente ció viene riconosciuto. Tutto questo però oggi vale poco. Perché sono morti tre ragazzi, questo solo conta. In un modo tutto da chiarire, ma che suscita rabbia in tutti noi. Rabbia e silenzio. E soprattutto rispetto.

#vigilidelfuoco

Halloween

E arriva il giorno in cui i tuoi figli escono per andare alla festa di Halloween nella discoteca dove tu hai trascorso notti a ballare. Inspiegabilmente però non provi nè invidia per la gioventù che è un ricordo sbiadito, nè per l’uscita tra musica, limoni duri e qualche cocktail. (Che se si azzardano a berli sti cocktail, li sviluppo come sei deve…). No, no, niente rimpianti. Per la verità godo come un riccio che ad accompagnarli sia mio marito, mentre io leggo un libro sul mio divano. Unica trasgressione una coperta leopardata, che peraltro è per me la copertina di Linus ed è meno provocante di un pigiama di flanella. Ho finto un “se vuoi lì porto io” a cui per fortuna lui ha risposto con un “ci mancherebbe”. Eh, l’amore si vede anche da queste piccole cose. Al ritorno ci berremo un bicchiere di rosso e punteremo la sveglia per andarli a recuperare. Andarli…andrà lui, io terrò il letto caldo. Una volta gli avrei promesso follie al ritorno, ora so che neanche con una pianta intera di ginseng potrei farcela ad aspettarlo sveglia. Torneranno i pargoli, li bacerò, annuserò alito per sentire se hanno fatto i bravi e crollerò di nuovo nel letto. Se sarò fortunata, riprenderò anche lo stesso sogno. Perché ormai ho una certa. Ed è il loro tempo. A me lasciatemi una cenetta, un teatro o cinema, un bicchiere con chi amo. Il cubo ha fatto il suo tempo. E così sia 😉 🎃🌹