Letterina 2018

Caro Babbo Natale,

questa sera voglio parlarti di lui. Sì, lo so, è strano che non inizi la mia lettera con un “vorrei” seguito da una serie di richieste più o meno importanti per questo Natale. Ma quando mi sono seduta di fronte al foglio, con la penna in mano, il primo pensiero è stato lui. Perchè non c’è nulla al mondo che io desideri di più di chi amo. Voglio parlarti di lui non perchè sia speciale o abbia caratteristiche uniche. Non perchè sia talmente infatuata da non avere altro in testa. No. Voglio parlarti di lui perchè lui è la mia casa, il posto dove posso sempre essere me stessa, senza filtri. Sai quando torni a casa, ti spogli, metti ciabatte e pigiama, via trucco, via orologio, via tutto insomma? E poi ti siedi sul divano con una tisana calda e ti senti in pace con il mondo, nel tuo nido, al sicuro? Ecco. Quando sono con lui io sono così. Anche se non sono con lui, ma so che c’è. So che mi conosce la mattina appena sveglia, tutta accartocciata, il gambale del pigiama tirato su, i capelli arruffati, già chiacchierona, già rompiscatole. E la sera, quando mi addormento sul divano e lui mi chiama una, due, tre volte, vieni a letto, e io mi trascino in quel percorso divano-letto che è una delle prove più difficili della giornata. So che è con me quando sono triste per un’incomprensione, arrabbiata con il mondo per una delle mie battaglie contro i mulini a vento, delusa per un fallimento, felice per una vittoria inaspettata. Lui c’è. E, sai, Babbo Natale, noi discutiamo tanto. Da sempre. Perchè lui non molla e io ho la testa dura. Andiamo in profondità nelle situazioni, ci confrontiamo, urliamo, anzi io urlo più di lui, che a me piace fare tanto casino per nulla. Facciamo fuoco e fiamme e poi andiamo avanti. Nulla di sospeso, nulla di fraintendibile. Lui. Lui che mi ha tenuto la mano mentre mettevo al mondo i nostri figli, lui che mi ha abbracciato quando piangevo disperata, incapace di trovare un senso, lui che mi fa ridere tanto, tantissimo, con il suo umorismo sottile e intelligente. Ecco, Babbo Natale, stasera davanti all’albero ti ho raccontato il mio regalo, il più bello, insieme ai miei ragazzi, che la vita mi abbia mai fatto. E tu mi chiederai “Cosa ti posso portare allora per Natale?” Portami il suo sorriso e la sua gioia di stare con me. Tutto il resto, davvero, può attendere.

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Corinaldo

Sono mamma di due adolescenti. Due di quelli che ascoltano tanta musica, usano il cellulare per comunicare coi loro amici, parlano in uno slang che risulta non sempre comprensibile, iniziano a chiedere di uscire la sera. Insomma due come tanti, come ero io alla loro età, compresi brufoli, cotte, voglia di autoaffermazione. Per questo la tragedia di Corinaldo mi spaventa. Tanto. Perché hai voglia a dirgli di non bere e di stare lontani dalle droghe. Hai voglia a limitare le uscite il più possibile, discutere per gli orari, controllare le chat, cambiare organizzazione del lavoro per poterli seguire, osservare, cercare di carpire ogni segnale che possa essere problematico. Hai voglia impegnarti a dare loro il meglio, a fargli capire i valori, parlare, parlare e ancora parlare. Poi, in una notte d’inverno, dopo che ti hanno chiesto per mesi di andare a un concerto, hanno preso ottimi voti a scuola per meritarselo, hanno persino accettato che tu andassi con loro pur di ascoltare il loro rapper, e tu alla fine hai accettato, anche se il concerto è davvero tardi, anche se quel cantante non ti piace, anche se anche se. In fondo anche i tuoi genitori hanno fatto lo stesso con te. Ecco, in una notte così, succede un disastro. Per colpa di uno spray urticante sí. Ma soprattutto perché le regole in questo paese non sono rispettate. Perché siamo lo Stato dei furbi. Perché stipare ragazzi per guadagnare è una consuetudine. Perché la sicurezza viene vista come un obbligo da aggirare. Credo che tutti noi dobbiamo imparare a rispettare leggi e regole. Anche se non ci piace. Perché uno Stato si fonda su questo ed è imprescindibile per poter vivere bene. Non critichiamo solo, che in quello siamo bravissimi. Su le maniche e mettiamoci al lavoro per cambiare. Perchè si può e, soprattutto, si deve.

Libellula

Irrisolta. Irrequieta. Irriverente. Se dovessi scegliere un prefisso che mi definisce sarebbe ir-. Irriducibile anche. Sí, perché prima di mollare soccombo, e non è una qualità. Sempre alla ricerca di qualche cosa, mai paga, pronta a mettere tutto in discussione, soprattutto se stessa. Ironica, che ir qui non è un prefisso, ma l’autoironia mi salva tutte le volte che vorrei spaccare lo specchio, il computer, la testa di qualcuno. Razionale e irrazionale, incazzosa ma pronta a perdonare sempre e comunque, estroversa e incapace di mostrare il proprio cuore, muscolosa ma fragilissima, senza pelle. Una libellula con le ali forate, che sogna il cielo e si ritrova a zampettare nella palude.

Perdere l’amore

Non sottovalutate mai l’amore. È facile perderlo per errore di valutazione. E noi siamo bravissimi a comprendere il valore di chi amiamo solo quando non è più accanto a noi. Diamo per scontato i sentimenti, lasciamo che la routine ci trascini, allontaniamo chi ci vuole bene perché attratti da altro, distratti da una vita che sembra promettere come il paese dei balocchi e ci lascia poi con un pugno di mosche in mano. Tenetevi stretto chi avete imparato a conoscere come amore. La passione sfuma, l’amore no.

Non mollare mai

Nessuno vi regala niente. Ricordatevelo. Senza farne tragedie, ma ricordatevelo.

Per ottenere un risultato, si deve sudare.

Per arrivare alla meta, bisogna rinunciare a qualche cosa.

Per avere successo, si deve essere costanti e non mollare mai.

Per poter dire ce l’ho fatta, dovrete prima cadere, rialzarvi, cadere e ancora rialzarvi. Infinite volte.

Mette a fuoco il vostro obiettivo e datevi da fare. Ogni giorno. Senza aspettarvi nulla dagli altri. Mettendo in conto il fallimento. Ma credendo, fino in fondo, che arriverete dove volete.

Non mollate mai. Se non ce la farete, potrete dire di averci provato. E questo è già un grandissimo successo.

Fine di un amore

L’amore finisce. É un dato di fatto. Succede ed è inutile opporsi. Scivola dentro di te, dentro di voi. Si intrufola tra i vostri baci e i vostri abbracci. Una sensazione strana, anzi, una non sensazione. Dove prima erano brividi, batticuore, impazienza di toccare, sfiorare, respirare, ora è fastidio, noia, insofferenza. Accade il più delle volte senza un perché. Lo amavi alla follia. Hai fatto di tutto per lui. Hai messo tutto da parte e dedicato tutta te stessa a voi due. E ora non ne hai più voglia. Non sento più quella necessità che ti faceva trovare tempo anche quando non ne avevi, che ti faceva sorridere per un nonnulla, che era il senso ultimo di ogni cosa. Ti da fastidio come ti parla. Come ti bacia. Come ti sta accanto. Per un po’ provi a combattere contro questa sensazione, poi lasci che sia. E a questo punto devi dirglielo. Parlare per capire se si può ripartire, trovare un modo o lasciare che sia. L’amore finisce. Ebbene sí. E se capita a te, fattene una ragione. Non fartene una colpa. Cerca di farti meno male possibile e di non farne a lui. Di preservare i figli, se ce ne sono. Ma non nasconderti. Un giorno ti innamorerai di nuovo, forse ancora proprio di lui. Perché l’amore va e viene, il rispetto resta e la vita è una continua sorpresa, tutta da scoprire. Ora sei nel buio ma domani splenderà il sole. Ricordalo sempre.

Forte

Ci sono giorni in cui devi essere forte. Non per te stessa ma per gli altri. Anche se non ne hai voglia e cerchi solo un abbraccio in cui sentirti una bambina indifesa. Quei giorni in cui il mondo si accorge di te, che ha bisogno di te. Perché tu ascolti. Perché tu non giudichi mai. Perché tu offri soluzioni semplici. Perchè tu sorridi. Perché tu hai sempre tempo anche quando non ne hai. Perché in fondo non ti aspetti più nulla dagli altri e vivi come un regalo anche un caffè e due chiacchiere al bar. E in fondo sei felice di poter essere un riferimento. Una spalla su cui piangere. Una roccia a cui aggrapparsi. Anche se sei fatta di argilla e dentro ti sgretoli ogni giorno nei tuoi mille dubbi. Forte. Per necessità. Per scelta. Per voi, per me.

Chi sono io?

Davanti allo specchio. Struccata. Un po’ schifata. “Ma cosa cazzo sono io? Cosa ho combinato finora?” Le rughe, le occhiaie, i capelli spettinati. Il cuore e la mente in subbuglio. Le foto in Instagram e sulle riviste di chi sembra avere tutto. Sui giornali le parole di chi tiene le redini di economia e politica. In tv il sorriso di chi sembra saperne di più di te. E tu? La lotta contro la cellulite e contro i fantasmi di chi non è mai contento. La corsa senza fine come un criceto nella ruota. “Chi cazzo sei?”. Sono una mamma. E guarda che non é facile esserlo. Non si è madri solo perché si partorisce. I figli vanno cresciuti, capiti, educati, accuditi. E io sí, lo faccio. Sono una moglie. E non è facile neanche questo. Tenere duro quando le cose non funzionano. Far tornare i conti. Crescere con l’altro e accettare reciproci compromessi. Sono una figlia. E non sono male dai. Anche se mi sono sempre sentita la figlia imperfetta e forse non ho fatto ciò che i miei si aspettavano da me. Ma sono qui e loro lo sanno. Sono una donna. Che lavora. Che cucina, stira, fa i mestieri, tiene nota delle scadenze. Sono una donna cazzo. E faccio tanto, anche se non si vede. Anche se non sono patinata. Anche se invecchio e si vede. Cosa sono io? Io. Ed è tanto. Tantissimo. Io. Una donna. Come tante. Che a volte si perde, però poi si ritrova. E ritrovarsi è davvero bellissimo.

Non una di meno

I lividi che fanno più male sono quelli lasciati sul cuore. Perché non si rimarginano, perché ti fanno sentire stupida, perché frantumano i sentimenti di una vita. Lo hai amato fin dal primo sguardo e ti sei detta che avresti fatto di tutto per averlo. Ecco. Di tutto. Noi donne siamo così. Toste, testarde, sognatrici. Per un suo sorriso hai accettato la sua gelosia, il no alle uscite con le amiche, i rimproveri per una foto postata, i paletti sempre più stretti. Per un suo bacio hai smesso di andare in palestra, hai modificato orari di lavoro, hai accettato di cambiare la tua vita. Per amore, ti dicevi. Anche se ti andava stretto tutto questo. Anche se lui non faceva lo stesso. Anzi. Ricambiava vivendo come voleva. Se vuoi stare con me, adattati alle mie regole. Se no, quella è la porta. Questo non è amore. Ricordalo. Amore è libertà, gioia, essere sè stessi pienamente e condividere la vita. Perché la violenza non sono solo le botte. Violenza è ciò che limita la tua persona.

Violenza è il controllo sulla tua vita.

Violenza è la mancanza di rispetto, per la tua mente e il tuo corpo.

Scappa se ti senti soffocare da un amore. Perché l’amore fa respirare a pieni polmoni, non soffoca. Mai.

#nonunadimeno

#noallaviolenzafisicaepsicologica

#giornatacontrolaviolenzasulledonne

Sogno

Sogno un mondo in cui non ci sia più spazio per l’invidia. Quel sentimento tanto dannoso quanto inutile, che fa male sia a chi la prova sia a chi ne è l’oggetto. Un tarlo che limita la possibilità di fare, perché vengono sprecate tante energie nel guardare gli altri, nel trovare elementi da criticare, nel sminuire i successi. Energia che invece andrebbe sfruttata per crescere, migliorarsi, vivere.

Sogno un mondo in cui le donne siano alleate. È questa la nostra debolezza rispetto agli uomini. La mancanza di cameratismo, la voglia di tendere la mano, la capacità di essere davvero amiche. Capita, per carità, ma spesso siamo rivali, senza motivo, senza senso. E danneggiamo noi stesse.

Sogno un mondo fatto di persone corrette, che fanno il loro dovere, che non vivono di compromessi. Ci saranno sempre gli scorretti, lo so. Ma nel mondo dei miei sogni sono pochi e non sono loro a mescolare le carte nel mazzo della società.

Sogno un mondo di anime trasparenti, che mostrino chi sono, perché la falsità sta alterando troppe relazioni.

Sogno un mondo in cui regni l’autoironia, la capacità di mettersi in discussione, la voglia di sorridere.

Lo sogno. Lo voglio. Insieme, lo avremo.